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Inneggiano alle stragi sui social, dieci denunciati per apologia di terrorismo

Hanno scritto sui social pensando di parlare ad amici e parenti, magari a chi la pensava come loro. Invece quei messaggi sono stati letti dagli investigatori, coordinati dai magistrati del pool antiterrorismo. La rete viene costantemente passata al setaccio (esistono programmi in grado di scovare agevolmente una serie di parole chiave), e tutti coloro che scrivono frasi riconducibili al terrorismo, in particolare quello di matrice islamica, vengono scovati, attenzioni, denunciati ed entrano in una rosa di potenziali sospetti. È successo anche a seguito dell’attentati di Nizza quando gli investigatori hanno trovato una decina di profili sui social (in particolare, ma non solo Facebook) in cui i titolari inneggiavano agli atti di violenza, agli omicidi o hanno scritto “Viva l’Isis”.
Anche se i profili vengono registrati con nomi falsi, gli investigatori riescono comune a risalire, ad esempio dall’indirizzo ip, al titolare della linea. Ora i dieci che a Genova “tifano” Isis finiranno nei guai, saranno denunciati per apologia di terrorismo. La denuncia parie anche per un semplice like o se le frasi vengono scritte nei commenti.

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