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Ericsson, 131 esuberi: Silvia Salis convoca sindacati e azienda. «Genova non può permettersi questa ferita»

La sindaca ripercorre vent’anni di ridimensionamenti: dagli oltre 1.100 lavoratori dell’epoca Marconi ai 373 attuali. Domani il confronto con le organizzazioni sindacali e i vertici del gruppo

L’annuncio dei 131 esuberi alla sede genovese di Ericsson ha riacceso la mobilitazione dei lavoratori e spinto le istituzioni a chiedere un confronto immediato con l’azienda. La sindaca Silvia Salis ha annunciato un incontro con tutte le organizzazioni sindacali e, successivamente, con i vertici del gruppo, per verificare quali margini di intervento siano ancora possibili.

«L’annuncio dei 131 esuberi ci ha colto tutti di sorpresa, ma purtroppo non è il primo episodio di questa storia: è l’ultimo di una lunga serie», ha dichiarato Silvia Salis, esprimendo solidarietà ai lavoratori, alle lavoratrici e alle loro famiglie, alle prese con una nuova e pesante incertezza sul futuro.

La sindaca ha ripercorso la storia del sito genovese, partendo dal 2006, quando Ericsson acquisì Marconi. All’epoca nella sede lavoravano circa 1.100 persone, ma già l’anno successivo iniziarono i primi esuberi. Nel 2012, con il trasferimento sulla collina degli Erzelli, gli addetti erano scesi a circa 900.

Tra il 2012 e il 2024, ha ricordato Salis, sono state avviate 25 procedure di licenziamento e 519 lavoratrici e lavoratori hanno lasciato progressivamente l’azienda attraverso uscite incentivate o percorsi alternativi. A queste si sono aggiunti gli otto ingegneri coinvolti nell’ultima procedura, portando a 527 il numero complessivo delle persone uscite in dodici anni.

Il ridimensionamento ha trasformato radicalmente la sede genovese, passata da 900 a 373 dipendenti e da sette piani occupati a soltanto due. «Anche visivamente è una situazione che colpisce e rappresenta una ferita per la città», ha sottolineato la sindaca.

La nuova procedura riguarda 131 lavoratori e interessa in particolare i settori della ricerca e sviluppo, con la prospettiva della chiusura del reparto dedicato alle tecnologie ottiche e il coinvolgimento di altre attività legate alle reti avanzate. Per Silvia Salis, il rischio è quello di perdere competenze difficili da ricostruire e di indebolire ulteriormente il polo tecnologico degli Erzelli.

«Ericsson è una multinazionale e il Comune ha una capacità d’intervento limitata, ma Comune, Regione e Governo possono e devono far presente che l’impoverimento di centinaia di lavoratrici e lavoratori è una ferita che Genova, anche considerando l’età media della sua popolazione, non può permettersi», ha affermato.

Il confronto con l’azienda servirà a capire se esistano alternative ai licenziamenti e quali strumenti possano essere attivati per tutelare l’occupazione. «Non siamo gli attori principali della trattativa e non vogliamo prenderci meriti o responsabilità che non ci appartengono, ma dobbiamo fare la nostra parte», ha spiegato Silvia Salis, ringraziando il Consiglio comunale per la posizione unitaria assunta sulla vertenza.

La sindaca ha infine lanciato un messaggio alle lavoratrici e ai lavoratori: «Questa città è al loro fianco. Non possiamo accettare che le multinazionali arrivino, utilizzino ciò che il territorio offre e poi, quando ritengono che non serva più, lascino le persone a casa. Da Genova ci sarà sempre sostegno a chi chiede soltanto la dignità del lavoro».


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