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Rider, caldo e reddito: il Comune escluso dal protocollo prefettizio

L’assessore Emilio Robotti risponde all’interrogazione di Lorenzo Garzarelli: «Non possiamo garantire direttamente la copertura economica per le ore non lavorate. Abbiamo cercato di tenere insieme due principi irrinunciabili: il diritto alla salute e il diritto a un’esistenza dignitosa. L’obiettivo non può essere scegliere tra lavoro e salute, ma garantire entrambi»

Il Comune di Genova non è stato coinvolto, insieme alle associazioni datoriali e alle organizzazioni sindacali, nella stesura dell’aggiornamento del protocollo prefettizio sulla gestione dello stress termico dei lavoratori. Il documento, entrato in vigore alla fine di giugno, stabilisce misure per tutelare chi svolge attività esposte alle alte temperature.

La questione è stata sollevata in Consiglio comunale da Lorenzo Garzarelli, Avs, con un’interrogazione dedicata al conflitto tra la tutela della salute dei rider e la necessità di mantenere la continuità del reddito quando il lavoro viene ridotto o sospeso nelle ore più calde.

«Scriveva Antonio Gramsci: “Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri”. Il lavoro sulle piattaforme digitali e il cambiamento climatico rappresentano perfettamente questo chiaroscuro: modelli economici e tecnologie nuove, ma tutele ancora insufficienti rispetto alle sfide del presente», ha dichiarato Emilio Robotti.

Secondo l’assessore, i rider sono tra i lavoratori maggiormente esposti alle ondate di calore, perché trascorrono molte ore all’aperto e spesso operano nelle fasce più critiche della giornata. Per questo la giunta comunale ha approvato una delibera con alcune misure di prevenzione: informazione sui rischi legati alle temperature elevate, accesso all’acqua, possibilità di sostare in luoghi freschi, organizzazione delle pause e adozione delle precauzioni necessarie durante i periodi di caldo estremo.

«Invitare un rider a non lavorare nelle ore più calde senza affrontare il tema della continuità del reddito significa porre un problema reale. Noi non lo neghiamo, anzi lo riconosciamo pienamente», ha sottolineato Robotti.

Il Comune, però, non dispone degli strumenti per garantire direttamente un sostegno economico ai lavoratori per le ore non effettuate. «Questa è una sfida che riguarda il legislatore nazionale, il sistema previdenziale, la contrattazione e le stesse piattaforme digitali», ha spiegato l’assessore, secondo il quale l’aumento delle temperature renderà necessario costruire meccanismi capaci di proteggere contemporaneamente salute e reddito.

Palazzo Tursi ha annunciato di voler proseguire il confronto con sindacati e aziende del settore e di voler potenziare le cosiddette "case dei rider", affinché possano offrire acqua, punti di ristoro, spazi freschi e luoghi di sosta durante le giornate più difficili.

«Il settore è particolarmente complesso e alcune piattaforme sono state oggetto di attenzione da parte della magistratura e delle autorità competenti per le condizioni di lavoro. Le soluzioni strutturali, quindi, non possono essere trovate da un Comune da solo», ha aggiunto Emilio Robotti.

L’assessore ha infine difeso la scelta di una delibera non vincolante, contestata nell’interrogazione, sostenendo che provvedimenti più rigidi adottati altrove abbiano talvolta prodotto la sospensione dell’attività senza garantire il reddito. «Abbiamo cercato di tenere insieme due principi irrinunciabili: il diritto alla salute e il diritto a un’esistenza dignitosa. L’obiettivo non può essere scegliere tra lavoro e salute, ma garantire entrambi».


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