Ericsson, 131 licenziamenti: i lavoratori bloccano piazza Dante. I consiglieri di Comune e Regione chiedono all’azienda svedese il ritiro della decisione all’azienda svedese

Mobilitazione a Genova contro la procedura annunciata per la sede degli Erzelli. Le istituzioni chiedono un tavolo urgente con azienda e sindacati e il ritiro dei licenziamenti

I lavoratori Ericsson sono tornati in piazza questa mattina contro la procedura di licenziamento collettivo che coinvolge 131 persone della sede genovese. Nel pomeriggio, intorno alle 15, la protesta ha portato al blocco temporaneo di piazza Dante. Il presidente della Regione Marco Bucci ha incontrato i dipendenti dell’azienda.

Mentre proseguiva la mobilitazione, il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno sottoscritto da tutti i capigruppo. Il documento impegna la sindaca e la giunta a chiedere alla proprietà e alla dirigenza Ericsson la sospensione o la revoca della procedura e ad attivare con urgenza un confronto con azienda, organizzazioni sindacali e istituzioni.
L’atto chiede anche l’apertura di un tavolo presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con l’obiettivo di salvaguardare integralmente i livelli occupazionali e individuare ogni soluzione utile per i lavoratori coinvolti. Il Comune dovrà inoltre coordinarsi con la Regione Liguria per riattivare gli strumenti di sostegno al reddito e valutare il rilancio del tavolo territoriale istituito nel 2017, con la partecipazione di istituzioni e parti datoriali.
L’ordine del giorno ricorda che Ericsson è presente in Italia dal 1978 e che i suoi centri di ricerca e sviluppo hanno prodotto oltre 750 brevetti negli ultimi vent’anni. Il polo genovese, trasferito sulla collina degli Erzelli nel 2012, è passato dai circa 900 dipendenti iniziali agli attuali 373. La nuova procedura rischia di cancellare una parte consistente delle competenze presenti nella sede, con la chiusura del reparto di ricerca e sviluppo nel settore ottico e il coinvolgimento di un’altra area impegnata nelle tecnologie di rete avanzate.
Il Consiglio comunale sottolinea anche il possibile impatto della decisione sul patrimonio produttivo e tecnologico della città e dell’intera Liguria. La perdita di 131 posti di lavoro altamente qualificati, secondo il documento, colpirebbe non soltanto le famiglie direttamente interessate, ma anche le prospettive del polo tecnologico degli Erzelli e la capacità del territorio di attrarre nuove attività ad alto contenuto di innovazione.
Un ordine del giorno analogo è stato approvato all’unanimità anche dal Consiglio regionale. Il documento, presentato da Giovanni Battista Pastorino e sottoscritto da tutti i gruppi, impegna la giunta regionale ad attivarsi con azienda, sindacati e Governo per scongiurare i licenziamenti.
La Regione intende mettere a disposizione strumenti per la formazione, le politiche del lavoro, la ricerca e l’innovazione, prevedendo anche nei propri bandi clausole capaci di favorire la ricollocazione del personale eventualmente considerato in esubero. È inoltre prevista la convocazione urgente di un tavolo territoriale di crisi insieme a Confindustria e Comune di Genova, con l’obiettivo di favorire l’inserimento delle professionalità Ericsson in altre aziende liguri.
«Chiederò già nelle prossime ore un incontro con l’azienda per raccogliere tutte le informazioni possibili e capire se ci sono margini di composizione», ha dichiarato l’assessore regionale alle Relazioni sindacali Paolo Ripamonti. «Quanto comunicato da Ericsson è inaccettabile: se gli esuberi fossero confermati, l’impatto sull’occupazione genovese sarebbe fortemente negativo».
Paolo Ripamonti ha aggiunto che la Regione ha già avviato il confronto con i sindacati e intende coinvolgere rapidamente anche il Comune e le associazioni datoriali. «I lavoratori Ericsson sono professionisti altamente specializzati, figure che Genova e la Liguria non possono permettersi di perdere», ha sottolineato.
Per l’assessore, la votazione unanime del Consiglio regionale rappresenta un segnale importante. «La tutela del lavoro e il mantenimento dei livelli occupazionali devono essere un impegno condiviso», ha concluso.
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