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Pertini, Vaccarezza lascia l’Aula durante il voto: le opposizioni denunciano uno sfregio istituzionale

Il Consiglio regionale approva all’unanimità 30 mila euro per celebrare i 130 anni dalla nascita del Presidente partigiano, ma l’uscita del consigliere di Forza Italia durante la discussione provoca una dura condanna politica e la richiesta di dimissioni. Si riaccendono le polemiche sul rapporto con la memoria antifascista e sulle ripetute partecipazioni a commemorazioni dedicate ai caduti della Repubblica sociale italiana

Alla fine il voto è stato unanime, ma prima dell’approvazione il nome di Sandro Pertini ha provocato uno scontro durissimo nell’aula del Consiglio regionale che porta proprio il suo nome. La Regione Liguria destinerà 30 mila euro alle iniziative per il 130esimo anniversario della nascita del Presidente partigiano, grazie a un emendamento presentato dalla consigliera Carola Baruzzo del Partito Democratico. A incendiare la seduta è stata però la decisione di Angelo Vaccarezza, consigliere di Forza Italia e componente dell’Ufficio di presidenza, di lasciare il proprio posto all’inizio della discussione per non prendere parte alla votazione.

L’emendamento impegna la Giunta regionale a sostenere e promuovere eventi dedicati alla figura di Sandro Pertini, nato a Stella nel 1896 e diventato uno dei simboli più riconoscibili della storia repubblicana italiana. Nel testo vengono ricordati il suo ruolo nella Resistenza e nella lotta antifascista, la partecipazione all’Assemblea costituente, la presidenza della Camera dei deputati e l’elezione a settimo Presidente della Repubblica.

Il finanziamento ha raccolto il consenso di tutte le forze politiche presenti al momento del voto. Prima di arrivare all’approvazione, tuttavia, l’uscita di Angelo Vaccarezza ha trasformato il confronto sul programma delle celebrazioni in una questione politica e istituzionale. La circostanza è stata considerata ancora più grave dalle opposizioni perché la scena si è consumata nell’aula di via Fieschi intitolata allo stesso Sandro Pertini.

Dai banchi della minoranza sono intervenuti consiglieri di tutti i gruppi. Hanno preso la parola Selena Candia e Jan Casella di Alleanza Verdi e Sinistra, Davide Natale, Katia Piccardo, Andrea Orlando, Federico Romeo, Enrico Ioculano, Armando Sanna, Carola Baruzzo, Roberto Arboscello e Simone D’Angelo del Pd, Stefano Giordano del Movimento 5 Stelle e Giovanni Battista Pastorino della Lista Orlando Presidente.

La reazione è stata immediata. Le opposizioni hanno definito il comportamento di Angelo Vaccarezza uno “sfregio” alla memoria del Presidente e alla stessa aula consiliare. Secondo i gruppi di minoranza, sottrarsi alla discussione e al voto su un’iniziativa dedicata a Sandro Pertini non può essere considerato un gesto neutro, soprattutto quando a compierlo è un esponente che ricopre un ruolo nell’organizzazione istituzionale dell’Assemblea.

La protesta si è trasformata rapidamente in una richiesta di dimissioni. Partito Democratico, Avs, M5S e Lista Orlando Presidente hanno sostenuto che il comportamento del consigliere di Forza Italia sia incompatibile con il ruolo di segretario dell’Aula. Per la minoranza, la memoria di Sandro Pertini non può essere sottoposta a convenienze tattiche né ridotta a una contrapposizione tra schieramenti.

«Evitare la discussione e il voto su un emendamento che chiedeva di sostenere la memoria di Pertini è incomprensibile, soprattutto in un’aula che porta il suo nome», hanno dichiarato i gruppi di opposizione. Nel loro intervento hanno richiamato l’integrità morale, la sobrietà e il legame con i valori costituzionali attribuiti all’ex capo dello Stato, insistendo sul carattere nazionale e non di parte della sua eredità politica.

La figura di Sandro Pertini, hanno aggiunto, appartiene alla storia della Repubblica e non può essere sacrificata a una disputa interna. Da qui l’accusa rivolta ad Angelo Vaccarezza di avere trasformato un momento celebrativo in un caso politico e la richiesta che lasci l’incarico ricoperto nell’Ufficio di presidenza.

A rompere il silenzio dai banchi della maggioranza è stato Alessandro Bozzano di Noi Moderati, che ha espresso un sostegno netto all’emendamento. Il consigliere ha definito Sandro Pertini un motivo di orgoglio per la Liguria e un simbolo di libertà, coraggio, coerenza e impegno civile per l’intero Paese.

Secondo Bozzano, la scelta di finanziare le iniziative per il 130esimo anniversario rappresenta un atto dovuto verso una personalità capace di unire gli italiani con il proprio esempio e la propria autorevolezza. «La sua figura e quello che rappresenta non dovrebbero dividere, ma unire tutte le forze politiche», ha affermato, aggiungendo che chi non si riconosce in quei valori rischia di non averne compreso il significato.

Il via libera definitivo ha ricomposto almeno formalmente l’Aula. Con 30 mila euro, la Regione potrà sostenere incontri, iniziative pubbliche e appuntamenti dedicati alla vita politica e civile di Sandro Pertini. La proposta di Carola Baruzzo è passata senza voti contrari, confermando un consenso trasversale sulla necessità di conservare e trasmettere la memoria dell’ex Presidente della Repubblica.


Vaccarezza e la memoria del fascismo: dalle commemorazioni dei repubblichini all’uscita durante il dibattito su Pertini

Nel tempo il consigliere di Forza Italia è stato protagonista di ripetute iniziative e polemiche legate alla Repubblica sociale italiana, alle celebrazioni antifasciste e ad ambienti della destra radicale. La continuità di alcune sue scelte pubbliche spiega la gravità politica attribuita all’abbandono dell’Aula intitolata al Presidente partigiano.

L’uscita di Angelo Vaccarezza dall’aula del Consiglio regionale durante la discussione sui fondi destinati alle celebrazioni per i 130 anni dalla nascita di Sandro Pertini non rappresenta un episodio isolato. Letta alla luce delle iniziative pubbliche e delle polemiche che hanno accompagnato la sua attività politica, la scelta si inserisce in un rapporto controverso e ormai consolidato con la memoria della Resistenza, della Repubblica sociale italiana e del fascismo.

È necessario distinguere i fatti dalle qualificazioni politiche. Angelo Vaccarezza milita in Forza Italia, la formazione che nella coalizione rappresenta la parte più centrista e non risulta appartenere formalmente a organizzazioni neofasciste o di estrema destra. Sarebbe quindi improprio attribuirgli quell’etichetta come dato oggettivo. È però documentata la sua partecipazione a commemorazioni dedicate ai caduti della Repubblica sociale italiana, alcune delle quali svolte alla presenza di militanti di movimenti indicati dalle cronache e dall’Anpi come appartenenti alla destra radicale o neofascista.

Il caso più recente e politicamente rilevante risale al luglio 2024, quando Angelo Vaccarezza partecipò, indossando la fascia istituzionale della Regione Liguria, alla commemorazione sul monte Manfrei, nel Savonese, dedicata a militari repubblichini che, secondo una narrazione contestata dagli studiosi, sarebbero stati uccisi dai partigiani dopo la Liberazione. Insomma, per gli storici è un falso. L’Anpi denunciò l’uso della fascia regionale per onorare uomini schierati con Benito Mussolini, sottolineando inoltre che la presunta strage di circa duecento repubblichini non trova conferma nelle ricostruzioni storiche citate dalla stessa associazione. In quell’occasione, con Vaccarezza erano personaggi politici oggi confluiti in Futuro Nazionale.

La polemica non riguardò dunque la pietà individuale per i morti, ma il significato istituzionale dell’iniziativa. La presenza di un rappresentante regionale con la fascia ufficiale trasformò una commemorazione privata in un gesto politico compiuto a nome, o almeno sotto i simboli, dell’ente pubblico. Le critiche arrivarono dall’Anpi e da esponenti del centrosinistra, che accusarono Angelo Vaccarezza di accreditare una lettura revisionista della guerra di Liberazione e di utilizzare l’istituzione regionale per legittimare la memoria dei combattenti della Repubblica sociale italiana.

Quella del Manfrei non era la prima partecipazione del consigliere a cerimonie di questo tipo. Nel 2018 Angelo Vaccarezza prese parte a Staglieno a una commemorazione dei caduti della Repubblica sociale italiana. All’iniziativa erano presenti anche militanti di Lealtà Azione, movimento descritto nelle cronache come appartenente all’ultradestra e legato a riferimenti ideologici fascisti. La cerimonia si svolse pochi giorni dopo il 25 aprile e provocò una dura protesta dell’Anpi.

La presenza di Angelo Vaccarezza alle commemorazioni di Staglieno risulta citata anche negli anni successivi. Nel 2019 partecipò ancora a una cerimonia per i caduti della Repubblica sociale italiana insieme a rappresentanti istituzionali e associazioni legate alla memoria dei repubblichini. Nel 2023 la vicenda tornò al centro del dibattito politico quando, durante lo scontro sul cosiddetto “sacrario fascista” del cimitero genovese, venne ricordata la partecipazione sua e di altri amministratori a iniziative organizzate da Lealtà Azione.

Un altro episodio risale al dicembre 2017, quando a Savona si fermò al gazebo di CasaPound per ritirare un volantino mentre nella stessa zona era in corso una mobilitazione antifascista. Il gesto provocò cori di contestazione nei suoi confronti. Fermarsi a un banchetto non dimostra di per sé un’adesione politica, ma l’episodio viene richiamato perché si aggiunge a una serie di frequentazioni pubbliche e iniziative che lo hanno collocato ripetutamente al centro di controversie riguardanti organizzazioni della destra radicale.

Anche il rapporto di Angelo Vaccarezza con il 25 aprile è stato spesso conflittuale. Nel 2016 il suo nome comparve nelle polemiche per le celebrazioni di Altare, dove esponenti del Partito Democratico denunciarono atteggiamenti revisionisti e contestarono al consigliere di non aver preso le distanze da alcune posizioni espresse durante la manifestazione. Nel 2023, durante una seduta del Consiglio regionale dedicata alla Liberazione, il dibattito si concentrò ancora sulla sua interpretazione del carattere unitario o “di parte” del 25 aprile.

Nel 2025, dopo che un’aggressione inizialmente descritta come fascista era stata smentita dagli accertamenti, Angelo Vaccarezza intervenne duramente contro chi aveva attribuito una matrice politica all’episodio e chiese all’opposizione di condannare anche i fischi rivolti alle autorità durante le celebrazioni del 25 aprile. La posizione, in quel caso, non può essere definita estremista: rientrava in una polemica sulla strumentalizzazione politica di un fatto di cronaca. Mostra però ancora una volta come il consigliere abbia costruito una parte significativa della propria comunicazione contrapponendosi alle organizzazioni antifasciste e alle letture della Resistenza sostenute dalla sinistra.

Il filo che collega questi episodi non è quindi una dichiarata adesione al fascismo, della quale non emergono prove nelle fonti consultate, ma la reiterata disponibilità a presenziare a commemorazioni dei repubblichini, anche con simboli istituzionali, a condividere spazi con ambienti della destra radicale e a contestare il modo in cui l’antifascismo viene rappresentato nelle cerimonie pubbliche.

In questo quadro assume un peso particolare la scelta di lasciare l’Aula mentre veniva discusso un emendamento per ricordare Sandro Pertini. Non soltanto perché il finanziamento era dedicato a un Presidente della Repubblica nato in Liguria, ma perché Pertini fu perseguitato dal fascismo, condannato al confino, protagonista della Resistenza e tra i dirigenti dell’insurrezione che portò alla Liberazione. Abbandonare la discussione proprio nell’aula regionale intitolata a lui, dopo anni di partecipazione a cerimonie per i combattenti della Repubblica sociale italiana, rende difficile interpretare il gesto come una semplice assenza procedurale o una scelta priva di significato politico.

Il dato più significativo sta nel contrasto. Quando si è trattato di commemorare i repubblichini, Angelo Vaccarezza ha partecipato personalmente, in alcuni casi indossando la fascia della Regione. Quando il Consiglio ha discusso di finanziare il ricordo di Sandro Pertini, Presidente partigiano e simbolo dell’antifascismo costituzionale, ha scelto di non restare al proprio posto.

È questa successione di comportamenti, più di qualsiasi etichetta, a spiegare la reazione delle opposizioni. La richiesta di dimissioni dal ruolo di segretario dell’Aula nasce dalla convinzione che chi rappresenta un’istituzione democratica debba riconoscersi senza ambiguità nei valori sui quali quella stessa istituzione è fondata. L’unanimità raggiunta successivamente sul finanziamento non cancella il gesto né il suo significato, reso più evidente da una storia politica segnata da ripetute concessioni alla memoria pubblica della Repubblica sociale italiana.

Lo scontro su Angelo Vaccarezza, però, resta aperto. L’unanimità finale non ha cancellato il gesto iniziale né le parole pronunciate durante la seduta. La celebrazione dei 130 anni dalla nascita di Sandro Pertini partirà dunque con un finanziamento condiviso da tutto il Consiglio, ma anche con una frattura politica che le opposizioni intendono portare avanti fino alla richiesta formale di dimissioni.


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