Cultura - 

Luca Giordano torna a splendere a Palazzo Reale: restaurate le grandi tele barocche della Sala del Trono

Giovedì 14 maggio alle 17 incontro con i restauratori Anna Parma e Luigi Parma per raccontare il recupero di “Lotta tra Perseo e Fineo” e “Clorinda salva Olindo e Sofronia dal rogo”, due capolavori di fine Seicento restituiti alla loro luminosità originaria

Due grandi tele barocche tornano a dominare la Sala del Trono di Palazzo Reale dopo un lungo e delicato restauro. Giovedì 14 maggio alle 17 i Musei Nazionali di Genova organizzano l’incontro “Restaurando Luca Giordano”, dedicato agli interventi eseguiti su “Lotta tra Perseo e Fineo” e “Clorinda salva Olindo e Sofronia dal rogo”, capolavori di fine Seicento di Luca Giordano conservati in uno degli ambienti più rappresentativi del palazzo. A raccontare il lavoro saranno direttamente i restauratori Anna Parma e Luigi Parma, introdotti da Anna Manzitti e Luca Leoncini, conservatrice delle collezioni e direttore di Palazzo Reale.

Le due opere, oggi nuovamente visibili nella loro forza scenografica, erano talmente legate alla sala da averle dato il nome: l’ambiente era infatti conosciuto come “Sala del Giordano” e rappresentava una tappa importante per i viaggiatori del Grand Tour. Dopo il restauro, i dipinti hanno recuperato luminosità, profondità cromatica e accordi tonali che nel tempo erano stati alterati da vecchie vernici, ingiallimenti, cadute di colore e interventi conservativi non più adeguati.

Il restauro è stato eseguito tra il 2024 e il 2026 dal laboratorio di Luigi Parma a Milano e ha permesso non solo di intervenire sulle superfici pittoriche, ma anche di comprendere meglio la storia materiale delle due tele. I dipinti sono realizzati su una tela fitta e sottile, con una preparazione di gesso e colla in parte colorata. L’indagine ravvicinata ha confermato il tratto rapido ma controllato di Luca Giordano, pittore capace di coniugare velocità esecutiva e precisione compositiva. In “Lotta tra Perseo e Fineo” è emersa anche una testa d’uomo poi cancellata, un “pentimento” dell’artista durante la lavorazione.

Gli interventi hanno chiarito anche un passaggio successivo alla realizzazione delle opere. Entrambe le tele furono ampliate nei primi decenni del Settecento sotto la regia del pittore Domenico Parodi, per adattarle alle cornici a stucco della sala. Non si trattò soltanto di un ingrandimento tecnico: in alcuni casi furono inseriti nuovi elementi iconografici. In “Clorinda salva Olindo e Sofronia dal rogo”, per esempio, l’ampliamento portò ad aggiungere l’antefatto della vicenda, modificando la lettura complessiva della scena.

Uno dei nodi più complessi riguardava le conseguenze di un precedente intervento effettuato negli anni Cinquanta, quando una rifoderatura aveva provocato raggrinzimenti in alcune parti della tela e del colore. Il restauro appena concluso ha consentito di rimuovere lo strato di colla forte risalente a quell’operazione e di sostituire la vecchia tela di supporto con un tessuto sintetico non sensibile all’umidità. Le superfici sono state liberate dalle alterazioni, la pittura ingiallita è stata rimossa e le piccole cadute di colore sono state integrate, restituendo ai dipinti una leggibilità molto più vicina a quella originaria.

Il recupero delle due opere nasce da una collaborazione tra pubblico e privato. Il restauro di “Lotta tra Perseo e Fineo” rientra nella ventesima edizione di “Restituzioni”, il programma biennale di Intesa Sanpaolo dedicato alla salvaguardia del patrimonio artistico. Quello di “Clorinda salva Olindo e Sofronia dal rogo” è stato invece possibile grazie al contributo della Fondazione Passadore 1888 E.F., in sinergia con il Ministero della Cultura.

L’incontro del 14 maggio offrirà quindi al pubblico non una semplice presentazione, ma il racconto di un percorso tecnico, storico e artistico complesso. Attraverso la voce di Anna Parma, Luigi Parma, Luca Leoncini e Anna Manzitti, i visitatori potranno conoscere le fasi del restauro, le scoperte emerse durante il lavoro e il valore di queste tele nella storia del collezionismo genovese, dai Grillo ai Balbi fino ai Durazzo.

I due dipinti non raccontano soltanto il talento di Luca Giordano, ma anche il ruolo di Genova nella circolazione europea dell’arte barocca e nella costruzione delle grandi raccolte aristocratiche. Restituiti alla loro luce, tornano oggi a mostrare quella “sprezzatura” pittorica e quella potenza teatrale che nel Settecento li resero opere ammirate dai viaggiatori e che oggi li confermano come uno dei nuclei più preziosi di Palazzo Reale.


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