Cultura - 

L’icona del XII secolo rubata quarant’anni fa torna alla Chiesa genovese: recuperati dai carabinieri tre beni d’arte sacra trafugati

Restituiti all’Arcidiocesi di Genova, oltre a un’icona mariana del Santuario di Santa Maria del Garbo, un antico bacile di San Benedetto al Porto e due frammenti di un dipinto di Jacopo Cestaro. Dal 21 maggio saranno esposti al Museo Diocesano

Tre beni d’arte sacra trafugati, dispersi per anni e recuperati grazie alle indagini tornano all’Arcidiocesi di Genova. La restituzione è avvenuta questa mattina da parte del Comando carabinieri per la tutela del patrimonio culturale e riguarda opere molto diverse tra loro, accomunate da una lunga storia di sottrazione, ricerca e riconoscimento: una piccola icona mariana proveniente dal Santuario di Santa Maria del Garbo in Valpolcevera, un antico bacile di metallo della chiesa di San Benedetto al Porto e due frammenti del dipinto “L’Apparizione della Vergine a San Giuseppe Calasanzio”, realizzato dal pittore napoletano Jacopo Cestaro per la chiesa di Nostra Signora delle Scuole Pie e dell’Angelo Custode.

Il recupero più carico di significato devozionale è quello dell’icona mariana del Santuario di Santa Maria del Garbo. Si tratta di una piccola effigie racchiusa in un contenitore in metallo dorato, oggetto di preghiera e devozione popolare, rubata dal santuario circa quarant’anni fa e ritrovata nel 2023 dal Nucleo carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. L’immagine raffigura Maria seduta in trono mentre presenta il Bambino e, secondo gli studi condotti dal professor Clario Di Fabio sulla base di immagini storiche e di repertorio, è stata collocata al XII secolo.

La storia dell’icona si intreccia con l’origine stessa del Santuario di Santa Maria del Garbo. La tradizione racconta che l’immagine venne trovata all’interno della cavità di un albero, il “garbu” in genovese. Ai miracoli attribuiti a quell’effigie sarebbe poi legata l’edificazione del santuario, a metà del XIV secolo. Dopo il furto, la scomparsa dell’icona aveva lasciato una ferita nella comunità e nel patrimonio religioso della Valpolcevera. Il recupero è arrivato al termine di indagini svolte con particolare riservatezza, come accade nei casi che riguardano beni sottratti e poi riemersi dopo decenni. Al dissequestro dell’opera ha contribuito anche l’Ufficio legale dell’Arcidiocesi di Genova, coordinato dall’avvocata Laura Olivieri.

Gli altri beni restituiti raccontano un’altra forma di dispersione del patrimonio artistico: quella delle opere smembrate per essere immesse più facilmente sul mercato antiquariale. È il caso del dipinto di Jacopo Cestaro, “L’Apparizione della Vergine a San Giuseppe Calasanzio”, realizzato per la chiesa di Nostra Signora delle Scuole Pie e dell’Angelo Custode, fondata dagli Scolopi. Dell’opera sono stati recuperati due frammenti: uno con “Testine di angeli” e uno più grande con l’”Apparizione della Madonna con il Bambino”. Al momento del furto, il dipinto era stato tagliato in più parti, una pratica purtroppo frequente nei traffici illeciti d’arte perché consente di occultare l’origine dell’opera e renderne più semplice la vendita separata.

Il terzo bene restituito è un grande bacile di bronzo proveniente dalla chiesa di San Benedetto al Porto. Anche in questo caso si tratta di un manufatto legato alla storia religiosa cittadina, sottratto al suo contesto originario e ora riportato nella disponibilità dell’Arcidiocesi.

«Tre importanti beni d’arte sacra tornano finalmente alla Chiesa genovese grazie all’attività del Nucleo carabinieri per la tutela del patrimonio culturale», spiega Paola Martini, conservatrice del Museo Diocesano di Genova. «Si tratta di opere rubate decenni fa e oggi restituite all’Arcidiocesi, che a sua volta le riconsegnerà alle comunità e ai luoghi di appartenenza. Le opere saranno immediatamente esposte al Museo Diocesano di Genova».

L’esposizione non sarà soltanto una restituzione al pubblico di oggetti ritrovati, ma anche l’occasione per raccontare come si recupera un bene trafugato e perché catalogazione, documentazione storica e collaborazione tra istituzioni siano decisive. «L’esposizione sarà anche l’occasione per illustrare il lavoro svolto dal Nucleo tutela patrimonio culturale e l’attività di catalogazione, conservazione e tutela promossa dalle diocesi insieme al Ministero della Cultura, fondamentale per consentire agli investigatori di identificare e recuperare i beni trafugati», aggiunge Martini.

La mostra sarà allestita al Museo Diocesano da giovedì 21 maggio e resterà visitabile fino al prossimo mese di settembre. Per il pubblico sarà un’occasione per rivedere opere che appartengono alla storia religiosa e artistica della città, ma anche per comprendere il valore concreto della tutela: senza schede, fotografie storiche, studi, archivi e competenze specialistiche, molti beni rubati rischiano di restare per sempre irriconoscibili, anche quando riemergono.

La restituzione di questi tre beni chiude quindi una vicenda investigativa, ma apre una nuova fase: quella del ritorno alla comunità. L’icona del Garbo, i frammenti del dipinto di Jacopo Cestaro e il bacile di San Benedetto al Porto non sono solo oggetti d’arte. Sono pezzi di memoria collettiva, sottratti ai loro luoghi e ora finalmente ricondotti dentro la storia da cui erano stati strappati.


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