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Genova ridisegna i Municipi: più poteri, risorse e partecipazione

Presentate le linee guida della riforma: focus su cura del territorio e delle persone, nuove assunzioni nei nove Municipi, più fondi per manutenzioni e forum di quartiere per coinvolgere i cittadini

Partire dai quartieri per cambiare il rapporto tra cittadini e istituzioni. È l’obiettivo della riforma dei Municipi illustrata oggi, al termine della giunta, dalla sindaca Silvia Salis e dall’assessore al Decentramento amministrativo e Rapporti con i Municipi Davide Patrone.

Tre le parole chiave: cura del territorio, cura delle persone e cura della comunità, accompagnate da strumenti concreti – modifiche allo Statuto e ai regolamenti sul decentramento, la partecipazione e i beni comuni – e da un rafforzamento di personale e risorse economiche.

«In una realtà in cui una persona su due non va a votare, vogliamo restituire valore all’ente più vicino al cittadino – spiega Salis –. I Municipi devono tornare a essere il luogo dove si decide come riqualificare il territorio, dove si ascolta e si dialoga. Questa riforma è uno dei punti più qualificanti del nostro mandato: vogliamo cambiare in modo concreto il rapporto tra città e amministrazione, costruendo reti di prossimità».

Sul piano delle risorse, la sindaca annuncia una cinquantina di nuove assunzioni in due anni nei Municipi: 18 a inizio 2026 e 37 a inizio 2027, per rafforzare le strutture tecniche e gli uffici di relazione con il pubblico. Sul fronte dei fondi, nel 2025 il Comune ha destinato 2,6 milioni di euro ai progetti municipali di manutenzione ordinaria e straordinaria, più 300 mila euro per marciapiedi e attraversamenti pedonali; nel 2026 sono previsti 2,7 milioni per la manutenzione straordinaria e ulteriori 450 mila euro per quella ordinaria.

Due decentramenti, un solo obiettivo

La riforma si muove su due binari complementari.

  • Il primo è il decentramento amministrativo: più personale, più strumenti e più budget direttamente gestito dai Municipi, all’interno di una cornice di indirizzo definita dal Comune.
  • Il secondo è il decentramento politico, che punta a valorizzare i Municipi come luoghi di governo di prossimità, dove si definiscono le priorità territoriali, si raccolgono bisogni e proposte e si coordinano le energie della comunità.

«Vogliamo che i Municipi tornino ad avere vera autonomia – sottolinea Patrone – e che diventino anche laboratori di nuove esperienze e co-progettazioni. In questi mesi abbiamo lavorato con tutti gli assessori per costruire un modello che parte dalle manutenzioni, ma che vogliamo estendere alla cura delle persone».

Cura del territorio: più manutenzioni e ruolo centrale dei Municipi

Il primo ambito operativo è la cura del territorio: manutenzioni diffuse, sicurezza urbana e stradale, rigenerazione di spazi pubblici.

Ai Municipi sarà riconosciuta la titolarità nella definizione delle priorità, nel monitoraggio degli interventi e nel rapporto con le partecipate, in particolare Aster e Amiu. Già a gennaio è prevista una giornata di lavoro congiunta Municipi–Aster–Amiu per la cura di uno spazio aperto individuato da ciascun territorio.

Tra le funzioni attribuite:

  • coprogrammazione periodica con Aster su strade, marciapiedi e segnaletica;
  • valutazione preventiva del piano annuale di Amiu, per calibrare meglio gli interventi di pulizia e decoro;
  • monitoraggio dei cantieri e realizzazione di interventi integrati tra squadre municipali, Aster e Amiu.

Nel 2025 i nove Municipi hanno progettato 37 interventi di manutenzione straordinaria e riqualificazione, per circa 285 mila euro a Municipio (2,565 milioni complessivi), che riguardano scuole, aree gioco, marciapiedi e percorsi pedonali: i lavori partiranno a inizio 2026. Nel bilancio 2026 sono già iscritti 300 mila euro per Municipio (2,7 milioni totali) per proseguire su questa linea, con in più la riqualificazione di nove campetti di quartiere, uno per ogni Municipio, nel primo trimestre del prossimo anno.

Cura delle persone e della comunità: nuovi uffici “Reti” e forum di quartiere

Il secondo ambito riguarda la cura delle persone e della comunità. Qui la riforma prevede la creazione, in ciascun Municipio, di un Ufficio Reti: una struttura dedicata a costruire e supportare percorsi di partecipazione, patti di collaborazione, iniziative di amministrazione condivisa.

Questi uffici si occuperanno di:

  • coinvolgere attivamente cittadine e cittadini;
  • facilitare l’uso di piattaforme digitali e strumenti di bilancio partecipativo;
  • accompagnare associazioni, comitati e gruppi informali nella co-progettazione e co-gestione di spazi e beni comuni.

Accanto agli uffici Reti, la riforma introduce – in via sperimentale – i Forum di quartiere, tavoli aperti a istituzioni, associazioni, comitati, stakeholder e residenti, per co-creare politiche pubbliche e condividere le scelte su trasformazioni urbane e servizi.

«Vogliamo istituzionalizzare pratiche partecipative che oggi sono spesso episodiche – spiega Patrone –. L’esperienza del progetto Fuori dal Comune nel centro storico, con la gestione condivisa di immobili riqualificati, è un esempio che intendiamo estendere al resto della città».

Regole, partecipazione e rapporto costante con Tursi

Il terzo livello riguarda gli strumenti attuativi: revisione dello Statuto comunale e dei regolamenti su decentramento, partecipazione e beni comuni, rafforzamento delle competenze del personale municipale, maggior coordinamento tra Municipi, sindaca e giunta.

Sono previste:

  • giunte itineranti permanenti nei territori;
  • una Conferenza mensile Sindaca–Presidenti di Municipio, con la partecipazione degli assessori;
  • tavoli tematici, osservatori e conferenze tra assessorati e Municipi;
  • il coinvolgimento dei Municipi nella definizione del Documento Unico di Programmazione (DUP) 2026–2028 su tutte le aree che impattano sui territori.

L’assessore annuncia anche un ciclo di passaggi nelle commissioni municipali per raccogliere osservazioni e proposte sul progetto di riforma, seguito da un confronto in commissione comunale. Nel 2025 saranno inoltre attivati processi partecipativi sui patti di collaborazione con associazioni e reti di comitati, per arrivare a un aggiornamento condiviso del regolamento sui beni comuni.

Una riforma “aperta” e monitorata

La riforma, sottolinea Palazzo Tursi, non si esaurirà in un singolo atto: prevede step successivi e una fase di monitoraggio per verificare l’efficacia delle misure, apportare correzioni in corso d’opera e garantire la coerenza complessiva del nuovo modello di decentramento.

Obiettivo dichiarato: una Genova più inclusiva, in cui nessuno venga lasciato indietro, e Municipi capaci non solo di erogare servizi, ma di orientare le scelte di città a partire dai bisogni reali dei quartieri.


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