Centro storico, Cocorocchio: «Accompagnatori notturni? Una proposta surreale, servono politiche vere»

La presidente dell’associazione “La Coscienza di Zena” (zona Pré) critica l’idea del Comune: «Il degrado è strutturale, non si risolve con soluzioni da barzelletta. Distanza siderale dai reali problemi della gente»

La proposta annunciata da Tursi di introdurre accompagnatori notturni per donne e minori che rientrano a casa nel centro storico ha sollevato dure critiche da parte dei residenti. Tra le voci più indignate, dopo quella di Christian Spadarotto (portavoce dell’associazione Via del Campo e Caruggi), c’è quella di Ornella Cocorocchio, presidente dell’associazione La Coscienza di Zena di Pré.

«In risposta al palese peggioramento delle condizioni di vivibilità del centro storico – commenta Cocorocchio – si pensa di fornire a donne e minori degli accompagnatori durante le ore notturne. Mi chiedo se chi ci governa non abbia senso dello humour. Ricorda molto da vicino la frase attribuita a Maria Antonietta: “non hanno pane? dategli brioches”. Qui diventa: “girano tra crack, coltelli e katane? Allora di notte si facciano accompagnare”».
Una proposta che, secondo la presidente, appare come «una battuta di pessimo gusto» e che rivela «una distanza siderale dai problemi reali della gente».
«Il degrado è strutturale»
Cocorocchio sottolinea che le ore pericolose non sono solo quelle notturne: «Le donne di Pré non tornano solo dalle discoteche, ma si muovono di giorno per andare a lavoro, a scuola, al cinema o a fare la spesa. Io, come abitante del centro storico, pretendo di tornare a casa senza paura, perché diversamente dovrei limitare la mia libertà, come se fossimo in guerra».
La radice del problema, secondo la presidente di La Coscienza di Zena, è nelle scelte mancate: «Era un disastro annunciato, frutto di decisioni sconsiderate o di un irresponsabile lasciar fare. Lo spaccio ha due facce: va represso, ma serve anche un sistema di servizi sociali che prenda in carico i tossicodipendenti. Lo auspicano persino le forze dell’ordine».
«Non accompagnatori, ma politiche di rigenerazione»
Tra le proposte alternative, Cocorocchio elenca: «Portare a termine lavori bloccati da anni, incentivare l’apertura di negozi veri – non solo souvenir e bazar – coinvolgendo i privati che da anni lasciano locali chiusi. E soprattutto non lasciare cadere il bonus caruggi, che pur con difetti ha permesso la nascita di imprese virtuose».
Il centro storico, osserva ancora, «vive una contraddizione: da un lato attira tanti turisti, dall’altro respinge residenti e commercianti, mentre i proprietari preferiscono affittare ai visitatori. Solo i turisti sembrano non accorgersi del degrado, forse scambiandolo per folklore locale».
Una critica netta, che rilancia il dibattito su come conciliare sicurezza, vivibilità e rigenerazione sociale ed economica di uno dei quartieri più fragili e al tempo stesso più identitari di Genova.
In copertina: foto di repertorio
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