Ambiente 

Forno elettrico, la sindaca Salis: «Serve chiarezza prima di ogni decisione». Intanto l’Ecoistituto lancia l’allarme: «A Cornigliano manca un sistema di monitoraggio dell’aria»

Nel Consiglio comunale di Genova, la maggioranza è compatta: no a impegni su scenari indefiniti. Preoccupazioni ambientali e occupazionali. L’incontro decisivo con il ministro Urso il 4 settembre. Ma intanto, anche adesso, non è possibile misurare la qualità dell’aria nel quartiere e non si sa nemmeno se al momento i limiti degli inquinanti sono rispettati. Difficile, in queste condizioni, anche ragionare su ipotesi future. Una soluzione c’è ed è a basso costo

Il dibattito sull’ipotesi di un nuovo forno elettrico nello stabilimento ex Ilva di Cornigliano si accende. Ma la maggioranza che sostiene la sindaca Silvia Salis – dalla sua lista civica al Partito Democratico, passando per Verdi-Sinistra, Movimento 5 Stelle e Riformiamo Genova – chiede di fermare le speculazioni e di attendere risposte concrete.

«Noi chiediamo dei chiarimenti, li chiediamo dal punto di vista ambientale e dal punto di vista di ricaduta occupazionale – ha detto ieri in Consiglio comunale la sindaca Salis -. Abbiamo tutti bisogno di sapere quale piano ci sarà su Genova e abbiamo bisogno di saperlo dal Ministro e dai suoi tecnici. Quindi abbiamo bisogno di aspettare il 4 settembre, senza fare nessun tipo di speculazione su quello che ci dovranno dire».

Le parole della prima cittadina segnano la linea del fronte genovese, mentre da Roma emergono voci sempre più insistenti su un piano di “valorizzazione autonoma” degli impianti ex Ilva, con l’ipotesi di una vendita per singoli stabilimenti e il coinvolgimento del gruppo Marcegaglia.

Ma Genova, per ora, non si allinea a scenari che mancano di trasparenza. Né si lascia sedurre da soluzioni presentate come “tecnologiche”, ma ancora prive di elementi certi su chi investirà, quanto verrà investito, con quali ricadute su occupazione, salute pubblica e ambiente.

La posizione della maggioranza consiliare è netta: «Non si può chiedere oggi alla sindaca di esprimersi o assumere impegni su un piano ancora vago e privo di certezze fondamentali», si legge in una nota firmata da tutti i gruppi. La richiesta al governo è chiara: servono chiarezza, garanzie scritte e una visione che tenga conto della filiera produttiva, che oggi lega ancora a doppio filo Genova a Taranto.

La preoccupazione si allarga anche al tessuto urbano e sociale. La realizzazione di un forno elettrico – anche se teoricamente meno impattante delle vecchie produzioni a caldo – solleva interrogativi sulla compatibilità ambientale in un quartiere che già convive con infrastrutture industriali e traffico pesante.

È in questo clima che si leva anche l’allarme dell’Ecoistituto di Reggio Emilia e Genova – Centro di Diritto Ambientale, che richiama l’attenzione sull’assenza, a Cornigliano, di un vero sistema di monitoraggio della qualità dell’aria. Una carenza, dicono, resa ancor più grave dalle nuove direttive europee del 2024 e dalle potenziali nuove fonti emissive.

«A Cornigliano sono rispettati i nuovi limiti europei sulla qualità dell’aria?», si chiedono i promotori del post, proponendo un sistema immediato e a basso costo per installare una rete diffusa di campionatori passivi. Il progetto, già sperimentato con successo a Livorno da ARPAT, potrebbe essere replicato da ARPAL in Liguria: servono volontà politica e poche decine di migliaia di euro.

E proprio la salubrità dell’aria potrebbe diventare uno degli elementi centrali del confronto tra la sindaca Salis e il ministro Urso, previsto per il 4 settembre. Sarà quello, nelle parole della sindaca, il momento per «ascoltare, valutare, approfondire».


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts