Oggi a Genova 

Armi in porto, il Calp lancia un presidio per domani: «Serve chiarezza sul traffico verso paesi coinvolti nei conflitti»

Il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali denuncia l’imbarco di un sistema d’arma prodotto da Leonardo sulla nave saudita Bahri Yambu. Appello alla trasparenza e mobilitazione davanti ad Autorità Portuale

Un nuovo carico diretto verso scenari di guerra riaccende i riflettori sul traffico di armamenti nel porto di Genova. Secondo quanto riportato dal CALP – Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali, nella giornata di mercoledì 6 agosto è stato segnalato un sistema d’arma di produzione Leonardo destinato all’imbarco sulla nave cargo saudita Bahri Yambu, attraccata al terminal GMT.

Pur riconoscendo che la movimentazione potrebbe non violare formalmente la legge 185/90, che disciplina l’esportazione di armamenti, il CALP sottolinea l’urgenza di fare “ulteriore chiarezza” sul traffico di armi, specie quando i paesi destinatari risultano comunque coinvolti in conflitti attivi, come quelli in Medio Oriente.

“Soprattutto sull’onda delle mobilitazioni a favore del popolo palestinese e contro i traffici di armi in generale, crediamo sia necessario continuare a tenere alta l’attenzione su ciò che accade nel porto”, si legge nel comunicato diffuso dal Collettivo.

Il riferimento è al coinvolgimento dell’Arabia Saudita in conflitti regionali, inclusi gli scenari di guerra in Yemen e i rapporti complessi con la crisi palestinese. Negli ultimi anni, la presenza periodica delle navi cargo Bahri nel porto ligure è stata al centro di diverse contestazioni e mobilitazioni civili, che chiedevano trasparenza e controllo sull’esportazione di materiali bellici.

Per ribadire il proprio dissenso e riportare il tema all’attenzione pubblica e istituzionale, il CALP ha indetto un presidio per domani, giovedì 7 agosto, alle ore 8, davanti alla sede dell’Autorità di Sistema Portuale di Genova, a Palazzo San Giorgio.

Una protesta che vuole essere voce delle preoccupazioni etiche e politiche di molti lavoratori portuali e cittadini, sensibili al ruolo che il porto – crocevia commerciale e strategico – può avere nel contesto dei conflitti internazionali.

Il CALP, da anni attivo contro il transito di armi e materiali bellici nello scalo genovese, ribadisce la propria volontà di vigilare e denunciare ogni situazione ambigua, anche quando non esistono violazioni formali, sottolineando la necessità di trasparenza, responsabilità e controllo democratico sulle attività portuali che toccano temi di rilevanza internazionale.

“Il porto non può essere zona franca per operazioni opache. Chiediamo una discussione pubblica e seria su quale ruolo voglia giocare Genova di fronte ai conflitti globali”, concludono dal Collettivo.

La mobilitazione si annuncia partecipata, anche in continuità con le recenti iniziative a sostegno del popolo palestinese e contro l’industria bellica.


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