Cultura 

In cinquemila al convegno “L’impero di Genova”. Folla per Barbero che, però, inciampa sul Medioevo genovese

La volontà di fare di un convegno accademico di reale grande spessore, con esperti da Genova, dall’Italia e dall’estero, un evento divulgativo di richiamo generalista, gettando nella mischia il professore-idolo del grande pubblico, ha prodotto l’unico (ma consistente) inciampo della valida iniziativa. Divulgare ad ogni costo qualsiasi cosa al grande pubblico è davvero utile e necessario? I convegni scientifici hanno davvero la necessità di far girare il pallottoliere delle presenze da comunicare ai media per essere dichiarati “ben riusciti”?

La cultura “per tutti” non passa per la spettacolarizzazione, tantomeno se si cerca di farla semplicemente gettando nell’arena – nonostante la partecipazione di tanti studiosi di peso anche se non noti al grande pubblico – un nome di sicuro richiamo, quello del professor Alessandro Barbero, insegnante universitario freschissimo di pensione, ordinario all’Università del Piemonte Orientale di Vercelli, scrittore, divulgatore attraverso tv e social e scrittore di successo. Per capirsi, uno che i like e le visualizzazioni li tira su a “cuffe” e fa man bassa di prestigiosi dati di share.

A lui è stata affidata la chiusura del convegno “L’impero di Genova”: due giorni di interventi davvero interessanti per ricostruire quello che è stato il potere economico e, di conseguenza, politico dei genovesi nei secoli tra il XI e XV secolo, cioè negli ultimi secoli del Medioevo. Barbero è arrivato con molto anticipo, per seguire dall’inizio gli interventi dei colleghi “specializzati”. E quando ha preso la parola ha specificato più volte che il tema non è tra quelli di sua competenza stretta. Intanto in sala avevano preso posto le centinaia di persone arrivate proprio per ascoltare lui, mettendosi in fila davanti a Palazzo Ducale fin dall’una di oggi. Molti sono rimasti in piedi: il Maggior Consiglio era ben oltre il limite della capienza.

Barbero non ha potuto fare altro che riorganizzare e sintetizzare i concetti espressi dai colleghi in questi due giorni, senza avere una propria approfondita conoscenza del tema (lo ha detto lui stesso più volte, con molta modestia, quasi per scusarsi) non riuscendo così a dilettare gli uditori con uno di quei suoi interventi frizzanti che conquistano anche chi di storia non ha che vaghe reminiscenze scolastiche e si aspettava da lui quel suo modo di narrare così didattico e ironico, comprensibile e di grande appeal – grazie a una vasta gamma di aneddoti – anche a chi i libri di storia li ha sempre usati solo per mettere una zeppa sotto la gamba zoppa del tavolo. Dovendosi barcamenare tra il tentativo di interessare il pubblico (non andato a buon fine) e la necessità di non banalizzare troppo i concetti alla luce della presenza di tanti colleghi studiosi di rilievo, ha prodotto una cinquantina di minuti di bignami-polpettone di quanto esposto nei vari e approfonditi interventi degli altri. Insomma, non esattamente quanto i presenti si aspettavano.

Questo dovrebbe insegnargli che a volte si può anche dire “no, grazie, questa volta passo”. E dovrebbe insegnare a chi ha organizzato l’evento che la strada della “guest star” che raccoglie presenze, ma non porta contributi concreti a quello che è stato un convegno di grande interesse e indubbia sostanza, il tutto in omaggio al nuovo imperativo “Divulgare ad ogni costo”, non è un approccio positivo alla questione. Serve giusto a far girare il pallottoliere dei comunicati stampa. È proprio necessario spettacolarizzare tutto?

Certamente di grande interesse saranno, invece, gli atti del convegno ideato e curato da Marco Ansaldo, giornalista, analista geopolitico e consigliere scientifico della rivista Limes, che ha collaborato all’organizzazione del programma.

Questi i temi trattati e gli oratori di grande prestigio.

La prima espansione

I genovesi nel Tirreno: Sardegna, Corsica e Sicilia – Alessandro Soddu
Naturalmente proiettati sul mare, i genovesi hanno nel Tirreno il loro primo campo d’azione. Nei primi decenni dell’XI secolo liberano dal pericolo saraceno la Sardegna, guadagnandosi l’accesso ai mercati locali, penetrando durante i due secoli successivi nei tessuti istituzionali ed economico-sociali. Nel XII secolo il ceto mercantile si ritaglia un ruolo di primo piano anche nella Sicilia normanna, mentre più controverso si rivela il rapporto con la dinastia sveva, da cui i genovesi traggono comunque privilegi e posizioni di potere.

Alessandro Soddu è professore associato di Storia medievale presso il Dipartimento di Storia, Scienze dell’Uomo e della Formazione dell’Università di Sassari, dove insegna Storia medievale e Storia degli insediamenti medievali.

In partibus Ultramaris. I genovesi e la Terrasanta – Antonio Musarra
Il legame tra Genova e la Terrasanta è, in certo qual modo, strutturale. Caffaro, il decano dell’annalistica genovese, non esita a coniugare il sorgere della “compagna” – e, cioè, di quell’organismo dai labili tratti pattizi e istituzionali dal quale sarebbe scaturito il comune di Genova – alla partecipazione dei propri concittadini alla prima crociata, consumatasi nel decennio a cavallo tra XI e XII secolo. L’intervento intende procedere a una ri-contestualizzazione di tale rapporto alla luce della critica storiografica attuale.

Antonio Musarra è professore associato di Storia medievale presso la Sapienza Università di Roma e Fellow di Harvard.

Genova e le indagini archeologiche in Medio Oriente – Fabrizio Benente
Genova ha rivestito un ruolo di primo piano nelle vicende mediterranee. In particolare, nei secoli centrali del Medioevo. La sua potenza marittima, eguagliata solo in parte da Pisa, Venezia e Barcellona, è stata fonte di aspre lotte per la supremazia. L’intraprendenza dei suoi cittadini, soprattutto nel campo delle attività economiche, è testimoniata da numerose fonti. Il riferimento non è soltanto a quelle scritte. Tra di esse spiccano le fortificazioni erette nel mar Nero: la principale frontiera del commercio genovese trecentesco.

Fabrizio Benente è prorettore alla Terza Missione, Università di Genova


Verso Oriente

Pera, lo sviluppo della colonia genovese nel Basso Medioevo – Hasan Sercan Sağlam
Galata, già Sykai come la tredicesima regione di Costantinopoli, è famosa per il suo periodo genovese, che fu la ricca colonia commerciale di Pera tra il 1267 e il 1453. La colonia prosperò anche dal punto di vista architettonico, ma i genovesi non fondarono un insediamento ex novo: possedevano infatti un quartiere bizantino urbanizzato.

Hasan Sercan Sağlam è nato in Turchia e ha conseguito la laurea presso l’Università Tecnica di Istanbul; laurea magistrale presso l’Università di Sheffield; e dottorato di ricerca presso il Politecnico di Milano; ed è attualmente professore associato di architettura.

I genovesi a Costantinopoli e le loro relazioni con la Corte imperiale – Thierry Ganchou
Dalla metà del XIV secolo, l’aristocrazia bizantina fu costretta a un cambiamento radicale per garantire la propria sopravvivenza economica. Fino ad allora aveva tratto il proprio reddito dalle proprietà terriere, ma la conquista ottomana la costrinse a dare la priorità al reddito proveniente dal commercio marittimo. Per due secoli, i Veneziani e i Genovesi avevano controllato questo commercio, questi ultimi in particolare grazie alla loro rete coloniale, dall’isola di Chio a Caffa nel Mar Nero e, di fronte alla stessa Costantinopoli, nella loro colonia di Pera/Galata.

Thierry Ganchou è ricercatore nell’équipe “Mondo bizantino” del CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique), UMR 8167 “Orient et Méditerranée”. Ha pubblicato numerosi contributi sulla storia del tardo Impero bizantino (XIV-XV secolo), e in particolare sulle sue relazioni politiche, diplomatiche, economiche e culturali con l’Italia del Quattrocento.

Genovesi in un mondo che cambia: la Romània – Daniele Tinterri
In conseguenza della quarta crociata, la Romània, ovvero l’area di lingua greca appartenente all’Impero Bizantino, è una regione in profondo cambiamento. Su questo scacchiere Genova è presente fin dalla convenzione con l’imperatore Manuele Comneno del 1155, ma sarà il trattato del Ninfeo del 1261 a darle un ruolo di primo piano.

Daniele Tinterri dopo la laurea in archeologia conseguita presso l’Università di Siena e l’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha svolto un dottorato in storia medievale in cotutela tra l’Università di Torino e l’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi.

“In partibus Catagii”: i genovesi lungo la Via della Seta – Giustina Olgiati
Quella dei mercanti genovesi che scelgono di percorrere gli itinerari che portano all’India e alla Cina è una storia di uomini audaci, che si muovono senza la protezione dei trattati internazionali viaggiando in territori dove i rischi sono realmente altissimi. Nonostante la riservatezza che i genovesi si impongono per tutelare percorsi e contatti, le loro storie emergono dalle fonti letterarie, dalle cronache e dalle continue scoperte sulla documentazione notarile conservata dall’Archivio di Stato di Genova.

Giustina Olgiati ha compiuto gli studi universitari a Genova (Laurea in Storia 1984, in Lettere Moderne 1988, in Giurisprudenza 2005) e conseguito a Milano il Dottorato di Ricerca in Storia medievale (1992). Dal 2007 lavora come funzionario archivista presso l’Archivio di Stato di Genova.


Verso Occidente

Finanza, navi e spezie: il sistema genovese visto dal Medio Oriente – Francisco Apellániz
A Genova l’enorme ricchezza delle famiglie nobili, frutto dei loro precedenti privilegi nel campo del commercio e della navigazione, costituì un primato che attraversò tutto il Medioevo e prese forma definitiva verso la fine del XV secolo. Nell’intervento si indaga il modo in cui questa circostanza storica abbia determinato la struttura e le modalità degli investimenti genovesi nel Medio Oriente.

Francisco Apellániz (PhD 2006, Istituto Universitario Europeo) ha insegnato ad Aix-en-Provence e dal 2018 è ricercatore (ssd L-OR/10) presso l’UNIOR, dove insegna Storia del Mondo Islamico e Islam e Storia Globale (600-1600).

Il “Sistema dei due mari”: Siviglia e Granada – Adela Fabregas Garcia
Il lavoro affronterà le caratteristiche della presenza genovese nel sud della Penisola Iberica tra il XIII e il XV secolo, concentrandosi sulla loro rilevante attività mercantile sia nei mercati cristiani (Siviglia) che in quelli islamici (mercati nasridi di Málaga, Almería e Granada).

Adela Fábregas è professore ordinario di Storia Medievale presso l’Università di Granada (Spagna).

A Nord: i genovesi in Inghilterra e nelle Fiandre – Enrico Basso
A partire dall’ultimo quarto del XIII secolo i genovesi furono i primi a riaprire la rotta di navigazione che, attraverso lo Stretto di Gibilterra, metteva direttamente in collegamento i porti mediterranei con quelli dell’Inghilterra e delle Fiandre. In tal modo, essi furono i pionieri dell’interscambio marittimo che vedeva l’esportazione in direzione Nord dei prodotti mediterranei (olio, vino, frutta secca, ma soprattutto allume e guado) e l’importazione verso il Mediterraneo essenzialmente della lana prima e dei pannilana grezzi poi, che alimentavano la produzione della grande industria tessile fiorentina.

Enrico Basso è docente di Storia medievale presso il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere e Culture Moderne dell’Università degli Studi di Torino.

Dalle piste del Sahara alle rotte atlantiche: gli affari dei mercanti genovesi tra XV e XVI secolo – Carlo Taviani
Durante la metà del XV secolo alcune famiglie genovesi commerciavano con il Nord Africa, portando beni di lusso, quali oro, cavalli pregiati, animali esotici, piume di struzzo, corami, profumi e coralli a Genova e da lì in diverse corti italiane, come quella dei Gonzaga e degli Este. Alcuni genovesi erano radicati nel regno di Tlemcen e avevano legami con i mercanti ebrei e musulmani di Sigilmassa (Marocco), dove arrivavano le carovane che attraversavano il Sahara. Finanziarono il viaggio di Antonio Malfante (1410-1450), che si spinse a sud e raccolse informazioni su Timbuctu.

Carlo Taviani, laureato all’Università La Sapienza di Roma, ha conseguito il dottorato di ricerca all’Università di Perugia. Ha insegnato all’Università di Città del Capo (2015) e di Bologna (2020-22). Il suo attuale progetto di ricerca si intitola “Reti mercantili genovesi in Africa e nell’Oceano Atlantico (1450-1530)”.

Il Mar Nero

La Gazaria genovese (fine XIII secolo – 1475) – Michel Balard
Il nome degli stabilimenti genovesi sulla costa della Crimea viene dal nome della popolazione dei Khazar che avevano creato un impero nel sud della Russia tra il VII e il X secolo. Di fatto la Gazaria genovese si estende da Cembalo ad ovest a Vosporo ad est, tramite Soldaia e Caffa. Cembalo (oggi Balaklava) è stata presa negli anni 1340 dai Genovesi che vi hanno costruito una fortezza sopra una baia ben protetta.

Michel Balard, già membro della Scuola Francese di Roma (1965-1968), è stato Dottore di Stato nel 1976 con la sua tesi sulla “Romanie génoise”, poi professore di seconda fascia alla Sorbonne (1968-1976), professore ordinario all’Università di Reims (1976-1988), all’Università di Paris XII (1988-1991) e in fine professore ordinario di Storia del Medioevo all’Università di Paris 1 Panthéon-Sorbonne (1991-2004). Da 2004 è professore emerito della detta Università.

In extremo Europe: i genovesi a Caffa – Laura Balletto
La fonte per eccellenza relativa allo stabilimento genovese di Caffa in Crimea è costituita dai quasi novecento atti pervenutici, ivi redatti dal notaio Lamberto di Sambuceto nel 1289-1290, dai quali emerge con chiarezza quale importanza rivestì nel campo del commercio internazionale già a breve distanza dalla sua nascita.

Nei secoli successivi, malgrado diversi periodi di crisi nei rapporti sia con i khan tatari sia con Venezia, Caffa riuscì a mantenere una posizione di privilegio in Crimea perfino dopo la conquista turca di Costantinopoli.

Laura Balletto, già docente di Storia medievale dell’Oriente europeo e di Paleografia latina presso l’Università di Genova, ha rivolto i suoi maggiori interessi al tardo medioevo genovese e ligure e soprattutto all’espansione euro-mediterranea della Superba ed ai suoi stanziamenti nel Mediterraneo occidentale ed orientale e nel Mar Nero.

Tana e Trebisonda nel sistema degli insediamenti genovesi del Mar Nero (secc. XIII-XV) – Sergej Karpov
Tana (Azov) e Trebisonda (Trabzon) erano i due terminali principali della rotta dall’Oriente verso l’Europa Occidentale. In questi porti si incontravano carovane mercantili dell’Asia Centrale e dell’Orda d’Oro con navi di Genova e Venezia. Per Genova, questi due insediamenti, fondati alla fine del XIII secolo, erano le stazioni commerciali più lontane, dove si svolgeva una feroce lotta e simultaneamente una stretta cooperazione commerciale tra i mercanti delle due repubbliche mercantili.

Sergej Karpov, ordinario di storia medioevale dell’Università’ Lomonosov di Mosca, è preside della Facoltà di storia della stessa Università (dal 1995

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