Il Magnasco rubato torna a Genova per il 2 giugno, a Palazzo Tursi il capolavoro recuperato dai carabinieri

“I Frati Camaldolesi”, tela di Alessandro Magnasco sottratta nel 2016 a Villa Luxoro, sarà esposta in via straordinaria nell’ufficio di rappresentanza della sindaca a Palazzo Tursi prima del ritorno a Nervi

Genova ritrova uno dei suoi capolavori perduti e sceglie il 2 giugno per mostrarlo di nuovo alla città. “I Frati Camaldolesi”, olio su tela realizzato da Alessandro Magnasco tra il 1716 e il 1718, sarà esposto in via straordinaria a Palazzo Tursi in occasione della Festa della Repubblica, dopo il recupero compiuto dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale. L’opera, appartenente alla collezione della famiglia Luxoro e conservata in origine a Villa Gianettino Luxoro di Nervi, era stata rubata nel 2016 insieme ad altri nove dipinti. A oggi è l’unica tela di quel furto a essere stata rintracciata.

La scelta della data non è casuale. Il ritorno pubblico del dipinto viene inserito nelle celebrazioni genovesi della Festa della Repubblica come gesto simbolico che unisce cultura, legalità e tutela dell’identità collettiva. Prima di rientrare nella sua sede naturale ai Musei di Nervi, l’opera sarà visibile il 2 giugno nell’ufficio di rappresentanza della sindaca a Palazzo Tursi, dalle 15 alle 21.30. Un’esposizione breve, ma di forte valore civile, perché restituisce ai cittadini un bene sottratto al patrimonio pubblico e rimasto per anni fuori dal circuito museale.

Il furto del 2016 aveva colpito una parte rilevante della collezione Luxoro. “I Frati Camaldolesi” è stato poi individuato sul mercato antiquariale a Palermo e posto sotto sequestro, interrompendo un possibile canale di ricettazione. L’indagine è stata condotta dai carabinieri specializzati nella tutela del patrimonio culturale, reparto che opera sul fronte dei furti d’arte, delle esportazioni illecite, delle falsificazioni e del recupero di opere disperse.
Per l’assessore comunale alla cultura Giacomo Montanari, il rientro del dipinto rappresenta «uno straordinario regalo per la nostra città in occasione della Festa della Repubblica». L’assessore sottolinea che il quadro non è soltanto un capolavoro del primo Settecento, ma anche un frammento della storia genovese e dell’identità di Villa Luxoro. «La sua restituzione dimostra l’eccellenza e la tenacia del Nucleo tutela patrimonio culturale dell’Arma dei carabinieri, a cui va il nostro più profondo ringraziamento per aver vigilato e difeso la nostra bellezza», afferma Giacomo Montanari, invitando i cittadini a visitare l’esposizione straordinaria del 2 giugno.
Il comandante del Nucleo carabinieri per la tutela del patrimonio culturale di Genova, Alessandro Caprio, ricostruisce il passaggio decisivo dell’indagine. Il quadro, trafugato nel 2016, è stato individuato nel 2022 durante controlli preventivi in un mercatino di Genova. A permettere il riconoscimento sono stati sia la memoria investigativa degli operatori sia il confronto con la banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, considerata il più grande archivio mondiale di opere da ricercare. «Il connubio tra la competenza dei nostri operatori e la precisione tecnologica ci ha permesso di confermare l’identità dell’opera, che oggi siamo felici di restituire alla collettività», spiega Alessandro Caprio.
La vicenda riporta l’attenzione anche sulla figura di Alessandro Magnasco, nato a Genova e formatosi in ambito lombardo, presso Filippo Abbiati, attraverso il quale entrò in contatto con la scuola veneziana. Il suo linguaggio pittorico è tra i più riconoscibili del Settecento: pennellata nervosa, materia franta, contrasti accesi, atmosfere teatrali e una costante attenzione a personaggi irregolari, marginali, popolari o inquieti. La sua modernità è stata spesso accostata, per intensità espressiva e libertà formale, a sensibilità che sarebbero emerse molto più tardi, dal Romanticismo fino all’Espressionismo.
“I Frati Camaldolesi” appartiene a questa tensione tipica del Magnasco: un mondo spirituale, ma non pacificato; una pittura religiosa attraversata da movimento, ombra, inquietudine e densità emotiva. Anche per questo il recupero dell’opera non ha solo valore patrimoniale. Riporta a Genova una parte viva della sua storia artistica, legata a una delle raccolte museali più significative del levante cittadino e a un pittore che ha saputo trasformare la tradizione barocca in un linguaggio personale, visionario e sorprendentemente moderno.
L’esposizione a Palazzo Tursi sarà dunque una tappa temporanea prima del ritorno a Nervi, ma avrà il significato di una restituzione pubblica. Il 2 giugno, accanto alle celebrazioni istituzionali, Genova potrà rivedere un’opera che era stata sottratta alla città e che torna visibile grazie a un’indagine lunga, alla competenza dei carabinieri e alla capacità di riconoscere, anche dentro i passaggi opachi del mercato antiquariale, il valore non commerciabile della memoria culturale.
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