Quattro motivi per cui è impensabile riportare Euroflora al chiuso di una fiera (fatevene una ragione)

L’Euroflora “vecchio stile” non è più realizzabile. Non lo è in tutta Europa (tanto che ormai nessuno fa più floralie indoor) per diversi motivi di carattere nazionale e internazionale, commerciale, economico, di modi e gusti. Se volete parliamo dei parchi quando Euroflora non c’è. Se volete parliamo della viabilità. Ma indietro, all’Euroflora al chiuso (che infatti stava morendo), non si torna. Ecco perché

1) II sistema “fiera vecchio stile” è tramontato per tutti i settori e resiste solo più per pochissime cose. Barche e motori, ad esempio, che stanno riprendendo ora con fatica dopo anni di crisi.

2) Quelle costosissime scenografie indoor venivano fatte dai Servizi giardini del Comuni che, ormai, o non esistono più perché esternalizzati, di solito a partecipate come Aster, o sono ridotti al lumicino. Ricordate le cascate del Comune di Roma? Ricordate quanto costavano? Ora costerebbero molto molto di più. Se oggi il Comune di Roma allestisse una cosa del genere e di quel costo i cittadini andrebbero ad aspettare il Sindaco sotto il Campidoglio… Non è più tempo. Qualcosa di simile è accaduto anche nei paesi esteri. Non è più cosa non solo in Italia.


3) La produzione è ampiamente localizzata, ormai, nei paesi in via di sviluppo dove il lavoro costa nulla e c’è più caldo. Costa meno portarla in aereo (soprattutto, ma non solo, per quanto riguarda i fiori recisi) che pagare qui lavoratori e gas per scaldare le serre. Per questo il mercato locale s’è ridotto in tutta Italia, restano solo aziende di altissimo livello, iperspecializzate, mentre molte altre hanno chiuso. Quante di quelle che restano giudicherebbero ragionevole l’investimento per un allestimento come quelli dell’epoca anche alla luce degli attuali canali di promozione aziendale e commercializzazione (internet, ad esempio).

4) La Fiera come quartiere fieristico non c’è più, fatevene una ragione. Resterebbe solo il Palasport (che, comunque, a fine lavori non avrebbe più la struttura per ospitare una fiera del genere visto che diventerà altro) e il padiglione B, cioè il Jean Nouvelle. Cioè quella roba che costa una cifra irragionevole da mantenere e che ha costi di manutenzione iperbolici, ma questa è un’altra storia che comprende anche il fatto che siano state smontate le (carissime) lastre a onda che coprivano il soffitto perché così vicino al mare o si fanno di acciaio marino (carissimo, infatti non è stato così) o si arrugginiscono velocemente, e infatti…
Tenete presente che l’area della darsena non si può usare se non sotto il Salone Nautico per usi fieristici perché per il resto dell’anno è in concessione a soggetti terzi con gara di Autorità Portuale.
Alla luce di tutto questo, usare quel pochissimo che resta come struttura col pochissimo che resta come produzione/servizi del verde comunali (sotto qualsiasi forma) col pochissimo che resta delle aziende italiane e straniere dell’epoca darebbe seguito a un aborto.


Poi, al giorno d’oggi “insaccare fiori” e piante nel cemento non è più “politicamente corretto”. Ormai il “messaggio” da passare, al netto della nostalgia di coloro che venivano portati a Euroflora per manina dalla mamma e dalla nonna, è ben diverso da “mettiamo dei fiori nel nostro cemento”.

Euroflora non si potrebbe allestire nei parchi che hanno un allestimento “scenografico” come Villa Pallavicini o Villa Duchessa di Galliera perché snaturerebbero il “racconto” dei giardini stessi.

Il fatto che la manifestazione è tornata sotto l’ala della AIPH grazie agli uffici dell’assessorato regionale all’Economia che hnnoa ottenuto il riconoscimento, cioè è l’unico appuntamento italiano riconosciuto dall’International Association of Horticultural Producers, tra le floralies europee. Se fai una “ciofeca” di allestimento, non te la prendono anche se paghi. L’iscrizione costa fior di “palanche”, ma inserisce in un circuito virtuoso di appassionati di tutto il mondo che senza questo è irraggiungibile.

Va bene la nostalgia, ma bisogna di farsi una ragione del fatto che il tempo è passato e il mercato e i gusti sono cambiati. Uscireste con i pantaloni a zampa di elefante avendo, magari, accumulato una trentina di chili in più e non avendo più le chiome fluenti e la pelle fresca dell’epoca? È un po’ la stessa cosa: ci si adegua ai tempi e al tempo.

L’allestimento in parco sul mare con le composizioni nei musei di arte moderna e contemporanea anziché in un capannone di cemento è il valore aggiunto della “nuova Euroflora”. Poi di tutto si può parlare: del traffico, dei servizi, delle servitù per il quartiere (che però, almeno per quanto riguarda i commercianti e il settore ricettivo, ha un considerevole ritorno, anche di immagine).

È bello ricordare quando mamma ci portava per manina a vedere i fiori nei padiglioni. E anche ricordare al primo giro con la/il fidanzatina/o. Ma gli anni sono passati. Tutto il mondo non è più negli anni ’60, ’70, ’80’, ’90. Nemmeno le floralie.

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