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Terrile difende il piano di risanamento di Amt: «Stiamo togliendo un piede dalla fossa, non aprendo a Trenitalia»

Il vicesindaco e assessore al Bilancio interviene in consiglio comunale sul piano per salvare Amt, tra tariffe, creditori, investimenti, rapporto con Trenitalia e continuità aziendale: «Senza atti giuridici vincolanti la continuità non c’è. Le gratuità sarebbero bellissime, ma non garantiscono la stabilità finanziaria»

Approvato in consiglio comunale il piano di risanamento di Amt, arrivato in aula – ha commentato il vicesindaco e assessore al Bilancio Alessandro Terrile – con tutto il peso di una crisi che non è più soltanto contabile, ma politica, industriale e sociale».

Terrile ha difeso in aula l’impianto della delibera, intervenendo nel merito degli ordini del giorno e degli emendamenti presentati durante la discussione in consiglio comunale. Un intervento lungo, tecnico e politico insieme, nel quale il vicesindaco ha provato a fissare alcuni punti: il trasporto pubblico costa, la stagione della gratuità generalizzata non è sostenibile, il bilancio 2024 non può essere approvato prima del piano di risanamento, i rapporti con Trenitalia non sono l’anticamera di una privatizzazione e la vera urgenza è garantire continuità aziendale a una società che ha eroso il proprio capitale e accumulato perdite pesantissime.

Il primo nodo affrontato da Terrile riguarda il confronto con associazioni dei consumatori e utenti, soprattutto sulle rimodulazioni del servizio e sulle tariffe. Il vicesindaco ha dato parere favorevole agli ordini del giorno che chiedono il coinvolgimento delle rappresentanze degli utenti, precisando però che il confronto deve basarsi sui numeri. «Non c’è nessun problema a impegnarci che le rimodulazioni del servizio possano avvenire a seguito di un confronto con le associazioni che rappresentano gli utenti e che hanno il polso, insieme ovviamente anche ai lavoratori di Amt, di quali sono poi le esigenze del traffico», ha detto. Sulle tariffe ha aggiunto che la manovra introdotta a fine ottobre è stata pensata per il 2026 e dovrà essere monitorata: «Siamo assolutamente favorevoli che ci sia questo confronto, poi sul merito del confronto però deve essere ancorato a dati di realtà e a dati di realtà economica, oltre che di realtà sociale».

Il punto, secondo il vicesindaco, è che Genova oggi ha tariffe del trasporto pubblico inferiori a quelle in vigore nel 2020-2021, nonostante l’inflazione degli anni successivi alla pandemia. «Tutti noi conosciamo cosa è successo dopo il Covid e cosa è stata l’inflazione negli anni subito dopo il Covid, l’abbiamo vissuto tutti sulla nostra pelle, magari ce ne siamo un po’ dimenticati, ma i prezzi non tornano indietro. Ecco, invece sostanzialmente l’unica cosa che è tornata indietro sono le tariffe di Amt». Il vicesindaco ha riconosciuto che sarebbe auspicabile garantire tariffe molto basse, ma ha subito richiamato la sostenibilità economica: «Il problema è che ci siamo accorti che le tariffe molto basse non garantiscono quell’entità di ricavi sufficiente a sostenere il trasporto pubblico locale».

Da qui il no al ritorno delle gratuità generalizzate. Alessandro Terrile ha espresso parere contrario all’ordine del giorno che chiedeva di ampliare le forme di gratuità, con una motivazione netta: «Sarebbe bellissimo poter dire che ritorniamo alla metropolitana gratis, sarebbe bellissimo, davvero io non avrei niente in contrario, anzi probabilmente è un modo con cui si riesce anche a postulare del consenso. Però non si ottiene la stabilità finanziaria dell’azienda partecipata». Il vicesindaco ha ricordato che tra 2022 e 2026 le agevolazioni e le gratuità sono state sostenute solo in parte da contributi pubblici, indicando 12,4 milioni fino al 2025 e una previsione di 2 milioni nel 2026 dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. «A quel punto noi per cinque anni a gratuità oggi avremo un’entrata di 14 milioni e mezzo. Non basta. Non basta».

Il vicesindaco ha poi sintetizzato una delle cause centrali della crisi: la sottoremunerazione del servizio. «La vita costa e il mezzo di trasporto pubblico è un lavoro, è un servizio che costa e che va remunerato al giusto. Quello che viene fuori dallo studio di Pricewaterhouse è che in questi anni non è stato remunerato al giusto. Una delle grandi ragioni della crisi di Amt è che Comune, Regione e Città metropolitana tra il 2020 e il 2024 hanno dato 60 milioni in meno ad Amt. Questo è il punto. Allora adesso bisogna dargli di più». La forma di gratuità che resta, ha spiegato, è quella con funzione sociale, in particolare l’abbonamento agevolato per gli over 70.

Un altro passaggio chiave riguarda il bilancio 2024, non ancora approvato. Terrile ha respinto l’idea che vi sia una volontà di rinviare o nascondere i numeri, ricordando che i dati sono stati messi a disposizione dei consiglieri comunali. «I numeri del bilancio approvato dal Consiglio d’amministrazione sono di una perdita per il 2024 di 55,9 milioni e nel piano di risanamento approvato c’è anche scritto già il numero di quale sarà la perdita del 2025». La stima per il 2025 è di un’ulteriore perdita di 26,5 milioni. Secondo il vicesindaco, il miglioramento rispetto all’anno precedente è dovuto ai maggiori contributi pubblici: «Regione e Comune finalmente si sono messi le mani nel portafoglio. Il Comune ha erogato 7,1 milioni in più sul contratto di servizio, Regione ha erogato 12,4 milioni e quindi quel contributo ovviamente ha fatto sì che è diminuita di molto la perdita».

Il bilancio, ha chiarito Alessandro Terrile, non viene approvato perché manca ancora il presupposto della continuità aziendale, che dipende dall’approvazione del piano. «Le società commerciali approvano dei bilanci sulla base di un presupposto, la continuità aziendale. Gli amministratori approvano un bilancio dicendo questi sono i conti dell’anno scorso, andiamo avanti. Questa è il sottotesto. L’andiamo avanti, ci dice la società di revisione Deloitte, è condizionato dal piano di risanamento che dobbiamo approvare». Il ragionamento è diretto: senza atti giuridici vincolanti di Comune, Regione, Città metropolitana e altri soci, la continuità aziendale non può essere attestata. «Ci viene richiesto: approvate prima il piano di risanamento, approvate gli atti giuridici vincolanti che porteranno a garantire il futuro aziendale per Amt e a quel punto si potrà approvare il bilancio 2024».

Il quadro descritto è quello di un’azienda con patrimonio netto negativo e capitale sociale interamente eroso. Il vicesindaco ha ricordato che la composizione negoziata della crisi sospende alcuni obblighi che, altrimenti, sarebbero immediati davanti alla perdita totale del capitale. «Amt purtroppo ha eroso tutto il suo capitale sociale che era di 30 milioni. Oggi partiamo da un patrimonio netto negativo di diverse decine di milioni di euro». Proprio la composizione della crisi, secondo il vicesindaco, ha permesso in questi mesi il confronto tra gli enti, l’azienda, gli utenti e i lavoratori. A questi ultimi ha riconosciuto «una grandissima responsabilità», perché «sono quelli che stanno sulla prima frontiera del disastro del nostro trasporto pubblico».

Sul fronte degli investimenti, Terrile ha confermato il parere favorevole alla prosecuzione di quelli avviati nel precedente ciclo amministrativo e inseriti nel piano di risanamento, richiamando in particolare il Piano nazionale di ripresa e resilienza. Entro il 30 giugno il Comune deve acquistare 108 tra autobus elettrici e filobus e realizzare 25 chilometri di linea. Il vicesindaco ha spiegato che potranno essere attivate le prime due linee dei quattro assi: l’asse centro, «da Brignole a Campi e ritorno», e l’asse Valbisagno, «da Prato a piazzale Kennedy». Tuttavia non tutti i mezzi acquistati potranno entrare subito in esercizio, perché il progetto era stato pensato su quattro assi e mancano ancora Ponente e Levante. «Compreremo i 108 autobus e filobus sapendo che una parte potrà essere messa in esercizio solo quando saranno completate le linee Ponente e Levante».

Altro tema sensibile è l’evasione tariffaria. Il vicesindaco ha dato parere favorevole alla predisposizione o attuazione di un piano operativo di contrasto, ma ha distinto il tema dei controlli da quello dei crediti iscritti a bilancio per le sanzioni. «Chi prende l’autobus, la metropolitana, l’ascensore deve pagare il biglietto, se non ce l’ha deve essere multato e deve pagare la multa», ha detto. Ma ha anche avvertito che non si può pensare di salvare i conti di Amt contando su multe difficili da riscuotere: «L’errore è stato mettere a bilancio dell’esercizio 2023 di Amt crediti per 8 milioni di euro netti, quando poi sono stati incassati 800 mila euro». Per il vicesindaco, l’obiettivo è ridurre l’evasione con più controlli e sistemi più efficaci, non costruire il risanamento su crediti incerti.

Sul servizio, Alessandro Terrile ha respinto la lettura secondo cui il piano si reggerebbe principalmente su tagli. «Il taglio del servizio non è la leva principale dell’equilibrio economico. La leva principale dell’equilibrio economico sono denari pubblici e la seconda leva è la manovra tariffaria già fatta». Il piano prevede una riduzione del 3,7 per cento nel primo anno e poi una risalita, ma il vicesindaco ha sostenuto che eventuali rimodulazioni servono a rendere più coerente l’offerta con le necessità reali. Ha citato anche i chilometri a vuoto nell’extraurbano e alcuni servizi aggiuntivi: «L’autobus per le discoteche di Siena-Santa Margherita sono ottimi servizi, però bisogna sempre domandarsi chi paga». Lo stesso vale, ha spiegato, per eventuali richieste del Comune di prolungare la metropolitana dalle 21 alle 24 nei giorni feriali: «Bene, sono convinto che troveremo la disponibilità dei lavoratori di Amt a guidare la metropolitana dalle 21 alle 24, ma bisogna che qualcuno paghi».

Il capitolo più politico dell’intervento è quello su Trenitalia. Il vicesindaco ha ricostruito l’origine del credito e della vertenza sull’integrazione tariffaria. Ha spiegato che fino al 2015 esisteva un biglietto integrato emesso da Amt e che, successivamente, Trenitalia ha acquisito la possibilità di vendere biglietti ferroviari in ambito urbano, più economici rispetto a quelli Amt. Da lì è nata una discussione su quanto Amt dovesse riconoscere a Trenitalia. «È stato fatto un arbitraggio. L’Università di Genova è stata incaricata di valutare la somma tra il 2018 e il 2023 e l’Università di Genova ha detto che Amt doveva pagare 9,8 milioni di spese a Trenitalia. E però Amt non ha pagato neppure quelli». Trenitalia, secondo la ricostruzione, ritiene di avere un credito di circa 40 milioni, mentre Amt considera come ipotesi massima 20 milioni.

Il piano prevede che quei 20 milioni vengano trattati così: 5 milioni pagati subito e 15 milioni trasformati in strumenti finanziari partecipativi con diritti patrimoniali.Terrile ha spiegato perché il trattamento sia diverso rispetto ad altri creditori: «Trenitalia, a differenza degli altri creditori, non è solo un creditore, ma è anche una società che esercisce trasporto pubblico locale a Genova». Da qui l’idea di utilizzare la partita debitoria anche per costruire una nuova integrazione tra ferro e gomma. «Non è forse il caso, con Trenitalia, oltre di metterci d’accordo su quanto gli dobbiamo e qualcosa gli dobbiamo, anche di fare una nuova alleanza commerciale, cioè immaginare una nuova stagione di integrazione tariffaria, di integrazione del servizio?».

Il vicesindaco ha però escluso che questa operazione apra la porta a un ingresso di Trenitalia nel capitale di Amt. «Questo vuol dire che noi pensiamo che Trenitalia debba entrare nella società Amt? No! E infatti il contenuto, c’è scritto, di questi diritti è di diritti patrimoniali, quindi vuol dire che non potranno mai, per nessuna ragione, essere convertiti in capitale e mai, per nessuna ragione, potranno dare dei diritti di gestione, di influenza. No, però pensiamo che si possa costruire un’alleanza commerciale con Trenitalia, perché entrambi facciamo trasporto pubblico. E se lo facciamo insieme, invece che l’uno contro l’altro, è meglio». Poi la frase più netta dell’intervento: «Ci dite: avete messo un piede nella porta. Noi stiamo togliendo un piede dalla fossa di Amt. Questo stiamo facendo, con grande fatica».

Sul rischio di privatizzazione, Alessandro Terrile ha aggiunto un ulteriore argomento istituzionale: per vendere anche una sola azione di Amt sarebbe necessario tornare in Consiglio comunale. «Se qualcuno pensasse che qui dentro c’è un archigenio nascosto che permetterebbe a qualcuno di diventare capitale, dovremmo tornare qui a votare un assenso alla trasformazione di quel capitale. E faremo tutta la discussione con i lavoratori, con gli utenti, con la maggioranza, con l’opposizione». L’operazione, ha ribadito, è un accordo commerciale complesso per risparmiare risorse e condividere una strategia futura di rete, non una cessione societaria.

In chiusura, il vicesindaco ha richiamato il voto unanime del Consiglio regionale sulla legge collegata al salvataggio dell’azienda come segnale politico positivo. «Il segnale che è arrivato dal Consiglio regionale oggi è un segnale davvero di speranza, perché l’unanimità del voto sulla legge regionale fa capire che c’è un senso di responsabilità di tutte le forze politiche al di là di come la si pensa e io auspico che un clima di responsabilità e di concretezza possa essere dimostrato anche oggi da quest’aula». Il messaggio finale del vicesindaco è che il piano non è una soluzione indolore, ma un passaggio obbligato: senza maggiori risorse pubbliche, senza disciplina sui costi, senza una nuova relazione con Trenitalia e senza atti vincolanti degli enti soci, la continuità di Amt resterebbe appesa a una crisi già certificata dai numeri.

«Siamo estremamente soddisfatti di questo risultato, arrivato al termine di un lavoro straordinario che ha visto impegnati giunta, amministratori e consulenti di altissimo livello – ha dichiarato, dopo l’approvazione, il vicesindaco Alessandro Terrile -. Voglio rivolgere un ringraziamento sincero a tutti coloro che hanno reso possibile questo piano di risanamento complesso, l’azienda, i consulenti, gli enti coinvolti, i consiglieri comunali che con il loro voto di oggi danno concretezza al risanamento, ma il mio grazie più sentito va alle lavoratrici e ai lavoratori di AMT. La loro responsabilità e comprensione in questi mesi difficili, nonostante le incertezze, sono state esemplari. Abbiamo lavorato con un obiettivo chiaro che oggi ribadiamo con forza: Amt è e rimarrà pubblica. È un patrimonio storico di Genova e dei genovesi, e abbiamo il dovere di tutelarlo per garantire un servizio di qualità e una mobilità realmente sostenibile».


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