Peste suina, il ministro Patuanelli alla Camera: «Quindici milioni per realizzare le recinzioni»
L’assessore regionale e vice presidente Piana: «Priorità alle riaperture, con l’esclusione dai divieti di tutti i Comuni che non sono stati interessati dalla peste suina e delle porzioni comunali che non prevedono territori a rischio». E ai comuni Anci dice: «Ai tecnici arrivati da Bruxelles, esperti per i territori di loro competenza, abbiamo mostrato l’orografia completamente diversa della nostra regione che rende impensabile e soprattutto inefficace la messa in opera di una sorta di Vallo di Adriano per confinarci letteralmente». Ma l’opinione del ministro sembra essere diversa

«Stiamo lavorando per il contenimento della peste suina». Lo ha detto il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, nel corso del “question time” alla Camera. Quindici milioni dei cinquanta del decreto Sostegni-ter saranno utilizzati per la realizzazione delle recinzioni. «Strumento fondamentale – ha detto il ministro – perché non si trasferisca la peste suina all’interno degli allevamenti domestici». Gli altri serviranno per ripagare i danni diretti alle aziende coinvolte. Non solo allevatori, ma anche imprese del turismo in zona rossa.
Le recinzioni sono la soluzione approntata negli altri paesi europei per impedire il dilagare della malattia che colpisce cinghiali e maiali. Una soluzione estremamente più difficile da attuare in un territorio come il nostro. Intanto l’Istituto Zoo Profilattico fa sapere che oggi non sono state ritrovate carcasse infette.
Sotto: tabella riassuntiva e cartina della situazione attuale fornite dall’Istituto.


«Posizionamento delle barriere e perimetrazione dell’area rossa sono state al centro dell’incontro online odierno convocato dal Ministero della Salute sulla base delle risultanze operative degli esperti inviati da Bruxelles per fornire un supporto tecnico volto ad individuare le misure più idonee a contenere la peste suina in Piemonte e in Liguria» recita una nota dell’assessorato regionale.
«Priorità alle riaperture – dice il vice presidente della Regione e assessore competente Alessandro Piana – con l’esclusione dai divieti di tutti i Comuni che non sono stati interessati dalla peste suina e delle porzioni comunali che non prevedono territori a rischio. Le barriere autostradali, che si stanno ulteriormente potenziando nelle zone più complesse, hanno funzionato, così come la mappatura conseguente ai sopralluoghi ripetuti con l’ausilio di tantissimi volontari resisi disponibili sin dalle prime ore dell’emergenza. A seguito delle riunioni succedutesi con il presidente Toti, con ANCI, ATC e Associazioni chiediamo la definizione di una core zone sensibilmente ridotta, che segua le barriere naturali e le strade, visto che ci siamo spinti oltre alle prescrizioni prudenziali forniteci, creando una zona di vuoto sanitario molto vasto utile al contenimento dell’epidemia nella fauna selvatica. A breve saranno completate le macellazioni e l’abbattimento dei suini d’allevamento, pertanto è il momento di dare dei segnali positivi a chi vive il territorio e al mondo dell’outdoor, già esasperato da anni per le chiusure da Covid-19. Proponiamo la riapertura dei sentieri, almeno di quelli tracciati. Potenzieremo le misure di biosicurezza, le attività di controllo nelle aree strategiche, le linee di comportamento per sentieri e attività, ma la ripartenza della Liguria è improcrastinabile. Intanto ricordiamo che nella nostra regione, secondo gli ultimi aggiornamenti, i casi positivi totali dall’inizio del monitoraggio restano 19».
Durante la riunione tra i sindaci dei 36 comuni liguri in zona rossa, assistiti da Anci, e Piana, con gli uffici regionali «è emersa una posizione unitaria e omogenea: rivedere i confini della zona rossa e allentare le misure restrittive in atto da due mesi, alla luce delle poche carcasse di cinghiali infetti rinvenute in territori comunque ben definiti e circoscritti» dicono all’Anci.
«Ringrazio Anci per la massima cooperazione sin dalle prime ore dell’emergenza – aggiunge Piana – importante per prevenire la diffusione dell’epidemia nella fauna selvatica. Nella riunione odierna abbiamo richiesto ai Comuni di intensificare ulteriormente le attività di pulizia e il ritiro celere dei rifiuti organici, poiché anche gli avanzi di un pasto in luoghi accessibili agli ungulati possono farsi veicolo di contagio. La stabilità della situazione e l’elevata concentrazione di casi in una zona ben definita ci impone di liberare una vasta area della Liguria, con l’esclusione dai divieti in primo luogo di tutti i Comuni che non sono stati interessati dalla peste suina. Lo dobbiamo ai cittadini e alle realtà che a vario titolo operano sul territorio e che hanno dimostrato anche troppa pazienza. Non accetterò matrimoni combinati con linee che non rispettino le esigenze della Liguria: ai tecnici arrivati da Bruxelles, esperti per i territori di loro competenza, abbiamo mostrato l’orografia completamente diversa della nostra regione che rende impensabile e soprattutto inefficace la messa in opera di una sorta di Vallo di Adriano per confinarci letteralmente. Abbiamo fatto la nostra parte su tutti i fronti: chiusure, sopralluoghi, monitoraggi, macellazione per rispondere prontamente all’emergenza con tutti i mezzi possibili e proponendo anche diverse soluzioni operative per le recinzioni. Nella riunione successiva con i tecnici del Ministero e gli esperti europei ci opporremo con decisione a imposizioni calate dall’alto: porteremo avanti tutte le misure necessarie al contenimento e all’eradicazione della pandemia, ma non opere deboli già sulla carta e fortemente penalizzanti».
L’incontro è stato propedeutico alla riunione di questo pomeriggio del tavolo dell’Unità di Crisi attivata dal Governo, in cui la Regione ha riferito le istanze dei territori auditi, è stata l’occasione per fare il punto sulle difficoltà in cui versa l’economia globale dei comuni coinvolti, la maggior parte dei quali vive di turismo legato all’outdoor.
«Considerando gli sforzi sostenuti dal punto di vista del contenimento e della ricerca, il prezzo pagato dal territorio è enorme in termini economici – afferma il direttore generale di Anci Liguria Pierluigi Vinai – Non crediamo che la strategia ‘auto-segregante’ abbia funzionato al meglio, abbiamo obbedito, lavorato, fatto quello che dovevamo fare, abbiamo cercato di monitorare le ordinanze comunali perché non fossero in contraddizione tra loro, abbiamo “sterminato” i nostri suini e oggi sentiamo i sindaci che ci esprimono difficoltà per l’economia dei territori: non siamo disponibili a subire una nuova “cortina di ferro”, non siamo stati noi liguri a generare l’ecatombe che il Governo ci prospettava tempo fa, visto che le carcasse a oggi rinvenute sono soltanto 19 e ben circoscritte, per cui riteniamo necessaria l’adozione di misure diverse, e continueremo a cercarle ma in condizioni di riapertura».
Tra le richieste pervenute dagli amministratori presenti all’incontro, proprio la riperimetrazione dell’area rossa, tenendo conto dei confini geografici e non amministrativi dei comuni, per rendere possibile «la più ampia gamma di libertà nelle “aree cuscinetto” confinanti con le aree dei ritrovamenti: una zona rossa limitata, ad esempio, ai territori situati tra le due arterie autostradali, A7 e A26, sede di maggior rinvenimento di carcasse infette si legge nella nota dell’Anci -. Estendere al litorale confini così ampi sembra opportuno, in assenza di conclamato pericolo. Secondo i primi cittadini, infatti, non ci sarebbero più i presupposti per rimanere tutti in zona rossa, considerati i numeri esigui dei ritrovamenti (19, ad oggi). Altra soluzione proposta nel corso della riunione è stata quella di isolare i grandi allevamenti, non i boschi, e considerare anche l’impatto psicologico delle misure restrittive sui cittadini: ipotizzare lo stop a tutte le attività legate all’outdoor comporta inevitabilmente l’inaccettabilità sociale davanti a prescrizioni considerate ingiuste».


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