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Galliera, bufera sull’app con geolocalizzazione per timbrare: «Così si viola la privacy dei lavoratori»

Il caso riguarda il personale del centro trasfusionale trasferito al San Martino. Stefano Giordano del MoVimento 5 Stelle annuncia un esposto al Garante della privacy, insieme a iniziative urgenti in Regione con Armando Sanna del Partito Democratico

La timbratura tramite applicazione con geolocalizzazione per il personale del centro trasfusionale del Galliera finisce al centro dello scontro politico regionale. A sollevare il caso sono il capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, Stefano Giordano, e il capogruppo regionale del Partito Democratico, Armando Sanna, che denunciano il rischio di un controllo invasivo sui lavoratori dopo il trasferimento del personale all’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico-Azienda ospedaliera universitaria San Martino.

Secondo i due esponenti dell’opposizione, la richiesta di utilizzare l’applicazione “Irisweb” per la rilevazione delle presenze tramite timbratura geolocalizzata, in attesa dell’attivazione dei sistemi ordinari, pone questioni gravi sul piano della tutela dei dati personali e del rispetto dei diritti dei dipendenti. Stefano Giordano e Armando Sanna parlano di una misura che, oltre a introdurre una forma di localizzazione del personale, verrebbe richiesta utilizzando dispositivi personali, senza che siano stati chiariti in modo sufficiente presupposti giuridici, garanzie, limiti del trattamento e modalità di conservazione delle informazioni raccolte.

La contestazione nasce dalla documentazione relativa al passaggio del personale e viene sostenuta anche dalla denuncia dell’Unione sindacale di base del Galliera. Per i capigruppo di M5S e Pd, il punto non è la necessità di garantire la rilevazione delle presenze, ma il metodo scelto. A loro giudizio, infatti, esisterebbero soluzioni meno invasive e più semplici per gestire una fase temporanea, senza ricorrere alla geolocalizzazione. Il timore politico e sindacale è che una procedura presentata come transitoria possa trasformarsi in un precedente, aprendo la strada a modalità di controllo sempre più estese nei confronti dei lavoratori.

Stefano Giordano annuncia un esposto al Garante per la protezione dei dati personali, nel quale saranno segnalati diversi profili di criticità. Tra questi, il possibile mancato rispetto del principio di minimizzazione previsto dal Regolamento generale sulla protezione dei dati, l’assenza di chiarezza sulla base giuridica del trattamento dei dati di localizzazione, i dubbi sul rispetto delle norme relative al controllo a distanza, la mancanza di un’informativa completa e trasparente e la possibile necessità di una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati, proprio perché il sistema viene considerato potenzialmente invasivo.

La vicenda approderà anche in Regione. Il MoVimento 5 Stelle presenterà un ordine del giorno urgente fuori sacco, cofirmato da Armando Sanna per il Partito Democratico, e chiederà una commissione dedicata, sempre con carattere d’urgenza. L’obiettivo dichiarato è ottenere chiarimenti formali sull’utilizzo dell’applicazione, sulle tutele previste per il personale e sull’eventuale coinvolgimento delle rappresentanze sindacali e degli organismi competenti in materia di protezione dei dati.

Nella presa di posizione, Giordano e Sanna attaccano anche la gestione complessiva della sanità ligure da parte della Regione, sostenendo che il sistema avrebbe bisogno di misure organizzative credibili e concrete, non di strumenti percepiti come forme di sorveglianza. «La digitalizzazione non può trasformarsi in sorveglianza», affermano i due capigruppo, che definiscono il caso un fatto gravissimo e parlano di un “Grande Fratello” che non risolverebbe il caos quotidiano vissuto da operatori sanitari e cittadini.

Al centro della questione resta quindi il bilanciamento tra organizzazione del lavoro, transizione del personale e tutela della riservatezza. Per l’opposizione, la geolocalizzazione applicata alla timbratura non può essere considerata una scorciatoia amministrativa, soprattutto se riguarda dispositivi personali e dati sensibili sul piano della vita lavorativa. Ora si attende di capire se dall’azienda sanitaria e dalla Regione arriveranno chiarimenti sui motivi della scelta, sulla durata della misura e sulle garanzie offerte ai dipendenti coinvolti.


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