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Musei statali in crisi (-3,85%): Spinola frana (-10.91%) Crescono comunali e Ducale

La verità dei numeri: la perdita di visitatori è solo del Polo Museale dello Stato (-5.562 ingressi in città) mentre il Ducale conquista 13.000 visitatori, l’Acquario 17.755, i musei comunali 22.431. Non vale, quindi, l’infelice scusa accampata dagli uffici liguri del Mibact: <Difficoltà a causa del Ponte Morandi>
I dati forniti dal Polo Museale della Liguria sono frammentari e per lo più non confrontati con quelli precedenti. Non viene nemmeno fornito il risultato totale regionale. Di sentire l’assessore Ilaria Cavo (che ha inviato un comunicato alle 19:58 ritenendo di esprimersi in modo entusiasta sui risultati dei siti dello Stato senza nemmeno toccare i tragici risultati di quelli genovesi) non c’è stato verso. E cercando dati in rete abbiamo scoperto che…


di
Monica Di Carlo

<Casomai senta l’assessore Grosso o il direttore di Palazzo Reale>: questa la risposta che riceviamo dall’ufficio stampa della Regione alle 20:18, dopo che alle 20:11 lo avevamo interpellato per chiedere di parlare con l’assessore regionale alla Cultura Ilaria Cavo per chiarimenti su un comunicato encomiastico inviato alle 19:58 sui risultati del Polo museale della Liguria. Peccato che non si parli di musei comunali, che l’assessore Barbara Grosso (comunale) non c’entri nulla (il suggerimento di rivolgerci a lei suona come una provocazione porta con superficialità e scarso rispetto sia nei nostri confronti sia in quelli dell’assessore Grosso) e che all’assessore Cavo intendessimo chiedere ragione non dei numeri (ha deciso lei di parlarne nonostante la competenza sia statale e noi non siamo adusi pubblicare veline) ma di un comunicato che ha inteso inviare nonostante la Regione non abbia competenze e sorvolando ampiamente sulla preoccupante debacle dei musei statali di Genova. Alla luce del commento deciso e molto positivo avremmo voluto chiedere e ulteriori precisazioni sulle considerazioni a proposito del fumoso comunicato del Mibact ligure immaginando che ne sapesse più di quanto era stato comunicato ai media e che è stato battuto tal quale e come oro colato, senza un minimo di analisi critica (bastava qualche addizione o sottrazione, infondo) facendo passare un messaggio non realistico. Parlando, ad esempio, dell’aumento dei paganti a Palazzo Reale (sulle iniziative costruite dall’ex direttore-miracolo Serena Bertolucci prima di vincere il bando per la direzione di Palazzo Ducale) e minimizzando il crollo delle visite totali. Perché un museo non è una salumeria, è luogo di cultura e di didattica. La partecipazione alle iniziative a ingresso gratuito, se gestite in maniera onesta (come accade al “Reale”), sono un invito a conoscere e a tornare, soprattutto in un museo che ha bisogno di rilancio, sono comunque accesso alla Cultura.

Il Mibact ligure ha inviato un comunicato, fumoso dicevamo, che sembra costruito ad hoc per nascondere la polvere sotto il tappeto, da far venire l’orticaria agli appassionati di statistica, con dati incompleti, parziali, non confrontati e autogiustificazioni da lasciare allibiti per il tonfo di Palazzo Reale e, soprattutto, di Palazzo Spinola, struttura che segna un preoccupantissimo -10,91% rispetto all’anno precedente, giustificato dall’ufficio locale del Mibact come se la perdita fosse stata causata da un meteorite caduto dal cielo: <La splendida dimora di Palazzo Spinola di Pellicceria, purtroppo fino al Natale 2019 chiusa in tutti i festivi, passa da 31.136 visitatori nel 2018 a 27.731, dimostrando di aver contenuto questa forte limitazione in una discesa che in questa carenza trova le sue più logiche spiegazioni. Da dicembre 2019 il Museo ha potuto riaprire nelle domeniche restituendo al pubblico una consuetudine irrinunciabile>. A parte che in tutto il mondo occidentale i musei sono chiusi solo il lunedì, non poi così irrinunciabile, visto che le chiusure sono continuate per mesi, anche quelli più turistici. E, lo ripetiamo, non è che su Palazzo Spinola sia caduto un meteorite: il Ministero allora retto dal ministro pentastellato Alberto Bonisoli non ha provveduto a sostituire il personale andato in pensione e quindi il palazzo è stato chiuso per sua precisa responsabilità.

Su Palazzo Reale il comunicato del Mibact dice questo: <111.130 ingressi con oltre 54.500 paganti (contro i 113.287 e 50.623 paganti del 2018), un dato di grande incoraggiamento anche in considerazione del difficile periodo che la città, dal 14 agosto 2018, ha dovuto gestire e, nello specifico, della necessità di alcune riduzioni d’orario che hanno depotenziato il Museo tra il novembre 2018 e il novembre 2019, oggi superate grazie al generoso impegno del personale>. Una scusa bella e buona che cerca di sfruttare la tragedia della città per giustificare il fallimento. Prova ne sia il fatto che, come vedremo più avanti, sia i musei comunali sia Palazzo Ducale, sia l’Acquario sia i Rolli Days sono cresciuti, così come i turisti in città.

A Palazzo Ducale sono tornate le code per mostre ed eventi

Ancora una volta, la responsabilità è non del personale, ma del Mibact (ai tempi del governo gialloverde) che non ha fornito personale sufficiente a coprire i turni. Né il meteorite né il crollo del Morandi, ma personale scarso, pensionati non sostituiti, chiusure obbligate perché non c’erano (e ancora non ci sono, anche se la situazione è ora meno critica) i custodi per sorvegliare le sale. L’operato della nuova direttrice Alessandra Guerrini (a parte le iniziative di attrazione gratuite che hanno visto crollare le presenze di 6.034 unità) lo si potrà giudicare sui risultati dell’anno in corso, con i nuovi progetti: i risultati relativi agli ingressi paganti sono ancora tutti relativi ai “progetti Bertolucci”.
Peraltro, non è un mistero per nessuno, nell’ambiente, che la ex direttrice apriva Palazzo Reale faceva anche il guardiano nel museo pur di non chiudere quando il personale mancava. Certo, lo scorso anno la situazione del personale è sensibilmente peggiorata rispetto a quello precedente a causa di “quota 100”.


Ma vediamo i numeri, che per loro natura non sono interpretabili: si leggono e basta.
Palazzo Reale: 113.287 ingressi nel 2018; 111.130 nel 2019: -2157 ingressi pari a -1,9%.
Palazzo Spinola: 31.136 ingressi nel 2018; 27.731 nel 2019: -3.405 ingressi, pari a -10,91%
Totale: 144.423 ingressi nel 2018, 138.861 ingressi nel 2018: -5.562 ingressi pari a -3,85%.


Insomma, un netto segno meno che appare ancora più evidente dopo qualche anno di crescite a due cifre.
Nei primi cinque mesi del 2018 la Liguria è la regione italiana culturalmente più dinamica in relazione ai musei e ai siti statali, con un incremento di visitatori pari al 37,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Risulta al primo posto in Italia per crescita di visitatori secondo i dati Mibact.
Nel 2017 la crescita fu del 25,93%.

Difficile, ragionevolmente, che qualcuno possa considerare passare dal +37,1% al -3,85% una vittoria. Eppure… Eppure il comunicato del Mibact ligure parla di <numeri che testimoniano l’ottimo trend di pubblico vissuto dall’importante istituzione ormai da qualche anno>. E tutto finisce in copia e incolla su media anche blasonati.


Ilaria Cavo

È ormai sera quando giunge il comunicato dell’assessore regionale Ilaria Cavo che, come leggerete, intende esprimersi su qualcosa che non è di sua competenza, lecitamente commentando i dati Mibact e poggiando cappello senza guardare tanto per il sottile sui pretesi risultati positivi. Cosa dice il comunicato? Eccolo, testuale:

Il trend dell’aumento dei visitatori musei statali presenti in Liguria conferma l’attrattività della nostra regione a livello culturale e turistico.
Una crescita che continua e aumenta di anno in anno e che premia la capacità e la volontà di fare rete e interpretare il territorio. Tutti i siti sono diventati motore di cultura: la spinta di Luni, per fare un esempio, è iniziata con una collaborazione tra Polo museale e Regione Liguria, che ha voluto portare lì le produzioni teatrali, e che è stata favorita anche da una agevolazione infrastrutturale.
Non possiamo non citare il castello di Finale, che ha saputo vivacizzarsi e scommettere su apertura continuativa, e la varietà di proposte della fortezza Firmafede di Sarzana. Proprio il successo delle fortezze, in tutta la regione dimostra che viene premiata la formula che abbia la qualità del contenuto (le mostre) alla qualità del contenitore: dimostra che la Liguria è un museo a cielo aperto e che anche nella promozione congiunta di cultura e territorio sta la sua forza.

Nemmeno una parola sui musei genovesi e sulla loro evidente e drammatica débâcle. Di questo avremmo voluto chiedere all’assessore, chiamando immediatamente l’ufficio stampa all’ora del tardivo invio del comunicato (non è colpa nostra se è stato inviato dalla Regione all’ora di cena: fosse stato inviato ad ora più consona le domande le avremmo fatte all’ora della merenda, cosa che non ci avrebbe costretto a scrivere di notte). Ma siamo stati informati che Cavo era andata a cena e non era contattabile. L’addetta stampa ha tentato di fornirci suoi personali commenti e abbiamo ovviamente risposto che il suo pensiero, al di là della stima personale per la persona e per il suo sforzo, non equivale alla risposta virgolettata di un assessore. Spiace, ma come si è detto non siamo adusi pubblicare veline e se abbiamo domande da fare le facciamo, qualsiasi ora sia, per rispetto ai nostri lettori. Se si manda un comunicato alle 20 non si può non essere disponibile per chiarimenti alle 20:10.
Da quanto sta scritto nel comunicato, comunque, si desumono parecchie cose. Ad esempio che il risultato di Luni è dovuto agli spettatori degli spettacoli. Intendiamoci, non sono numeri assoluti da lasciare a bocca aperta. Lo stesso Mibact informa che sono stati solo 19.528 i visitatori del 2019: un sesto di quelli di Palazzo Reale.

Dati “interpretati”: li abbiamo confrontati e abbiamo scoperto che anche in ambito regionale non sono poi così eccezionali: cali anche fuori Genova

Il comunicato Mibact ci informa di un 64% in più dei visitatori ottenuto da Forte Santa Tecla a Sanremo. Una bella percentuale vista così, non confrontata. La pignoleria ingenerata in chi scrive dalla necessità di diradare la fuffa attorno a una diffusione di dati ampiamente interpretata alla fonte ci ha spinto a cercare i numero pregressi in rete. Da cui si desume che c’è stata una brusca e consistente frenata nella crescita.
Secondo il sito Mibact nazionale, infatti, i visitatori del Forte di Santa Tecla erano cresciuti nel 2017 del 178%: la crescita è dunque ridotta a un terzo. La Villa romana del Varignano a Porto Venere, nello stesso anno, era cresciuta del 133%: dai 1.489 del 2016 ai 3.470 visitatori nel 2017. Quest’anno sono stati solo 2.710, ben 760 in meno, il 22% in meno. C’è ben poco da gioire per la Liguria in questi dati.
Abbiamo scoperto che nei primi 5 mesi del 2018 i soli Palazzo Reale e Palazzo Spinola erano cresciuti del 61%. Ricordiamo che nel 2019 sono calati del 3,85 e, alla luce di questo, l’entusiasmo dell’assessore Cavo risulta scarsamente comprensibile.

Non vi sappiamo dire, al momento, se il numero totale dei visitatori ai siti della Liguria sia cresciuto: nel comunicato Mibact non c’è traccia del dato assoluto. Forse l’assessore Cavo ne sa più di noi visto il suo commento entusiasta nel comunicato: anche questo avremmo voluto chiederle anche alla luce dei cali che abbiamo potuto verificare non solo su Genova.
Saremo anche mal pensanti (lo dobbiamo essere per mestiere: chi non si fa domande non cerca risposte), ma un dato non reso noto, generalmente, lo è perché non è poi così propizio a chi comunica. Siamo certi che stavolta non sia così, ma ve lo faremo sapere chiedendolo ufficialmente (numeri assoluti e percentuali) e aggiornando questo articolo.

La villa romana del Varignano ha perso nel 2018 il terreno conquistato negli anni precedenti

Ed eccoli i dati regionali forniti dal Mibact: assoluti per il 2019 e per singolo sito, non confrontati né coi numeri assoluti né in percentuale con quelli degli anni precedenti. Molti, indipendentemente dal valore assoluto sono numeri (purtroppo) ampiamente residuali. Ed è un peccato, perché si tratta in alcuni casi di luoghi di valore storico, culturale e scientifico incredibile, come i Balzi Rossi, l’area di Luni o il Museo archeologico di Chiavari, dei quali consigliamo a tutti la visita. Visti così, i dati non significano nulla. È un caso che al Mibact, dimenticando di fornire il dato assoluto, abbiano anche dimenticato ogni confronto? È una circostanza quantomeno curiosa.

Forte Santa Tecla (Sanremo, IM) 89.114
Forte San Giovanni (Finale Ligure, SV) 26.500
Museo archeologico nazionale di Luni e zona archeologica (Luni, SP) 19.528
Fortezza Firmafede (Sarzana, SP) 13.529
Museo preistorico dei Balzi Rossi e zona archeologica (Ventimiglia, IM) 12.139
Villa Rosa – Museo dell’arte vetraria altarese (Altare, SV) 6.800
Fortezza di Sarzanello (Sarzana, SP) 5.561
Area archeologica di Nervia (Ventimiglia, IM) 3.320
Castello di San Terenzo (Lerici, SP) 3.202
Villa romana del Varignano (Portovenere, SP) 2.710
Museo archeologico di Chiavari (Chiavari, GE) 1.560

Aggrapparsi al risultato percentuale delle fortezze (+70%, ma non conosciamo il risultato percentuale degli scorsi anni e cioè se il trend è in salita o in discesa) pare, francamente, pretestuoso. E dannoso è per il futuro del turismo culturale tentare maldestramente di mettere sotto il tappeto l’ampio crollo di visitatori nelle strutture sul territorio non solo genovese.


L’infelice scusa del crollo del Ponte Morandi

Torniamo all’infelice decisione del Polo Museale della Liguria di giustificare la netta e rovinosa débâcle con difficoltà legate al crollo del Ponte Morandi. Che tutti gli altri luoghi museali, lo diciamo subito, non hanno patito.

Palazzo Ducale, 13mila visitatori in più

Palazzo Ducale, ponte o non ponte, ha chiuso il 2019 con un’incoraggiante crescita di 13.000 visitatori (rispetto al 2018) che hanno partecipato a tutte le varie iniziative, cicli, incontri, festival e che hanno visitato le sue mostre.  Nel 2019 i visitatori degli eventi sono stati circa 458.000, in crescita dopo 2 anni di disastroso calo. L’incremento è stato del 2,83% e bisogna tener anche conto che la nuova direttrice Serena Bertolucci (che ha lasciato il Polo Museale per la Fondazione per la Cultura e a questo punto vien da dire che le conseguenze per il primo sono ampiamente visibili) ha dovuto costruire quasi tutto “ex novo” cominciando nell’anno a mettere in atto i propri progetti.

L’Acquario conquista 17.555 visitatori

Veniamo all’Acquario: 1.001.400 visitatori nel 2018, mentre bel 2019 sono stati 1.018.955 con un incremento di 17.555 visitatori. “Solo” +1,75, ma i dati assoluti, come è evidente, sono enormi. Eh, no, nemmeno in questo caso la sciagura del ponte ha trascinato in basso gli ingressi. Costa Edutainment ha saputo investire in una buona promozione e proporre novità per contrastare le difficoltà e ha ottenuto quel risultato di crescita che il Polo Museale non ha saputo ottenere.

Crescono anche i musei Comunali: 22.431 visitatori in più

Nonostante le difficoltà della viabilità che certo non hanno aiutato le strutture museali comunali e nonostante la chiusura a dicembre di Palazzo Rosso e Museo di Sant’Agostino (operazione obbligata dalla necessità di adeguare alle norme di sicurezza le strutture per troppi lustri abbandonate), anche i musei comunali finiscono l’anno col segno positivo.
I visitatori erano stati 693.946 nel 2018 mentre il 2019 termina con 716.377 ingressi, con un incremento di 22.431 biglietti staccati (+3,23%).

Rolli Days: +44.756 partecipanti

In crescita anche i Rolli Days: 193.339 i partecipanti nel 2018, 240.095 nel 2019 (+24.1%), a testimoniare che i visitatori della città hanno voglia di arte, cultura, storia. Solo che le hanno cercate ovunque meno che nelle sedi museali di Palazzo Reale e Palazzo Spinola.

I dati confrontabili mostrano inconfutabilmente che anche a colpo d’occhio a calare sono stati solo i musei dello Stato

Il turismo culturale è pane per la Liguria. Merita maggiore rispetto e più attenzione

Invece di perdere tempo a cercare scuse facilmente smentibili e “vestire” i dati in modo che a sguardi poco attenti sembrassero accettabili, è certamente il caso di mettersi a lavorare per trovare una soluzione, magari di concerto con la Regione che ha dimostrato di essere così attenta alle ricadute dei luoghi storici e museali statali della Liguria da licenziare un comunicato all’ora di cena. Il turismo culturale è pane per il nostro territorio, ricchezza, destagionalizzazione, lavoro e occupazione di qualità anche per le strutture ricettive e di ristorazione. È ben di più dell’ennesima occasione di cui approfittare in fretta e senza andare troppo sul sottile sui numeri reali per aggiungere un altro tassello alla (ormai asfissiante) comunicazione elettorale in vista delle Regionali.

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