Street art, a sorpresa al Ducale arriva mostra di Obey, autore di “Hope”
Palazzo Ducale procede come un treno: la mostra di Banksy ha toccato le 22mila presenze, procede con ottimismo verso le 30 mila e, grazie al topo mutuato da un altro street artist, Stevo, offre lo spunto per andare alla scoperta del centro storico. Intanto, la Fondazione per la Cultura prepara una sorpresa fuori programma: la mostra di Obey, l’autore del manifesto “Hope” che riproduce il volto stilizzato di Barack Obama in quadricromia, diventato l’icona della campagna elettorale che ha poi portato il rappresentante democratico alla Casa Bianca
“Il secondo principio di un artista chiamato Banksy” ha avuto un successo maggiore alle aspettative: ha convinto giovani, meno giovani e intere famiglie: genovesi e turisti che in 22mila hanno già visitato la mostra aperta dal 23 novembre 2019 (e fino al 29 marzo 2020) nel sottoporticato di Palazzo Ducale.
Nei prossimi giorni, il senso che Palazzo Ducale si è scoperto per la street art sconfinerà nei carruggi con un “non concorso” (forse) ma, scrive il direttore Serena Bertolucci sulla sua pagina Facebook, però certamente un invito. <Per andare nel centro storico. Per viverlo. Per guardarlo. Per dare un motivo di passaggio diverso e originale. Perché l’arte e la cultura devono contribuire come possono a vincere una sfida. E in premio (anche) un biglietto per la mostra di Banksy>. Opere dello street artist Stevo saranno sistemate in tre luoghi sconosciuti del centro storico”. Saranno su supporto rimovibile e chi le troverà vincerò l’opera, il biglietto per l’esposizione di Bansky, colazione, pranzo e cena presso noti pubblici esercizi. Gli indizi compariranno sulla pagina Instagram di Stevo.

Non è la prima volta che Bertolucci collega “museo” e città vecchia. Quando era direttore del Polo Museale per la Liguria aveva portato avanti un grande lavoro per la zona di Pre’ sia attraverso iniziative, sia gestendo il patrimonio immobiliare di Palazzo Reale.
Stevo è già noto ai genovesi per le interpretazioni “dialettali” del topo di Banksy.
La mostra di Bansky, un successo superiore alle aspettative
Nessuno lo ha mai visto, nessuno conosce il suo viso, non circolano foto che lo mostrino: eppure Banksy conquista il mondo attraverso opere di inaudita potenza etica, evocativa e tematica. Originario di Bristol, nato intorno al 1974, inquadrato nei confini generici della Street Art, Banksy rappresenta un esemplare caso di popolarità per un artista vivente dai tempi di Andy Warhol. Ad oggi possiamo considerarlo il più grande artista globale del nuovo millennio.
La mostra a Palazzo Ducale riunisce opere e oggetti originali dell’artista britannico. Ci sono i dipinti a mano libera della primissima fase della sua carriera e numerosi stencil. Ci sono le serigrafie che Banksy considera vitali per diffondere i suoi messaggi. Ci sono oggetti installativi e altre opere provenienti da Dismaland (come la scultura Mickey Snake con Topolino inghiottito da un pitone).
Obey e l’immagine conosciuta in tutto il mondo

L’artista e illustratore statunitense Frank Shepard Fairey è un altro tra i più noti street artist. È conosciuto anche col nome d’arte Obey.
Cresce nella Carolina del Sud, compie studi artistici e nel 1988 si diploma presso l’Accademia d’arte. Nel 1989 idea e realizza l’iniziativa Andre the Giant Has a Posse; dissemina i muri della città con degli adesivi (stickers) che riproducono il volto del lottatore di lotta libera André the Giant; gli stessi sono stati poi replicati da altri artisti in altre città. Lo stesso Fairey ha poi spiegato che non vi era nessun significato particolare nella scelta del soggetto, il senso della campagna era quello di produrre un fenomeno mediatico e di far riflettere i cittadini sul proprio rapporto con l’ambiente urbano.
Ma l’iniziativa che ha dato visibilità internazionale a Fairey è stato il manifesto Hope che riproduce il volto stilizzato di Barack Obama in quadricromia, diventato l’icona della campagna elettorale che ha poi portato il rappresentante democratico alla Casa Bianca. Il critico d’arte Peter Schjeldahl ha definito il poster “la più efficace illustrazione politica americana dai tempi dello Zio Sam”. Il manifesto apparve, sempre durante la campagna elettorale del 2008, con altre due scritte: “Change” e “Vote”. Il comitato elettorale di Obama non ufficializzò mai la collaborazione con Fairey, probabilmente perché i manifesti venivano affissi illegalmente, come nella tradizione della street-art, ma il presidente, una volta eletto, inviò una lettera all’artista, resa poi pubblica, in cui ringraziava Fairey per l’apporto creativo alla sua campagna. La lettera si chiude con queste parole: “Ho il privilegio di essere parte della tua opera d’arte e sono orgoglioso di avere il tuo sostegno”.




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