Parco di Portofino, il Consiglio di Stato ferma il “parco-francobollo”, bocciata la riduzione a tre Comuni

Respinto il ricorso della Regione Liguria sulla perimetrazione provvisoria ridotta del Parco nazionale di Portofino. Opposizioni all’attacco: per Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra è una vittoria della tutela ambientale. La Regione replica e chiede al ministero di andare avanti sul parco a tre Comuni

Il Consiglio di Stato boccia la linea della Regione Liguria sulla riduzione del Parco nazionale di Portofino e riapre con forza una partita politica, ambientale e istituzionale che da anni divide territorio, amministrazioni e associazioni ambientaliste. Con due sentenze pubblicate oggi, la 3770 e la 3771 del 2026, i giudici amministrativi hanno respinto gli appelli presentati dalla Regione contro le pronunce del Tribunale amministrativo regionale della Liguria del 2024, che avevano annullato il decreto del ministro Gilberto Pichetto Fratin sulla perimetrazione provvisoria del Parco nazionale limitata a tre Comuni. Quel decreto aveva sostituito il precedente provvedimento dell’allora ministro Roberto Cingolani, che prevedeva una perimetrazione provvisoria estesa a undici Comuni.

La decisione viene letta dalle opposizioni come una sconfitta pesante per il centrodestra ligure e per il progetto del cosiddetto “parco-francobollo”, cioè una versione fortemente ridotta del Parco nazionale. Per la Regione Liguria, invece, le sentenze non fermerebbero l’iter avviato per arrivare all’istituzione definitiva del Parco nazionale a tre Comuni, d’intesa con il ministero dell’Ambiente e con le amministrazioni locali interessate. Lo scontro, quindi, non si chiude: si sposta sul prossimo passaggio istituzionale.


Il Movimento 5 Stelle parla di «ennesima, sonora bocciatura per la destra regionale ligure sul Parco nazionale di Portofino». Il capogruppo regionale Stefano Giordano e la referente del gruppo territoriale Tigullio e Valli Barbara Tronchi rivendicano la decisione come «una vittoria importantissima per il territorio, per l’ambiente e per tutti quei cittadini che in questi anni hanno difeso il progetto dalle scelte miopi della destra». Per gli esponenti pentastellati, il principio stabilito dai giudici sarebbe netto: «La tutela ambientale non può essere piegata a logiche politiche».
Secondo Giordano e Tronchi, la perimetrazione deve fondarsi su criteri tecnico-scientifici, come quelli elaborati dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, e non su «pressioni territoriali o convenienze di parte». Il Movimento 5 Stelle attacca duramente la giunta regionale, accusandola di avere tentato di ridurre il Parco a «poco più di un misero francobollo» per andare incontro alle «solite lobby della caccia e del cemento amiche della destra». Ora, aggiungono, la Regione dovrebbe «fare un deciso passo indietro» e smettere di ostacolare una perimetrazione coerente con gli obiettivi di tutela ambientale indicati dagli organismi scientifici.
Sulla stessa linea la deputata Valentina Ghio, vicepresidente del gruppo del Partito Democratico alla Camera, che parla di una sentenza capace di smontare il progetto del “parco-francobollo”. «Il Consiglio di Stato certifica ancora una volta l’inconsistenza e l’illegittimità della scelta della destra ligure di ridurre il Parco nazionale di Portofino a un parco-francobollo, in aperto contrasto con i criteri tecnico-scientifici indicati dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale», dichiara Ghio. Per la parlamentare dem, si tratta di «una bocciatura pesante» che colpisce la volontà della Regione di perseverare in un errore politico e istituzionale già denunciato più volte anche in Parlamento.
Ghio ricorda di avere presentato diverse interrogazioni al ministro Gilberto Pichetto Fratin per segnalare le incongruenze della scelta regionale. «In questi anni ho presentato diverse interrogazioni al ministro per portare all’attenzione del Governo le incongruenze e la cecità politica della Regione Liguria, che ha scelto scientemente di ignorare le indicazioni dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale pur di inseguire una battaglia ideologica contro il Parco nazionale. Oggi quella linea viene clamorosamente smentita dai giudici amministrativi».
Per la vicepresidente del gruppo del Partito Democratico, la scelta della destra avrebbe fatto perdere tempo e risorse al territorio. «Il furore ideologico della destra ha fatto perdere al territorio anni di occasioni, investimenti e risorse legate alla valorizzazione ambientale, turistica e sostenibile di un’area unica al mondo», afferma Ghio. «Invece di costruire una prospettiva di sviluppo e tutela, hanno preferito alimentare paure e interessi di parte, bloccando un progetto strategico per il Tigullio e per tutta la Liguria». Da qui la richiesta alla Regione di prendere atto della sentenza, smettere di ostacolare il percorso del Parco nazionale e aprire la strada anche ai Comuni che avevano espresso la volontà di aderire.
Anche Selena Candia, capogruppo regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, esulta per la decisione. «Il parco-francobollo di Portofino resterà solo nei sogni di Marco Bucci e Giovanni Toti», dichiara, ricordando che dopo il Tribunale amministrativo regionale anche il Consiglio di Stato ha dato ragione a Lipu, Wwf e Legambiente, le associazioni che si erano opposte al progetto di una mini-riserva limitata a tre Comuni. Per Candia, ora si può finalmente tornare a discutere seriamente del futuro di un’area di grande pregio naturalistico, da proteggere e valorizzare attraverso un turismo sostenibile e compatibile con la tutela dell’ecosistema.
La capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra richiama l’ipotesi di un Parco su undici Comuni, con una superficie superiore ai 5.300 ettari, scenario prospettato dal ministero nel 2017 e ribadito nel 2021. Quel disegno, secondo la consigliera Avs, sarebbe stato cancellato nel 2023 da un accordo al ribasso tra la giunta regionale guidata da Giovanni Toti e il Governo Giorgia Meloni, entrambi di centrodestra, con l’idea di un Parco nazionale ridotto a soli tre Comuni. «Il parco può diventare un fattore di crescita e sviluppo per l’intero sistema economico e turistico, aiutando a generare posti di lavoro di qualità», aggiunge Selena Candia, annunciando che l’impegno proseguirà anche per salvare l’area marina protetta di Portofino da ogni ipotesi di cancellazione.
La Regione Liguria respinge però la lettura delle opposizioni e, con una nota congiunta degli assessori Alessandro Piana e Alessio Piana, sostiene che le sentenze riguardino gli appelli contro due pronunce del Tribunale amministrativo regionale del 2024 e non abbiano conseguenze sull’iter nel frattempo avviato per l’istituzione definitiva del Parco nazionale a tre Comuni. Secondo la Regione, il punto su cui era stato presentato ricorso al Consiglio di Stato riguardava l’interpretazione del Tribunale amministrativo regionale secondo cui l’intesa tra ministero e Regione non sarebbe necessaria per istituire la perimetrazione provvisoria. Una posizione che la Regione considera lesiva del principio di sussidiarietà.
Nella nota, i due assessori sostengono che il percorso per arrivare al Parco nazionale a tre Comuni sia proseguito d’intesa con il ministero dell’Ambiente e con le amministrazioni locali, raccogliendo elementi istruttori che, secondo la Regione, sconfesserebbero i dati tecnico-scientifici elaborati dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Le valutazioni dell’Istituto, affermano gli assessori regionali, si baserebbero sulla cartografia della Rete ecologica risalente al 2009, considerata meno definita rispetto alle cartografie oggi disponibili e priva dei processi di evoluzione naturale e antropica intervenuti sul territorio in quasi vent’anni.
La posizione della Regione resta dunque favorevole a un Parco nazionale non più esteso della storica perimetrazione del Parco regionale. Secondo i due Piana, al di fuori di quel perimetro il territorio sarebbe fortemente urbanizzato, antropizzato e interessato da infrastrutture autostradali, stradali e ferroviarie. Per questo gli assessori esortano il ministero dell’Ambiente a concludere rapidamente l’iter istitutivo del Parco nazionale a tre Comuni, dando seguito all’intesa e arrivando all’approvazione del Decreto del Presidente della Repubblica.
La Regione arriva anche a indicare un’alternativa drastica: secondo la nota degli assessori, il completamento del Parco a tre Comuni sarebbe «l’unica alternativa all’abrogazione tout court» della norma istitutiva del Parco nazionale di Portofino. È il segno che il confronto resta molto duro. Da una parte le opposizioni e le associazioni ambientaliste leggono la sentenza come la conferma che la tutela deve seguire criteri scientifici e non logiche politiche. Dall’altra la Regione rivendica la propria linea, contesta l’attualità delle basi tecniche usate per la perimetrazione più ampia e chiede di arrivare comunque al Parco nazionale ristretto.
La decisione del Consiglio di Stato non spegne quindi il conflitto, ma ne ridefinisce i rapporti di forza. Il “parco-francobollo” esce indebolito sul piano giudiziario, mentre torna al centro il nodo originario: che cosa debba essere il Parco nazionale di Portofino. Un’area limitata alla cornice storica più ristretta, come sostiene la Regione, o un sistema ambientale più ampio, capace di includere undici Comuni e di costruire attorno al Tigullio una strategia di tutela, turismo sostenibile e sviluppo di lungo periodo.
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