Palazzo Ducale, finale col botto e 13mila visitatori in più nel 2019
Oltre 800 persone hanno trascorso il Capodanno a Palazzo Ducale: 110 alla cena Anni Venti, 700 alla cena veloce o al brindisi (con visita alle mostre). Un finale col botto per il nuovo corso della Fondazione per la Cultura che, dopo un anno di direzione di Serena Bertolucci, finalmente riprende quota e torna a crescere.
Sono stati circa 11.000 le persone che dal 26 dicembre al 1° gennaio hanno visitato le tre mostre di Palazzo Ducale: Anni Venti. L’età dell’incertezza, Il secondo principio di un artista chiamato Banksy e Alfred Hitchcock.
I giorni di maggior affluenza sono stati il 28 e il 29 dicembre e decisamente il 31 con musica, brindisi e un cena speciale per un Capodanno all’insegna delle atmosfere degli Anni Venti, decennio e tematiche a cui è dedicata la mostra allestita nell’Appartamento del Doge fino all’8 marzo.
La media giornaliera dei visitatori è stata di 1.570.
Palazzo Ducale chiude l’anno con un’incoraggiante crescita di 13.000 persone (rispetto al 2018) che hanno partecipato a tutte le varie iniziative, cicli, incontri, festival e che hanno visitato le sue mostre. Nel 2019 i visitatori degli eventi sono stati circa 458 mila, in crescita dopo 2 anni di disastroso calo.

Nel 2018 il grafico dei visitatori presente negli anni precedenti nel bilancio sociale sparisce e i numeri, in picchiata, si leggono tra le righe. Sono stati 444.392, con un crollo vistoso di quelli delle mostre a pagamento che sono passati in un anno da 268.712 a 198.125. Il risultato più basso dal 2010. Nel 2011, rispetto all’anno precedente, ci fu un raddoppio, ottenuto fondamentalmente con attività gratuite. L’anno record è stato il 2012, con la mostra “ruffiana” e piaciona (e anche molto cara da realizzare) e di massima cassetta, dedicata a Van Gogh e Gauguin che totalizzò da sola 342mila presenze. Nonostante questo, per il decollo delle mostre a pagamento si è dovuto aspettare fino al 2013 (quando ci fu però una forte riduzione dei visitatori delle attività gratuite).
Nel 2017, la batosta della mostra di Modigliani che, nonostante in tutta la vicenda il Ducale sia parte lesa, ha fatto sprofondare il contenitore della cultura della città in un limbo, trascinato a fondo l’anno successivo dalla mancanza di guida, di fatto, della Fondazione. Nel luglio 2017 il presidente Luca Borzani, che aveva sostenuto la crescita del Ducale per anni, si dimette (in prossimità della scadenza): non intende lavorare con la giunta di centrodestra. Il suo sarebbe stato un incarico “politico”, ma nei fatti era quello di vero e unico motore della struttura. I risultati (negativi) si vedono subito. Viene nominato presidente l’attore Luca Bizzarri, che non è un presidente-tecnico come lo è stato Borzani, fa il suo lavoro di presidente (a titolo gratuito come Borzani), ama la fondazione, ma senza un direttore, un tecnico capace di trascinarla, non basta. I soci del Ducale, Comune e Regione, lanciano un bando che viene vinto da Serena Bertolucci, 60 pagine di curriculum, esperienza alle spalle e un progetto più che credibile. Viene dall’incarico di direttore di Palazzo Reale e dei musei statali della Liguria, dove ha ottenuto risultati strepitosi, i migliori di tutta Italia.
Bertolucci fa al Ducale quello che aveva fatto a Palazzo Reale: toglie le ragnatele reali e virtuali che lo imprigionano. Toglie i pesanti tendaggi che oscurano il salone del Maggior Consiglio: un’azione simbolo del nuovo corso. Porta idee. L’anno precedente il massimo che si era riusciti a fare era stato portare avanti più o meno bene alcune delle vecchie manifestazioni e la mostra dedicata a Paganini si è dimostrata, al netto delle scolaresche “deportate” nell’allestimento, un sonoro fiasco. Il direttore Bertolucci comincia a cambiare le cose, a riorganizzare, a scuotere, a pensare. Non è più il tempo delle grandi e care mostre acquistate chiavi in mano e questo non solo a Genova. La proposta viene ampliata a nuove prospettive, per accontentare pubblici differenti. Così approdano nelle sale espositive le tre mostre attualmente aperte al Ducale: quella, fotografica, sui film di Hitchcock, quella dedicata al writer inglese Banksy (che garantisce un pubblico diverso dai normali frequentatori) e la più classica mostra Anni Venti, autoprodotta con pezzi delle collezioni genovesi e tanti prestiti e che trova persino il non scontato consenso di Vittorio Sgarbi. Una mostra tecnicamente rigorosa, non facile, non di cassetta, che pure, col suo tema, è stata capace anche di animare il momento conviviale della festa di Capodanno. Ieri erano quasi tutti vestiti “Anni Venti”, anche se non era obbligatorio. Si sono prenotate e sono arrivate “non preparate” due coppie di tedeschi. Le donne hanno immediatamente acquistato il kit a disposizione e si sono trasformate in pochi minuti. Gli uomini hanno partecipato in jeans tra gli altri ospiti in smoking. Ma si sono divertiti comunque.
Il Ducale è, quindi, finalmente in decollo, torna ad attrarre genovesi e turisti, a fare numeri (oggi pomeriggio alle biglietterie c’era di nuovo la coda).

Patisce per un numero troppo alto di concessioni gratuite delle sale imposte dai soci (per fare quadrare i bilanci e fare comunque servizio alla città serve un’equilibrio migliore) e dovrà fare i conti con la possibilità di taglio dei fondi di 300 mila euro da parte del Comune, che però potrà essere bilanciato nel corso dell’anno e sarebbe un peccato se non fosse così perché il Ducale era, in qualche modo è e può tornare ad essere più di oggi motore anche del turismo, oltre che della cultura. Nessuno dice che sia facile, ma ora più che mai, con molti musei genovesi in ristrutturazione, è necessario e, visti i segnali del 2019, finalmente possibile.









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