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Itinerari sardi per arrampicatori genovesi: Pedra Longa, Aguglia di Goloritzé e Monte Oddeu

di Roberto Avvenente
Istruttore Cai

Nonostante Genova sia una bellissima città, anche i genovesi ogni tanto hanno voglia di mettere il naso fuori dalle loro mura, gli arrampicatori poi hanno sempre voglia di girare e poggiare le loro mani su qualche roccia mai vista e succede cosi che per un weekend si arrivano a fare trasferte massacranti nella speranza di evitare la pioggia o anche semplicemente per andare a vedere un posto nuovo. Il rampicante genovese che poi dovesse avere a disposizione addirittura un weekend lungo a questo punto potrebbe anche decidere di salpare alla volta di un’isola che è un vero paradiso di roccia, e non solo di spiagge, come molti credono: la Sardegna.

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Da Genova non è poi cosi complesso, si esce dall’ufficio, si carica l’auto, i bagagli erano già saggiamente approntati nell’ingresso, e ci si catapulta all’imbarco: ed è subito vacanza! Appena sistemata l’auto nella stiva scatta la corsa all’accaparramento del miglior posto da bivacco, quindi una cena frugale ed una notte cullati dalle onde e dalle vibrazioni del traghetto avvolti nel sacco a pelo e la mattina si è pronti per sfrecciare fino all’Ogliastra.

Le possibilità sono innumerevoli e scegliere che fare non è affatto semplice, ad ogni pagina della guida che si volta ci si innamora di un posto diverso… alla fine qualcosa bisogna scegliere per cui vada per Pedra Longa, Aguglia di Goloritzé e Monte Oddeu.

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Alla Pedra Longa la scelta cade su “Marinaio di foresta”, si quello “senza sonno e senza canzoni senza una conchiglia da portare o una rete d’illusioni” – ma d’altronde qui vicino c’è anche una falesia che si chiama ‘Creuza de Ma’ nella quale le vie hanno per nome titoli di canzoni di Fabrizio de André… – aperta nell’Ottobre 2013 da M. Oviglia, C. Marchi e G. Caddeo e subito diventata una classicissima: roccia nuova e calcare da sogno, eccetto la parte iniziale del primo tiro in cui tocca fare un minimo di attenzione, il tutto in un ambiente veramente mozzafiato a picco sul mare. Si tratta di una via di cui tanto si è parlato per la bellezza del luogo nel quale è stata aperta e per il fatto che è piuttosto facile, inoltre è praticamente priva di accesso per cui sappiamo che troveremo coda, infatti una volta posteggiato e scese le scalette che portano alla scogliera scorgiamo quattro persone sulla piccola piattaforma da cui parte la via, altre due impegnate sul primo tiro e dalle urla intuiamo la presenza di altre cordate sopra di noi. La cosa ovviamente non fa piacere, si preannuncia una bella attesa alla base più una serie soste affollate e tempi piuttosto lunghi, ma la scelta è obbligata tanto se vuoi salire questa via non puoi pensare di farla senza altre cordate davanti o dietro, forse ma dico forse attaccando di notte sotto un forte temporale. Alla fine il tempo passa prendendo il sole ed arriva il momento di partire, in più i componenti delle cordate che ci precedono sebbene non proprio veloci si rivelano simpatici e in sosta si può chiacchierare e perdere lo sguardo lungo la costa selvaggia. I tiri scorrono bene, le difficoltà sono tali da permettere di godere del contatto della roccia ruvida sotto i polpastrelli e dell’ambiente che ci circonda e la chiodatura è effettivamente ottima.

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“Marinaio di foresta” 190 m. (6a+ Max / 5c Obbl.)

Attrezzatura: la via è chiodata a fittoni resinati, necessari rinvii e fettucce per unire le soste.

Avvicinamento: lasciata l’auto nel posteggio della Pedra Longa, si passa davanti al ristorante e si scende la scalinata che porta alla scogliera sul lato nord.

Descrizione: l’attacco è proprio sulla scogliera a pochi metri dall’acqua. La L1 sale un diedrino con roccia non sempre solidissima e va a sostare a sinistra su un piccolo ballatoio dietro uno spigolo (5b, 30 metri). La L2 si sposta leggermente a sinistra e sale una placca di roccia meravigliosa per poi uscire sulla sinistra alla sosta (5c, 20 metri). La L3 sale una placca rossastra su roccia abrasiva poi in diagonale a sinistra su bellissime gocce grigie fino alla sosta (6a, 35 metri). La L4 traversa qualche metro a sinistra, sale un gradone, quindi traversa ancora qualche metro (cordoni) fino ad un diedro che si risale, fare attenzione a non proseguire in traverso in quanto ci si andrebbe a trovare in una zona di rocce instabili (pericolose anche per i subacquei che spesso nuotano alla base della parete, oltre che per voi stessi), quindi ancora a sinistra fino al margine di una cengia (5a, 35 metri). La L5 attraversa tutta la cengia verso sinistra e affronta un muretto atletico e leggermente strapiombante quindi aggira lo spigolo a sinistra e raggiunge la sosta per magnifiche placche a gocce (6a+, 30 metri). La L6 sale un muro di roccia lavoratissima superando alcuni piccoli strapiombi a buone prese con chiodatura un po’ distanziata (6a, 20 metri). Da qui è possibile uscire direttamente. La L7 sale appena, poi traversa facilmente a sinistra ed infine risale un diedro con uscita strapiombante ma su buone prese che immette direttamente nel boschetto sommitale dove si sosta su un albero (6a, 20 metri).

Note: da tenere presente che dalla via non sono possibili ritirate semplici, l’unica possibilità segnalata dagli apritori è una calata di 20 metri dalla sosta 4 fino ad un anello di calata dal quale con una successiva discesa in corda doppia da 60 metri si raggiunge un piccolo ballatoio sul pelo dell’acqua che si percorre in direzione nord e che diventa via via più difficile fino ad avere un passaggio di 5c (slegati e con il materiale all’imbrago) per aggirare lo spigolo e tornare all’attacco della via.

Discesa: A piedi per boscaglia e arbusti spinosi indovinando tracce di passaggio fino a reperire un anello per corda doppia (35 m.) in cima ad un salto un po’ sulla sinistra faccia a valle quindi ancora a sinistra per raggiungere il sentiero che in breve riporta alla scalinata ed al posteggio.

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Dell’Aguglia di Goloritzé che dire, se non che sulla vetta di una guglia di calcare perfetto, alta 145 metri che si erge a poche decine di metri dalla riva ogni arrampicatore vuole prima o poi mettere piede quindi anche qui, nonostante un’ora di avvicinamento a piedi, la coda è garantita. Con abile mossa perdiamo tempo tutta la mattina tra la spesa, i caffè e le chiacchiere con il barista, quando arriviamo alla base della guglia nel primo pomeriggio non c’è stranamente nessuno all’attacco della via che abbiamo scelto: “Easy Gymnopedie”, la via più facile per arrivare sulla cima, e quindi la più gettonata, sebbene dopo la rottura di una presa sul passaggio chiave non sia più cosi facile. Attacchiamo felici e rapidi ma ben presto raggiungiamo delle cordate partite prima di noi, purtroppo è così: se si decide di arrampicare in posti che sono nell’immaginario degli scalatori di mezzo pianeta purtroppo bisogna armarsi di pazienza e pensare a godersi la bellezza della via e del panorama senza farsi prendere dalla smania della prestazione in velocità, bisogna prenderla ‘easy’…

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“Easy Gymnopedie” 140 m. (6c Max / 5c Obbl.)

Attrezzatura: la via è chiodata a spit (ed un chiodo) ravvicinati nei tratti difficili e più distanziati ove il terreno è più facile, necessari rinvii e fettucce per le soste.

Avvicinamento: lasciata l’auto al Golgo (ora dal campeggio il posteggio è diventato a pagamento, ma se si ha voglia di camminare qualche minuto in più è sufficiente lasciare l’auto un po’ prima), si imbocca il sentiero che scende lungo la magnifica codula ed in un’ora porta a Cala Goloritzé, l’Aguglia omonima beh che dire.. ..si vede abbastanza..

Descrizione: l’attacco è dove si arriva con il sentierino in una zona un po’ più rotta a destra di alcune placche lisce.

La L1 supera un primo passaggio decisamente unto quindi dei risalti e dei diedrini tendendo un po’ verso destra. (6a, 30 metri). La L2 si alza a destra della sosta, supera un muro concrezionato sotto un piccolo strapiombo che si supera per ribaltarsi su una placca di calcare compatto. Nel tratto chiave si è rotta negli anni scorsi una presa.. ..tira oggi, tira domani e quella piccola orecchia di calcare è rimasta in mano a qualcuno, fatto sta che oggi il grado è considerato più alto dell’originale 6b (6c, 25 metri). La L3 sale una placca d calcare grigio compatto a piccole prese con andamento da sinistra a destra, quindi gira uno spigolo e prosegue più facilmente fin quasi sotto la sosta dove c’è ancora un passaggino. (6b, 25 metri). La L4 sale lungo una bella placca compatta fino ad un muro più ripido che si affronta un po’ sulla sinistra (6a, 30 metri). La L5 rimonta una splendida placca lavorata dall’acqua. Si trova una sosta circa 4 metri sotto la vetta vera e propria, in caso di affollamento conviene fermarsi qui su un comodo terrazzino e poi salire quando è il proprio turno sulla vetta che è piuttosto piccola e difficilmente può ospitare più di tre massimo 4 persone assieme.

Discesa: con 3 corde doppie dritte (non sulla via): 50, 45 e 45 metri su ottime soste grazie alle quali si atterra giusto di fianco agli zaini. Per tornare all’auto ci vuole un’ora e 20.

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Infine, ultima tappa, il Monte Oddeu: finalmente un’oasi di pace. Niente mare, nomea di posto con vie un po’ più esigenti e risultato: in tutta la vallata noi ed un’altra cordata. Calcare incredibile per questa parete e in particolare per questa via nuovissima, aperta a fine 2015, dove tutto quello che si tocca taglia come un rasoio.

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“L’Imbrago… ello Stretto” 190 m (6b+ Max, 6a+ Obbl.)

Attrezzatura: la via è chiodata a spit, necessari rinvii e fettucce.

Avvicinamento: si percorre tutta strada che porta alle Gole di Gorropu, si supera un posteggio custodito (a pagamento) si supera ancora un ponte in cemento e si svolta a testa quindi si posteggia in uno degli spiazzi in vista della parete che si raggiunge per sentiero e boscaglia piuttosto fitta.

Descrizione: Nome scritto in giallo alla base. L1 sale un muro grigio e compatto quindi si sposta in diagonale a sinistra ed infine supera un ultimo risalto per andare a sostare sotto una fascia strapiombante (6a, 30 metri). L2 sale in diagonale verso sinistra per placca fino a raggiungere il punto più debole dello strapiombo soprastante, quindi ancora in verticale fino alla sosta (6a, 25 metri). L3 sale verticalmente su bella roccia lavorata fino ad un terrazzino (6+, 30 metri). L4 evita un blocco sulla sinistra, supera un tettino e raggiunge la sosta per una placca ben ammanigliata (5c, 15 metri). L5 per un muro concrezionato con roccia un po’ delicata (chiodatura ravvicinata), poi in traverso a sinistra sotto un marcato strapiombo fino alla sosta molto scomoda (6b+, 15 metri). L6 superato lo strapiombo sale per placca verticale fino ad una lama, quindi ancora muretti di roccia eccezionale (6b+, 20 metri). L7 prima facile leggermente verso destra, poi una serie di risalti atletici ma ben appigliati fino all’uscita, non facilissima, dall’ultima pancia su una placca appoggiata (6a, 20 metri). L8 sale dapprima dritto, poi si sposta verso destra e poi ancora verticalmente sempre su splendida roccia fino all’altopiano sommitale (6b, 30 metri).

Discesa: a piedi seguendo gli ometti per tracce di sentiero fino alla base della parete.

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*Foto e testo di Roberto Avvenente, istruttore Cai. Tutti i diritti riservati

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