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Alpinismo, il Vallone dell’Argentera e il Rifugio Bozano

Un sentiero che conduce verso il Rifugio Bozano, di proprietà della Sezione Ligure del Club Alpino Italiano, intitolato a Lorenzo Bozano, segretario e vice presidente per 18 anni ed in seguito presidente della Sezione Ligure dal 1904 al 1913, oltre che tra i fondatori del Club Alpino Accademico Italiano (CAAI)

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di Roberto Avvenente*

Lo scorso weekend ho avuto l’occasione di tornare in uno degli angoli delle Alpi Marittime a cui sono più legato, il Vallone dell’Argentera. Si tratta di una valle laterale del Vallone della Valletta per arrivare alla quale si risale con l’auto tutta la Val Gesso, fino a Terme di Valdieri, e poco prima del paese si prende la strada asfaltata che sale a sinistra e si snoda su per il Vallone della Valletta fino all’ampio parcheggio presso il Gias delle Mosche a quota 1590 m. La strada prosegue sul fondo del vallone fino al Pian della Casa dal quale normalmente si parte per raggiungere il Rifugio Remondino. Lasciata l’auto, si prende il sentiero che conduce verso il Rifugio Bozano, di proprietà della Sezione Ligure del Club Alpino Italiano, intitolato a Lorenzo Bozano, segretario e vice presidente per 18 anni ed in seguito presidente della Sezione Ligure dal 1904 al 1913, oltre che tra i fondatori del Club Alpino Accademico Italiano (CAAI). Il rifugio è stato inaugurato il 14 agosto del 1921 e da allora più volte ampliato fino ad essere completamente ricostruito nel 2001 qualche decina di metri più a monte. Una parte del vecchio rifugio è ancora utilizzata come locale invernale e come “museo”.
Il sentiero, se si è sufficientemente allenati da potersi concentrare su qualcosa che non sia respirare e muovere le gambe, è magnifico e si snoda con stretti tornanti per un ripido bosco di abeti bianchi che pian piano cedono il passo a dei larici fino ad uscire su una radura, ove sorgeva il Gias del Saut, dalla quale si può godere della splendida vista in direzione dei laghi di Fremamorta e si ha un assaggio della maestosità dell’Argentera, che coi suoi 3297 m è la vetta più alta delle Alpi Marittime. Si attraversa la radura e ci si inoltra nel vallone ma ben presto altri tornanti e un lungo traverso permettono di superare un altro salto oltre il quale comprare l’imponente parete Sud-Ovest del Corno Stella (3050 m), quindi si prosegue per l’ottimo sentiero su pietraia fino al rifugio. La salita dura secondo le guide escursionistiche complessivamente 2 ore e 30’.
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Per alcuni il rifugio è la meta, il luogo ideale dove rilassarsi, gustare l’ottima cucina di Marco che gestisce il rifugio già da diversi anni e prendere un po’ di sole sulla terrazza, per altri è una tappa di una traversata verso il rifugio Remondino o verso il bivacco Varrone attraverso il vallone del Souffi dove ancora oggi si possono trovare i resti dell’aereo del Re d’Arabia precipitato su queste montagne nel 1963 che secondo la leggenda trasportava oro e diamanti. Per altri ancora è il punto di partenza per la salita di una via sul Corno Stella che incombe dietro il rifugio con i suoi quasi 500 metri di parete oppure sulla Catena delle Guide.
Il Corno Stella era detto “rock inaccessible” fino ai primi anni del 1900, infatti non presenta nessuna via di salita facile, l’accesso più semplice fu individuato il 22 Agosto 1903 da Victor de Cessole, nato nel 1859 a Nizza nel Regno di Sardegna – Nizza fu riannessa alla Francia solamente nel 1860 – accompagnato dalle guide Ghigo e Plent.
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La sua via, ancora oggi molto percorsa essendo oltre che la più semplice anche molto piacevole, si snoda con un percorso un po’ zigzagante alla ricerca di tutti i punti deboli della parete e raggiunge il plateau sommitale con difficoltà di IV°+ e uno sviluppo di circa 300 metri. Toccherà attendere il 21 agosto 1927 per l’apertura di un secondo itinerario da parte di Ellena e Giugliano sullo Spigolo Inferiore, 180 metri con difficoltà di V°, mentre il 17 Agosto 1930 sempre Ellena e Giugliano, questa volta anche con Soria, aprirono un itinerario di 260 metri con difficoltà di V+ sullo Spigolo Superiore.

Nel 1945, precisamente il 15 Luglio, Campia, Ellena e Nervio salirono una via destinata a divenire la più classica tra le ascensioni “facili” al Corno Stella e nota come Via Campia: 180 metri con difficoltà di 5c.

Oggi le vie sulla parete sud ovest del Corno Stella sono svariate decine: dal IV°+ al 7b, lunghe da 160 a quasi 500 metri, ben protette a spit o completamente da attrezzare ed il tutto su un magnifico gneiss compatto; un’altra decina di vie, nel complesso più impegnative, si snoda invece sulla parete nord est di questo monolite, con accesso dal Bivacco Varrone ed attacco lungo il Canalone di Lourousa.

Il rifugio Bozano è il balcone dal quale ci si affaccia su questo dedalo di vie e si possono ripercorrere i meandri della storia che su queste rocce è stata scritta preparandosi alla prossima ascensione e dove ci si può riposare nella piccola piscina costruita al bordo della terrazza o farsi una partita a pingpong o a calciobalilla in attesa della meritata cena.

*Istruttore Cai

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