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La Baiarda, un “parco giochi” a due passi da Genova

baiarda

di Roberto Avvenente*

La “Baiarda” fu il tempio dell’alpinismo genovese prima della scoperta di Finale Ligure. Parliamo davvero di tanti anni fa, ma, contrariamente a quanto si può pensare, vive ancora. Si tratta di una serie di balze di lherzolite poste una sull’altra e inframmezzate da prati nel vallone del rio Baiardetta sopra l’Acquasanta. Dopo la scoperta e la valorizzazione delle pareti del finalese queste zone subirono inevitabilmente un declino, almeno dal punto di vista alpinistico, tuttavia negli anni ’90 un gruppo di affezionati frequentatori decise che non erano poi così male e dedicò tempo e fatica per dare nuova vita a queste pareti, mettendosi a riattrezzare le vie più conosciute e più belle. Comparvero i primi fittoni resinati, fu pubblicata una guida completa scritta da Mauro de Cesare e pian piano si ricominciò a vedere qualche arrampicatore aggirarsi per questo solitario vallone. Certo, tra accesso in auto ed avvicinamento a piedi, ci vuole ben di meno a raggiungere Finale Ligure, però questo angolo subito dietro Genova conserva il fascino della storia e dell’isolamento. Dandosi un po’ da fare è possibile concatenare le vie presenti sulle varie barre rocciose fino a mettere assieme anche circa 150 metri di scalata per sbucare poi in cima con uno splendido panorama su Genova. La roccia è buona ed estremamente adatta con le sue fessure a muovere i primi passi nell’utilizzo dei friend e dei nut, tanto che veniva spesso frequentata anche nelle prime uscite dei corsi di alpinismo, con la sicurezza – nel caso non ci si senta così confidenti – di usare anche qualche fittone.

Le difficoltà in questa palestra di roccia sono normalmente estremamente contenute, quasi mai si supera il VI grado. VI grado, non 6a: in questo angolo la scala Welzembach non è stata ancora soppiantata da quella “francese” a significare che vi si respira aria di montagna, sebbene molto salmastra, e anche un po’ che il tempo su queste pareti si è come fermato.

Una delle combinazioni classiche per sfruttare in altezza tutta la parete è quella di iniziare dalla “Paretina delle Clessidre” (massimo IV°, 40 metri), proseguire per il “Diedrino Inferiore” (20 metri di IV°) o, se ci si sente più baldanzosi, per il “Gran Tetto inferiore” (VII° alto 25 metri), continuare per una delle vie della terza fascia, alta 40 metri,che fornisce più possibilità – dalla facile “Via dei Camini”(IV°-) fino alle “Placche Rosse” (V°+) – quindi salire il breve “Diedrino superiore” che, coi sui 10 metri di IV°+, porta ai piedi dell’ultimo salto che può essere superato percorrendo il famoso “Diedro Gozzini” (25 metri d IV°), la “Fessura delle Svizzere” (V°+) o altri differenti passaggi.

Su questi salti, sempre rimanendo sul facile, ce n’è per tutti i gusti: diedri fessure placche, a chiodi, a fittoni, completamente sprotette; c’è anche chi ama frequentare questi posti come allenamento durante le fredde giornate invernali quando le pareti sono incrostate di ghiaccio. Insomma, un bel parco giochi proprio dietro Genova.

Per accedervi si parte dalla stazione dell’Acquasanta e si imbocca il sentiero per Punta Martin dal quale ci si stacca lasciandoselo a sinistra e seguendo il sentiero verso le pareti, oppure si può anche seguire il rio Baiardetta, divertente alternativa lungo la quale si può fare bouldering (specialità nella quale si scalano dei grossi pietroni senza l’uso della corda) sui numerosi massi disseminati nel suo letto. In un modo o nell’altro ci vogliono circa 45’ minuti.

Giusto due piccole note, l’arrampicata e l’alpinismo sono attività che presentano sempre dei rischi, ma in più questa zona pare sia abbastanza amata dalle vipere per cui nei mesi caldi è meglio essere un po’ cauti.

*Istruttore Cai

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