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Il bivacco del Baus, una magnifica sensazione di isolamento

Il Bivacco del Baus è uno di quei classici bivacchi di emergenza in lamiera che si trovano sparpagliati in giro per le alpi, quelli arancioni, con la copertura a botte, piccoli, molto piccoli soprattutto se si considera che generalmente sono dotati di 9 posti letto, tavolo, due panche e alcuni sgabelli il tutto in meno di sei metri quadrati

di Roberto Avvenente*

Quello del quale stiamo parlando è stato montato nel 1982 in sostituzione della costruzione in legno del 1926 della quale si vedono ancora alcuni resti dietro una roccia e che probabilmente nel passato qualcuno deve aver scambiato per un grosso cestino dell’immondizia.

Questa scatola rossa di lamiera, rifugio gestito dal Cai Ligure, sorge a 2658 metri di quota su una spalla che scende dalla cima dell’Argentera, la vetta più alta delle Alpi Marittime che con i suoi 3297 m offre un panorama splendido.
Addentrarsi nell’Altopiano del Baus, che a dirla tutta sicuramente è alto, ma di piano non ha davvero nulla, vuol dire aver voglia di addentrarsi in un luogo isolato, di portarsi fuori dalle rotte comuni delle già poco battute Alpi Marittime, significa voler sentire solamente il rumore dello scrosciare dei fiumiciattoli che scorrono nelle vicinanze e le cornate che si danno i camosci a pochi metri dal rifugio e per nulla. Un angolo di diga si vede giù, distante, ma sembra fare parte di un altro mondo Bastano tre ore di cammino per sentirsi su un altro pianeta.

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Posteggiata l’auto al lago della Rovina si attraversa un’area attrezzata con tavoli e barbecue ombrelloni, il baretto preso d’assedio, urla, basta fare ancora pochi metri e il rumore si perde, il sentiero inizia a salire e si sente il respiro cadenzato sul sottofondo delle cascate e della brezza che scivola sui radi alberi, si incrociano ancora numerose persone che ardiscono a salire fino al Rifugio Genova per sdraiarsi sulle rive del lago posto dietro il rifugio o per mangiare, è un’ora buona di salita con circa 500 metri di dislivello, poi però, superato il rifugio il sentiero si stringe fino a diventare un’esile traccia che conduce ad un costone attrezzato con alcuni cavi, utili più che altro per evitare scivolate in caso di pioggia, terminato il quale ci si trova, già con la sensazione di essere altrove, sul bordo inferiore sinistro di questo strano altopiano, che si risale in diagonale verso destra per pietraie e prati seguendo talvolta una labile traccia talvolta dei bolli rossi e o gialli talvolta ometti e talvolta assolutamente niente, si alternano pietraie con una tacca di vernice ogni due metri oppure nessun segno umano per centinaia di metri, cosa che sconsiglia di avventurarsi alla ricerca di questo ricovero in caso di nebbia o di notte (per non parlare della classica notte buia e tempestosa delle fiabe) se non si sa esattamente dove andarlo a cercare. È una sensazione magnifica di isolamento che si assapora e si intensifica ad ogni passo.

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Giunti al bivacco ci si merita decisamente un po’ di relax prima di andare a prendere l’acqua nel rigagnolo e cucinare la cena sul fornelletto, che vi siete portati cosi come le pentole del resto, nel bivacco qualche pentolino c’è ma non lo userei.. e non sono particolarmente schizzinoso. Il sole che durante il giorno ha piacevolmente scaldato la lamiera del pian piano cala mentre la cena cuoce, il cielo si fa scuro e non si può non rimanere ammirati dalla quantità di stelle mentre una fitta coltre di nebbia sale morbida come una marea dal fondo valle. Attorno gli stambecchi curiosi seguono, da vicino, i vostri spostamenti mentre pian piano si avvicina l’orda di stendersi sulle brande pieghevoli, avvolgersi nelle coperte e sprofondare in quel sonno pesante che la stanchezza della giornata ci regala.
Accidenti, ma che ore sono? Fuori è ancora buio pesto! Sono le cinque. Spegni quella sveglia, già insopportabile in città e che qui stona ancora di più. Però sebbene non propriamente arzilli fa piacere qui alzarsi a quest’ora fare colazione alla luce della frontale, prepararsi e poi partire alle prime luci dell’alba. C’è ancora più di un’ora di avvicinamento per arrivare alla parete che ci porterà sul tetto delle Alpi Marittime.

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*Istruttore Cai

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2 pensieri riguardo “Il bivacco del Baus, una magnifica sensazione di isolamento

  • 21 settembre 2016 in 9:09
    Permalink

    Che figo! E che bello pensare che la totale mancanza di abitudine alla fatica fisica farà fermare la maggior parte delle persone al laghetto. Meravigliosa selezione naturale.

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