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Pizzini


Paolo Putti, capogruppo dei Cinque Stelle a palazzo Tursi per averci messo la faccia e criticato l’omologa in Regione Alice Salvatore, troppo incline a selfie, videoproclami e annessi scivoloni ha ricevuto una telefonata astiosa dall’Elevato, ormai padre padrone del Movimento, Beppe Grillo, erettosi a difensore della baldanzosa pulzella che oso’ sfidare i lavoratori delle Riparazioni Navali. Tranne poi chiedere scusa. Per il povero Putti è andata a finire come tutti sapete. Si era già tirato in disparte nella corsa per la candidatura a sindaco alle prossime amministrative, perché, come era accaduto qualche tempo prima all’assessore Gianni Crivello, aveva fatto professione di modestia. Dopo la telefonata ha rinnovato le sue intenzioni. Insomma, nel movimento Cinque stelle, quello della democrazia della rete, dove uno vale uno e lo slogan più abusato è Honesta’, pare che, dopo la tirata d’orecchie telefonica in cui è incorso il capogruppo di Tursi, nessuno abbia più voglia di esprimersi pubblicamente. Così, ad aumentare la suspense nel giorno dedicato ai defunti, c’è la notizia di un foglietto con quattro nomi di papabili per il ruolo di candidato sindaco arrivato nella redazione di Genova 3000 e puntualmente riportata sulla bacheca facebook del prof. Francesco Gastaldi. “Alla nostra redazione è pervenuto un foglietto, in altri ambienti si chiamerebbe pizzino,con i nomi dei candidati del Movimento 5 Stelle alle Comunali decisi dopo l’assemblea plenaria di giovedì scorso. Ecco i nomi: Marika Cassimatis, insegnante e già candidata alle scorse regionali, Enrico Petrocchi, grillino della prima ora, Fabio Ceraudo dipendente dell’Ilva e Giorgio Bovio di Piaggio Aero. Sempre più distanti le posizioni tra i gruppi grillini di regione e comune, proprio ora che il candidato Luca Pirondini, preferito dalla Salvatore, ha congelato la sua candidatura. Il pizzino è un tentativo di uscire dalle secche imposte da Sant’Ilario e Albaro contro Murta”. Ovviamente a colpire maggiormente, oltre a creare qualche dubbio sulla veridicità della notizia, è il rituale carbonaro con cui una parte del movimento grillino fa giungere le interne evoluzioni ai media. Non a caso l’articolista fa riferimento ai pizzini che, nel gergo mafioso, altro non sarebbero che foglietti o striscioline di carta, utilizzate dai capi mafiosi in carcere per far pervenire clandestinamente messaggi all’esterno. E, se questa diventerà la prassi di qui alla individuazione del candidato, probabilmente è il segnale che qualche cosa nella democrazia interna al movimento non sta funzionando a dovere. Il che non farebbe altro che avvalorare le tesi di un clima ormai tossico e di una evidente differenza di vedute fra le varie anime pentastellate, divise in Regione, ma in lotta anche fra esponenti della prima ora e neo sodali del capintesta Beppe Grillo.
Clima da resa dei conti anche in casa Dem. Ed era facile pronosticarlo dopo il bagno di folla di piazza del Popolo, a Roma, per la manifestazione in favore del Si al referendum. Al ritorno è ricominciata la conta con tanto di appello ed elenco di assenze e presenze. Ad iniziare il giochino del “chi c’era e chi non c’era” ci ha pensato il giorno dopo il professor Gastaldi sulla sua bacheca. “Anche alla manifestazione per il Sì a Roma organizzata dal PD un noto deputato del PD genovese non si è visto …”. Poi incalza con la conta “Parlamentari del PD Ligure presenti a Roma: Vazio, Giacobbe, Caleo, Pinotti, Vattuone, Orlando, vi risulta qualcun altro??? Mi dicono l’onorevole Tullo assente per questioni familiari”. Non contento vellica ancora “Ma c’è qualcuno iscritto al PD a Genova ufficialmente per il NO? Intanto pare sia previsto a breve un incontro di D’Alema a Genova, vedremo chi ci sarà …” E fustiga gli opportunisti, gli imbucati dell’ultima ora “Devo aggiornare l’elenco dei PD genovesi/liguri già civatiani ora renzianissimi sfegatati”. Non pervenuto, almeno così sembrerebbe Lorenzo Basso, che potrebbe essere il parlamentare a cui faceva riferimento Gastaldi. Come dire che nella nouvelle vogue dei quarantenni che annovera appunto Basso, Lunardon e il segretario provinciale Alessandro Terrile, il più rappresentativo non sarebbe palesemente per il Sì, o starebbe in campana e alla finestra in attesa di eventi senza schierarsi ufficialmente. Del resto è cosa nota che gran parte dell’establishment del Pd genovese appartiene alla corrente minoritaria, cioè a quella che non fa riferimento al segretario nazionale. Eppero’ almeno un miracolo la zingarata romana degli esponenti genovesi del Pd l’ha prodotto. Un miracolo con tanto di coda misteriosa. A provocare un altro genere di suspense è stato un post del consigliere comunale del Pd Cristina Lodi comparso sulla pagina Facebook del popfilosofo autocandidato alle primarie Simone Regazzoni. Un post tutto da interpretare. “Simone Regazzoni mi hai fatto felice e ne sono testimoni Michele Solari Roberta Grasso Michela Fasce”. Il messaggio ha stimolato la curiosità di coloro i quali quotidianamente seguono le esternazioni di Regazzoni. E su twitter l’autocandidato ammette “Ragazzi un giornalista mi ha chiesto “ma… cosa succede con la Lodi?”. Urge comunicato🙂 :-)”. Comunque chetatevi, nulla di compromettente. Perché si scopre subito che nel tragitto di ritorno, in treno, la Lodi e Regazzoni hanno semplicemente contribuito a rendere un po’ più vivace l’atmosfera compassata dello scompartimento. Tanto che nei successivi tweet, proseguendo lo scherzo, si fa allusione ad un comunicato sul patto del Karaoke. Perché tutto sommato, forse, Regazzoni e la Lodi, che fa riferimento al consigliere regionale Sergio Rossetti, tutti e tre renziani, avrebbero deciso di mettere in mezzo il segretario provinciale Alessandro Terrile. Rossetti, infatti, non avrebbe gradito, a suo tempo, di essere stato emarginato dal terzetto dei giovani Terrile-Basso-Lunardon e cercherebbe in qualche modo di vendicarsi. Inoltre, a spingerlo verso un accordo per appoggiare il candidato alle primarie, ci sarebbe quella voce di una possibile iter romano per lo stesso Regazzoni. E visto che anche Rossetti parrebbe avere velleità simili, meglio spingere ed indirizzare, con il suo aiuto, l’autocandidato verso le primarie. Il fronte renziano, dunque, dopo l’assoluzione della Paita, potrebbe ricompattarsi. A farne le prime spese sembrerebbe essere il neo responsabile economia e lavoro della segreteria provinciale del Pd Max Morales, messo praticamente sotto tiro dall’accoppiata Regazzoni-Lodi. Morales ha ricevuto l’incarico oltre due settimane fa andando a sostituire Renzo Miroglio. E già in quell’occasione il prof. Gastaldi non si era lasciato sfuggire la possibilità di titillarlo a dovere. Pur senza far nomi e lasciando spazio all’intuito dei frequentatori della sua bacheca ” Quando uno che fa politica si definisce: “Esperto di comunicazione”, inizio a diffidare, all’80% è un cialtrone colossale …”. Tanto che ad un certo punto proprio Morales aveva risposto pubblicando il suo curriculum. Lui, Morales, infatti, oltre ad aver studiato comunicazione multimediale e di massa presso l’Università di Torino e ad aver conseguito un Master in media relation presso l’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano si descrive così “Faccio relazioni pubbliche, mi occupo di comunicazione digitale, scrivo e insegno di linguaggi”. Nel ringraziamento per l’incarico, comparso sulla sua pagina fb, comunque non ha taciuto tutti i padri nobili di questa scelta. Dall’uscente Renzo Miroglio allo stesso Terrile, da Lunardon a Basso, dall’assessore Emanuele Piazza a Mario Tullo. Solo che con un incalzante botta e risposta su twitter Regazzoni e la Lodi sono riusciti a circuire proprio Morales che confessa di aver disertato l’appuntamento di piazza del Popolo per ragioni di salute e, incalzato sulla sua nomina, avrebbe ammesso che a deciderla è stato soprattutto Terrile. Intanto anche Lorenzo Basso chiamato in causa si defila ” sempre giusto far chiarezza. Ho conosciuto solo di recente Max – Morales grazie a Miroglio. Stima per lui ma nessun ruolo in sua nomina”. Morales cerca di spiegare “la mia nomina è frutto di una gestazione di 6 mesi ed è in continuità con quella di Miroglio, con cui collaboravo”. Ma Regazzoni e la Lodi esprimono il dubbio che la segreteria sia stata coinvolta nonostante le rassicurazioni di Morales. Così Regazzoni gira la domanda a Terrile “chiaro che Terrile è responsabile nomina Morales. Terrile spiegaci”. Una delle tante domande del popfilosofo che rimarrà inevasa. Intanto la voce di un favore di Terrile a Basso, che aveva bisogno di qualche uomo di fiducia in segreteria, continua a circolare. Insieme a quella della perpetuazione dei posti di potere. E Regazzoni, c’e’ da giurarlo in nome del patto del Karaoke non rinuncerà ad esternare sulla sua pagina facebook la propria reprimenda ai giovani già vecchi dinosauri che, come scuola di partito ha loro ha insegnato, provvedono alla spartizione correntizia di tutte le poltrone. Cose in cui era maestra la Dc di Ciriaco De Mita. Non a caso l’ultimo politico di lungo corso che ha affrontato e pimpegnato Renzi sul referendum. Entusiasmando persino partigiani e veterocomunisti supporter del no.

Il Max Turbatore

1 Commento su Pizzini

  1. cESARE SIMONETTI // 2 novembre 2016 alle 18:51 // Rispondi

    Tu quoque ?????????????????

    Mi piace

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