diritti e sociale Senza categoria 

Filippo Bruzzone contro Roberto Vannacci: «Basta lezioni di normalità da politici pagati anche con le tasse della comunità LGBTQIA+»

Il consigliere comunale della Lista Civica Silvia Salis Sindaca interviene dopo le polemiche sulle persone LGBTQIA+ nate dalle recenti dichiarazioni televisive del generale ed eurodeputato: «Le parole hanno un peso, soprattutto quando vengono pronunciate da chi ricopre ruoli pubblici»

«Nessuno è meno normale di un altro». Parte da questa frase la risposta di Filippo Bruzzone, consigliere comunale della Lista Civica Silvia Salis Sindaca, alle polemiche sulle persone LGBTQIA+ innescate dalle recenti dichiarazioni televisive del generale ed eurodeputato Roberto Vannacci sul tema dell’omosessualità.

Bruzzone interviene in un dibattito che, ancora una volta, sposta il confronto pubblico sul terreno delle parole usate per definire le persone, la loro identità e il loro orientamento sessuale. E proprio sulle parole il consigliere insiste: quando arrivano da figure con ruoli istituzionali o con forte visibilità mediatica, sostiene, non sono mai neutre. Possono contribuire a costruire rispetto, oppure alimentare esclusione.

«Ho seguito il dibattito televisivo di questi giorni e credo sia necessario ribadire un principio molto semplice: nessuno è meno normale di un altro», afferma Filippo Bruzzone. Il consigliere ricorda di essere stato il primo eletto dichiaratamente gay nel consiglio comunale di Genova e spiega di avere scelto di parlarne pubblicamente non per trasformare la propria vita privata in una bandiera personale, ma per affermare un principio istituzionale: chi rappresenta i cittadini deve contribuire a costruire una comunità in cui nessuno si senta sbagliato, fuori posto o meno degno di rispetto.

Il rischio, secondo Bruzzone, è che il ricorso a categorie come “normale” e “meno normale” produca effetti concreti, soprattutto sui più giovani. In una società in cui discriminazioni, isolamento e bullismo colpiscono ancora molte persone per il loro orientamento sessuale o per la loro identità, certe espressioni possono rafforzare una cultura dell’esclusione. Per questo, sostiene il consigliere, politica e istituzioni dovrebbero avere il compito opposto: unire, non dividere.

Nel suo intervento Filippo Bruzzone richiama un’idea di normalità fondata non sull’omologazione, ma sulla libertà. La vera normalità, dice, è una comunità nella quale ogni persona possa vivere la propria identità, contribuire alla vita collettiva e non essere giudicata per chi ama. È questo, aggiunge, il modello di società per cui continuerà a lavorare dentro e fuori le istituzioni.

La replica contiene anche un attacco diretto a Roberto Vannacci. Bruzzone invita l’eurodeputato a rendersi conto del proprio ruolo pubblico: non quello di «un attore di un film da macchiette», ma di un rappresentante eletto nelle istituzioni europee, retribuito anche con le tasse della comunità LGBTQIA+.

Il caso si inserisce alla vigilia del Liguria Pride 2026, in programma domani a Genova, e arriva in un clima già attraversato da prese di posizione di sindacati, ordini professionali e associazioni sui temi dei diritti, della dignità e del contrasto alle discriminazioni. In questo contesto, l’intervento di Filippo Bruzzone punta a riportare il confronto su un principio essenziale: nessuna persona può essere considerata meno legittima, meno rispettabile o meno parte della comunità per il proprio orientamento sessuale.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts