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Il re sole e i suoi pianeti

Dopo il transito del re Sole Matteo Renzi sopra i cieli della politica genovese c’è l’iperuranio dove si incrociano gli assolti Ignazio Marino, Guido Bertolaso e Roberto Cota. E poi c’è il mondo reale, quello dove continua a sgomitare il popfilosofo Simone Regazzoni mentre il sindaco uscente, marchese Marco Doria, seguita, indefessamente, a sfogliare la margherita e i quarantenni del Pd parrebbero essersi scrollati di dosso i dinosauri delle ere geologiche felici, quelle dove solitamente le creature preistoriche vincevano tutta la posta. Comunque, sull’opposto orizzonte, quello del centrodestra, prosegue a darsi da fare con certosina abnegazione Stefano Balleari, vicepresidente del consiglio comunale e candidato sindaco di Fratelli d’Italia, nella incrollabile fede-certezza che prima o poi anche nell’universo di Toti, o in quello astrale del redivivo Berlusconi, le nebbie cosmiche si diraderanno e che, di fronte al diniego dei pezzi da novanta, potrebbe toccare a lui, umile soldatino, dimostrare tutto il suo orgoglio di competitor su una piazza in cui, da oltre un quarto di secolo, la sinistra succede a se stessa ricorrendo di volta in volta all’alchimia di sindaci iscritti al Pd o magistrati, baroni universitari, parlamentari europei o docenti senza tessera tinti d’arancione. Eppoi… poi, nel migliore dei mondi possibili, fermi alla finestra, in attesa di disinnescare le loro beghe, ci sono loro, quelli che uno vale uno, ma che il genovese Beppe Grillo vale di più. Visto che il comico, come un ritrovato guru, dopo il passo di lato in coincidenza con il suo spettacolo, ha recuperato la retta via e si è ripreso in mano il partito. E, fra le nebbie cosmiche da far diradare, ci sono soprattutto quelle prodotte dalla campagna referendaria per la quale il ministro della difesa Roberta Pinotti, dopo la celebrazione delle nozze a palazzo Tursi fra Pamela e Elisabetta, scende in campo sin dalla mattina a volantinare insieme al fido consigliere comunale e collaboratore Alberto Pandolfo e al segretario provinciale Alessandro Terrile. Già perché le roi soleil Renzi, risalito sino a Genova, pur con qualche giorno di ritardo, ha preferito congelare la voglia di candidarsi che aleggia nel Pd e stimolare dirigenti e militanti a lavorare pancia a terra perché il si’ abbia la meglio.
Così nell’iperuranio, dove ogni tanto hanno accesso anche gli umili e comuni mortali come il presidente del Municipio Valbisagno Agostino Gianelli, esponente di rete a sinistra, in virtù di una telefonata, si materializza l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino messo alla porta con ignominia dal suo stesso partito e da un Orfini che veste i panni del “Giuda” traditore. Annuncia Gianelli “Questa mattina ho sentito Marino telefonicamente abbiamo parlato per una sua eventuale candidatura a sindaco di Genova nella ipotesi che Doria dovesse lasciare. Ho trovato in lui molto interesse e disponibilità. Scrivo qui perché come mia trasparenza ho sempre condiviso con tutti le scelte politiche che ho fatto prima con gli amici di fb e a fronte delle risposte porto se positive a patrimonio delle forze politiche che vorranno condividere tale percorso”. Già’ trasparenza e bufale da social. E la notizia puntualmente condivisa dal prof. Francesco Gastaldi sulla sua bacheca vola veloce, via social, di bocca in bocca, tra commenti di stupore ed altri più tranchant. Sino a che, per relazione e suggestione con altri assolti eccellenti dell’ultima ora, escono i nomi di Guido Bertolaso e di Roberto Cota – appena uscito dall’incubo delle mutande verdi – come candidati per il centro destra. La storia di Marino dura lo spazio di un pomeriggio perché già stamane il Secolo XIX smentisce qualsiasi interessamento dell’ex sindaco della capitale. Gianellli avrà capito male o sarà stato vittima di qualche imitatore? Oppure si sarà prestato di buon grado ad allentare un po’ la tensione su Doria, già dato per dimissionario e felice docente universitario, e risalito prepotentemente in sella dopo il tète a tète di ben cinque minuti in un sottoscala con il premier. Ma almeno lui, in quanto sindaco e uscente, per giunta, è riuscito ad avere uno scambio, per quanto frettoloso, di opinioni. Al contrario dell’ establishment, più o meno preistorico del Pd, che non è stato nemmeno degnato di qualche sporadica attenzione. Ma Renzi è stato chiaro: l’appuntamento con le comunali di Genova è importante perché previsto subito dopo la consultazione, ma la consultazione stessa è la madre di tutte le battaglie. Per cui, al momento, meno si destabilizza e meglio è. Solo che è una bella pretesa quella del premier, perché al momento, comunque, ci sono diverse persone in mezzo al guado. Oltre a Regazzoni, autocandidato-autoconvocato alle primarie, il marchese Doria strattonato per la giacca, e rinfocolato nel proprio orgoglio proprio mentre intravvedeva la porta per uscire da una avventura ormai materializzatasi in incubo. E poi una classe dirigente, vecchia e nuova, giunta ormai alla resa dei conti dopo il caffè al veleno con Regazzoni che ha fatto litigare il dinosauro, sempre vincente Mario Margini, e il suo ex soldatino Alessandro Terrile. Il segretario provinciale ora è incalzato anche dall’accoppiata nata fra il parlamentare Lorenzo Basso e il consigliere Regionale Giovanni Lunardon, ritrovatisi fianco a fianco, dopo i fasti delle segreterie, per riesumare con la respirazione bocca a bocca la new generation dei quarantenni, o giù di lì. Generazione di fenomeni dei quali al di là dell’ostracismo Regazzoni sarebbe splendido rappresentante. La riunione in via Maragliano, comunque, ha potuto contare su un centinaio di presenze. Fra questi anche l’europarlamentare ex civatiana Renata Briano e il molto onorevole Mario Tullo che, quando ha capito di cosa si trattava, ha rifatto la cartella, ha chiamato a raccolta i suoi e ha abbandonato il consesso. Gli astanti, invece, pare, abbiano lanciato un appello ai convenuti per un patto generazionale che preveda lavoro, lavoro e lavoro con tanto di superamento della delega e individuazione dei temi forti per la campagna elettorale. Regazzoni assiste in contumacia e annota sarcastico in un comunicato dal titolo “Terrile Lunardon e la generazione vissuta all’ombra dei dinosauri in fiore” “Leggo con piacere sul “Secolo XIX” che Lunardon, Alessandro Terrile e C., spronati dal mio attivissimo, hanno rotto gli indugi per dare vita a un gruppo “per riempire di proposte gli spazi vuoti che poi altri sfruttano”.”Ancora una volta un riferimento per nulla casuale agli spazi che ‘il nuovo renziano’ Simone Regazzoni ha saputo cogliere e sfruttare” scrive Alessandra Costante sul “Secolo XIX”. Sono felice di aver contribuito con la mia azione al risveglio di una generazione fino ad oggi vissuta all’ombra dei dinosauri in fiore. (Chissà come è contento Mario Tullo)”. Lasciate da parte le questioni marginali occorre annotare la ritrovata e rinnovata verve del marchese Doria che, uscito dall’abituale letargo e, quasi fosse stato pungolato proprio da Renzi a tenere duro, è ricomparso per un bagno di folla, agitando la bottiglietta di minerale davanti all’uscio del palazzo di via XX Settembre 11 dove i condomini avevano negato l’allaccio diretto all’acqua che avrebbe consentito agli 11 migranti ospiti dell’abitazione di lavarsi regolarmente. Da parte del sindaco, forse, sarebbe stato preferibile un tardivo e pubblico mea culpa per aver soddisfatto le indicazioni della prefettura per un immobile inadatto. Ma la bottiglietta di minerale, presumibilmente gli sarà servita per lavarsi la coscienza. Comunque Doria, in overdose di adrenalina, per la prima volta, ne ha approfittato per bacchettare professoralmente, pur senza mai nominarlo, il candidato alle primarie colpevole di averlo pungolato e criticato apertamente creando divisioni all’interno del Pd e della coalizione di sinistra. Tanto che Il popfilosofo non si è lasciato scappare l’occasione per rispondergli per le rime con una lunga lettera ospitata dal sito di PrimoCanale di cui cito i passi salienti. “Caro Doria è nel confronto e nel dialogo delle idee che emerge la consistenza o meno di una proposta politica. Non nel giudizio a priori di qualcuno che, con toni da Principe, piuttosto che da sincero democratico, si arroga unilateralmente il diritto di dichiarare chi è “inconsistente”. Caro Doria, la paura del confronto e i tentativi di delegittimazione preventiva di un possibile avversario a mezzo stampa non sono un buon viatico al dialogo democratico. Non bisogna avere letto Habermas per saperlo. Se si auspica il dialogo e non le risse non si può pretendere di essere il solo a parlare. È l’abc stesso della democrazia che implica disponibilità al confronto e riconoscimento dell’Altro. Bisognerebbe sempre tenerlo bene a mente”. E ancora “Doria sarebbe un ottimo candidato sindaco, se non fosse il sindaco che in questi 5 anni non ha governato Genova e ha perso i pezzi della sua maggioranza. Così, a pochi mesi dalle elezioni, pensa bene di attaccare frontalmente me per il semplice fatto che mi presento alle primarie. Nessuna considerazione di merito sulle questioni che ho posto, a partire dai 5 milioni per il Welfare fino alla richiesta di rivedere l’ordinanza sulla movida, passando per la questione di una seria politica sull’immigrazione a Genova. Non una parola: Doria non pare interessato al merito dei problemi e al confronto democratico delle idee.
Dichiarare come ha fatto Doria: “Sono profondamente democratico, e ognuno ha diritto di parola, ma le uscite in solitario le trovo personalismi inconsistenti” è un po’ come dire: “Sono aperto al confronto e al dialogo con tutti, purché io sia il solo a parlare, perché gli altri sono persone inconsistenti”. Non mi pare sia lo stile giusto per avvicinarsi alle elezioni. Se Doria vorrà ricandidarsi, come legittimo per un Sindaco uscente, ci confronteremo alle primarie. E ne sarò felice”. Perché il dente dolente su cui Regazzoni continua a batter, dopo aver ricevuto la promessa da Terrile che ci saranno le primarie, e’ proprio quello. È quello l’obbiettivo a cui l’autocandidato vuole arrivare perché in cuor suo teme che, con una giravolta, prima o poi lo stesso segretario provinciale, ormai emarginato anche dai quarantenni, venga indotto a rimangiarsi la parola lanciando la candidatura unitaria di chicchessia. I rumors di via Maragliano danno una vecchia guardia in grande agitazione. Con un Burlando furente, forse pronto, extrema ratio, ad autoimmolarsi e il risorto Graziano Mazzarello che si scuote per partecipare ad una assemblea Pd a Quezzi. Tutti movimenti segnalati dal preciso Gastaldi. Con un Matteo Renzi, che oltre ad essere il premier e’ anche segretario nazionale, che comunque non li ha degnati della minima attenzione, come se volesse illuderci che i dinosauri lui li avesse rottamati da tempo. Nessun cenno anche per il ministro della Difesa Roberta Pinotti, forse vittima del fuoco amico, che le voci descrivono furibonda per non essere stata invitata sulla terrazza alla intervista con cena di PrimoCanale dal senatore Maurizio Rossi. Con l’unica novità di un sindaco disastroso che si propone, o viene proposto, per uscirne nel migliore dei modi, come il regista di una nuova coalizione con abbraccio mortale fra il Pd e la sinistra, nel tentativo maldestro di recuperare qualche voto per il referendum in quella area da sempre critica. Presumibilmente ultimo atto di una pantomima per salvare almeno l’onorabilità. Come se Re Sole, che non crede ai miracoli, consapevole, nonostante tutto, che Genova, alla fine sarà una piazza dove vincerà il no, vendicativo volesse significare agli astanti del suo partito “avete combinato un bel casino, ora tiratevene fuori voi. Sempre che ne siate capaci. Io penso a costruire i ponti e alla grande politica”

 

Il Max Turbatore

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