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Movida, è finita la tregua estiva. Mancano i controlli di polizia. Spaccio, maleducazione e locali abusivi impazzano

L’ordinanza non basta. I bar chiudono alle 2 il venerdì e il sabato (all’una nel corso della settimana), ma il chiasso continua per cessare davvero solo alle 4 perché i ragazzi, soprattutto quelli che vengono nei carruggi col tasso alcolico già alto e si portano da casa le bottiglie (certamente i più fastidiosi), non sciamano comunque fino al mattino. Poi continuano i capannelli in “zone strategiche”. Quando i locali chiudono, si va tutti al “Masaniello”, “casa privata” che fa musica tutta la notte e su cui nessuno sembra voler intervenire

movida

(Via San Donato dopo l’orario di chiusura dei locali)

di Monica Di Carlo

La movida ufficiale si chiude col clangore delle catene che vengono tirate attorno alle sedie e ai tavolini di piazza delle Erbe perché nessuno se li rubi durante la notte. È un po’ come il rumore delle catene del fantasma nel castello: porta via con sé gli spiriti delle serate genovesi di qualche anno fa, quando gli eccessi non erano ancora cominciati. Ma lo spirito, quello in bottiglia, resta. Resta in salita Pollaiuoli dove giovani si accampano del dehors fisso del Caffè degli Specchi chiuso da ore e ore. Resta a Sarzano, nel distaccamento dove c’è la colonna infame per la demolizione della casa di Paganini dove si incontrano, in angoli diversi, spacciatori magrebini e ragazzi della zona. Resta tra l’ex chiesa di Sant’Agostino e i giardini Luzzati (chiusi), nello spazio pubblico dove per tutta la sera si sono accampati gli spacciatori magrebini. Marco Montoli, presidente del Cesto (capofila delle associazioni che gestiscono i Luzzati) chiede che venga affidata all’associazione la gestione dello spazio sopra il campetto sportivo in modo da trasformarlo di giorno in un luogo con attrezzi sportivi aperti a tutti e da chiuderlo di sera per evitare quello che oggi accade.
Resta davanti alla latteria occupata di piazza Sarzano dove, al ritmo di un vecchio disco anni ’70, l’atmosfera è nostalgica e il pensiero vola (aiutato invero dagli inconfondibili fumi della marijuana il cui odore si percepisce chiaro e forte) a quando la sinistra era comunismo e il rock era rock. Tutti luoghi al margine dell’area della movida vera e propria, cioè dove locali non ce ne sono.
Poi c’è il “Masaniello”, se una casa privata può avere un nome, perché quello è lo spazio (come chiamarlo altrimenti?) in piazzetta dei Maruffo, tra San Bernardo e via Giustiniani, dove il tempo non esiste. Non la si scambi per un’affermazione filosofica o per l’incipit di un libro fantasy: il tempo non esiste perché lì c’è musica e baccano fino alle 6 del mattino mentre giovani e meno giovani varcano a decine la porta d’ingresso, strani personaggi africani fanno la spola, chissà perché?, tra la piazza e il distributore di sigarette di San Bernardo affacciandosi all’angolo e a tutte le ore e gli abitanti esasperati mettono in campo la contraerea. Ah, bei tempi quelli delle “bulaccate” di acqua, più recentemente aggiornate in secchiate di acqua e candeggina. In piazzetta dei Maruffo piove di tutto. Nel tempo si sono visti gettare mattoni, lamiere, persino ferri da stiro e ogni genere di oggetto contundente. I residenti chiedono aiuto, ma poi, quando gli chiedi una finestra da cui riprendere, scappano terrorizzati e dicono chiaramente di aver paura di rappresaglie. Di fatto, la polizia non interviene, i carabinieri non intervengono, gli agenti del Commercio della Municipale non intervengono. È una casa privata, dicono. Ci vorrebbe un mandato che la magistratura concede solo per cose molto serie: droga, terrorismo. Certo, una casa privata dove si fanno molte feste tutte le sere a badare ai numerosi carrelli di birra che di giorno vengono recapitati dai corrieri degli stessi fornitori che approvvigionano tutti i locali. Che sia in realtà un locale travestito da circolo a sua volta travestito da casa privata bisogna provarlo e senza entrare non si prova nulla. Solo i giovani che entrano a decine e il baccano eterno. Sì, però, qualcuno vuole tutelarli gli abitanti spaventati e disperati? Qualcuno vuole fare caso alle pessime frequentazioni della piazza che, se su quel quadratino di centro storico si affacciasse un pubblico esercizio, basterebbero e avanzerebbero per chiuderlo con l’articolo 100 del Tulps, Testo unico di polizia? Pare di no. E passa, come nel caso della Latteria, il concetto che ci si sottrae alle regole fa quello che vuole mentre chi le rispetta chiudendo la cassa all’una o alle due deve stare lì a subire la beffa oltre il danno.

Questo video, precario come può essere precario un video registrato di notte con un cellulare e camminando, risale alle 3 di stamane, mentre i molti giovani e meno giovani (non più i giovanissimi della movida) affluivano alla rumorosa “casa” di piazza dei Maruffo.

La verità è che in questo caso, come in quello della vivibilità e dei reati commessi nella movida (spaccio e rapine, sulle quali si interviene solo a posteriori, magari vantandosi dell’arresto, ma non si provvede in alcun modo con la prevenzione) il problema vero è che non esistono controlli di polizia con scopo di deterrenza, cioè in divisa. Ieri giravano (anche loro in borghese per la natura dei controlli annonari di cui si devono occupare) solo gli agenti della polizia municipale del Commercio e del Territorio per verificare il rispetto dell’ordinanza da Pre’ all’area della movida vera e propria. A Pre’ sono stati controllati 8 market aperti, come è loro consentito perché chi non vende alcol non ha limitazione di orario: nemmeno una bottiglia di birra nei negozi o nelle pertinenze. Ma l’alcol “gira” e si tratta ora di capire da dove esce. Alla Maddalena, dove era in atto la bella iniziativa “La notte bianca dei bambini”, a rovinare l’atmosfera erano i soliti avventori del bar “Zeneizi”, all’incrocio coi 4 canti di San Francesco, già chiuso per 15 giorni dal questore un paio di mesi fa con l’articolo 100 del Tulps.

La movida, dopo la pausa estiva, ha ripreso a tutto volume. L’ordinanza è servita a far chiudere i market alle 21 e i locali ieri sera l’hanno rispettata tutti, anche i più riottosi ad adeguarsi, convinti dal fatto i aver raggiunto le 3 segnalazioni che li porteranno alla chiusura per 5 giorni.

movida erbe

Però i comportamenti scorretti e gli schiamazzi non si sono interrotti, solo che su questi nessuna ordinanza può. Sul piano amministrativo s’è fatto tutto quel che si doveva e si poteva, ma senza i controlli di polizia, carabinieri e guardia di finanza in divisa non si va avanti. Vico dei Biscotti era il solito orinatoio, gli spacciatori erano padroni di piazza San Donato e dell’area pubblica a valle della ex chiesa di Sant’Agostino, via San Donato era piena di pusher e il rumore era assordante. In Canneto il lungo gli schiamazzi erano fortissimi. Meglio va in San Bernardo (anche nella piazza, dove c’è spazio per grandi aggregazioni rumorose, la vivibilità è ancora compromessa) mentre i locali di piazza delle Erbe risultano quelli che più hanno perso frequentazioni dopo l’ordinanza. Paradossalmente, a frequentare molto di meno l’area sono i clienti sani, che non hanno voglia di alzarsi dal tavolo troppo presto e di ciondolare poi in giro per i vicoli come fanno i giovanissimi dopo che le saracinesche calano. Gli altri, quelli che nemmeno ci entrano nei bar e si portano l’alcol da casa, sono rimasti tutti.

movida bottiglie

(Bottiglie di birra e di vino portate in San Donato dai frequentatori della movida abbandonate vuote accanto al sacchetto che è servito a trasportarle)

Il grande sacrificio a cui sono stati costretti i locali sani (perché ci sono anche quelli, è bene dirlo), però, com’è evidente dalle serate di venerdì e di ieri, è del tutto inutile se ai provvedimenti (che vanno assestati sia per salvare gli esercenti corretti dalle maglie dell’ordinanza, sia per ridefinire i confini che oggi escludono aree che dovrebbero essere comprese) non viene unito un controllo di polizia reale e puntuale che vada a intervenire sia sulle cattive abitudini dei frequentatori, sia sulle situazioni di completa illegalità che sfuggono per loro natura alle ordinanze amministrative, sia su spaccio e criminalità. Fino ad ora il dibattito rovente che si è sviluppato è rimasto tra Comune, abitanti e gestori dei locali. Di fatto, si focalizza l’attenzione su un problema che, per quanto possibile, è stato superato grazie all’ordinanza e si continua a non guardare (o, da parte di alcuni, a non voler vedere) quello che è il problema principe da sempre: la mancanza di “divise” in forze a “convincere” i maleducati a ritrovare l’educazione e chi commette reati o comportamenti illegittimi ad abbandonare quest’area del centro storico. Ormai “limati” dalle ordinanze gli elementi di disturbo legati alla somministrazione e alla vendita di alcol, emerge con forza quello che sembra nessuno voglia vedere: per risolvere i problemi di vivibilità e sicurezza servono controlli di polizia notturni nell’area della movida sia negli orari di apertura dei locali, sia nelle ore successive, esattamente come accade in molte città europee. O si comincia a parlare di questo o è ormai completamente inutile discutere della possibilità di trovare una soluzione al “problema movida”. Continuando così finirà che i gestori sani chiuderanno per trasferirsi altrove, dove possono lavorare senza penalizzazioni che non meritano e nel centro storico rimarranno solo illegalità, baccano e spacciatori.

 

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