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la moderna litania. Genova città pulita. Genova tutta cantiere, Genova che si riscatta

Mi affiderei ad alcuni versi di Giorgjo Caproni e alla sua inconfondibile Litania per sottolineare alcune esigenze dei genovesi, oggi alle prese con un allerta meteo arancione per fortuna incruento, che in qualche modo, però, ha messo a dura prova la sopportazione dei concittadini. Devo ringraziare in particolare il prof. Francesco Gastaldi – e chi senno’- per avermi messo in contatto con un gruppo pubblico “Genova contro il degrado” sorto come motiva uno dei fondatori a beneficio degli oltre 500 membri “Ho creato questo gruppo solo per motivi generazionali. Per i miei avi e per i miei discendenti. Per un reflusso gastrico che ho avuto, l’ultima volta stamani, nel vedere la mia meravigliosa città così deturpata, per mano di chi non lo so, per negligenza di chi poco importa… Vorrei che ognuno di noi, che la ama come me, desse il suo contributo, per far diventare la nostra città un giardino ben curato, in ogni suo angolo, ricco o povero che sia…”. Insomma, come possono testimoniare i miei numerosi articoli pubblicati da nove mesi a questa parte da Genova Quotidiana ho sempre avuto il sentore che la città, ormai dal centro alle periferie avesse imboccato un pericoloso percorso di decadimento, sporcizia, degrado, lavori interminabili e cantierizzazioni infinite, buche, buchette, crolli e franette, cinti e segnalati da cartelli di allerta che diventano monumenti perenni al l’insipienza organizzativa di chi dovrebbe metterci mano. Sensazioni, dicevo che mi sono state confermate e ancora mi vengono confermate dalla prova provata e fotografica che un gruppo di battaglieri genovesi posta con esemplare continuità sulla pagina facebook del gruppo. Ad esemplificare quale possa essere l’importanza dei social, se interpretati nella maniera giusta, come arma di pressione dal basso. Probabilmente se i pentestellati non fossero così attorcigliati e arrovellati dai loro problemi interni e, soprattutto se fosse ancora vivo Gianroberto Casaleggio, avrebbero intuito la straordinaria forza di questi mezzi di pressione. Purtroppo però, persino loro che dovrebbero interpretare un movimento dal basso, si sono lasciati fuorviare dalla politica e dalle beghe interne, per cui accade sempre più di frequente che si muovano su input del taccuino politico e non viceversa.
Allo stesso modo il nostro sindaco uscente marchese Marco Doria avrebbe saputo interpretare meglio e di più gli umori dei suoi amministrati se avesse messo un gruppo dei suoi valenti collaboratori ad esaminare le pagine social dei gruppi pubblici. E ce ne sono diversi. Sono pagine del mugugno da cui trarre indicazione per testare il polso della città, senza neppure scendere dall’astronave. Così, come potrebbe accadere tranquillamente al nostro sindaco, senza muovere passo da casa ho potuto vedere con occhio, i tappi delle confezioni di cartone di vino inseriti a forza e con maniacale precisione negli interstizi del corrimano della scala che porta alla stazione del metro a De Ferrari, impresa attribuita, a torto o ragione, ai clochard che frequentano abitualmente il sito come camera da letto o accampamento notturno. Oppure può prendere atto della situazione di piazza Manzoni, spazio con giochi dei bambini con vasi dalle piante rinsecchite, marciapiedi dissestati ed erbacce. E ancora corso Andrea Podesta con strani armadietti quasi divelti e ormai vuoti al.a base dei lampioni per cui l’unico futuro potrebbe essere una tempestiva rimozione che non avverrà mai. Insomma chiunque abbia, come diceva Guccini un tiramento, è uno smartphone a portata di mano può scattare una foto e postarla sulla pagina pubblica con tanto di breve commento. Stamane per esempio un altro iscritto ha inseito un’altra immagine di piazza Palermo lato istituto ex Nautico, chiuso ormai da anni, con il commento “Piazza Palermo lato levante, 10 minuti di pioggia 40cm d’acqua. Le caditoie sono sempre sotto dimensionate e le grondaie dell’ex Nautico completamente distrutte ma un aspetto positivo c’è: l’acqua finalmente porta via la sporcizia che per mesi l’Amiu non aveva pulito”. Con tanto di estesa pozza d’acqua tipo risaia, sulla quale un cittadino interviene spiegando che la colpa dell’allagamento andrebbe ascritto ai lavori di asfaltatura del manto stradale sotto alla galleria. Sarebbe sparita la schiena d’asilo che contribuiva a spingere l’acqua piovana a defluire ai lati dove sono situati i tombini. Storie di ordinaria amministrazione tra Aster e ditte appaltatrici, insomma. In un bel gioco in cui, con la trattativa al ribasso, nessuno paga per eventuali responsabilità. Perché messe sotto accusa molte ditte alla fine minacciano di chiudere ed allora è molto meglio chiudere un occhio che aprire una faticosa è difficile vertenza.
Francesco Gastaldi, architetto, che oltre alla politica segue gli avvenimenti grandi e piccoli della sua città’ osserva “Genova, la manutenzione urbana. Si tratta forse di una delle emergenze principali della città, ma allo stesso tempo è un tema poco dibattuto in modo organico. Un nuovo piano di riqualificazione appare indispensabile, una città abbandonata a se stessa allenta il legame fra cittadini e amministrazione pubblica, indebolisce la fiducia istituzionale, il senso civico e di appartenenza”. Proprio nello stesso giorno dell’allerta Annamaria Scotto, una dei fondatori del gruppo pubblico provvedeva a postare a futura memoria un filmato girato lungo gli argini del Bisagno, evidenziando una foltissima vegetazione, cosa che qualche giorno prima era stata evidenziata anche per gli argini dello Sturla. Mentre Matteo Olivari obiettava due giorni fa con tanto di immagini di stand ancora in piedi “Tre giorni per smontare la festa del democratica e non hanno ancora finito, non potrebbero intanto passarci una spazzatrice?”. Insomma una vera e propria fonte di ispirazione per il nostro sindaco e per dirigenti di Amiu e Aster. Tra gli iscritti, non a caso figurano, oltre a Simone Leoncini, presidente del municipio, i candidati Stefano Balleari e Arcangelo Merella che si preparano alle prossime amministrative. Merella, addirittura ha postato recentemente una foto della sporcizia del sottopassaggio all’angolo fra Via Roma e il Carlo Felice Salvatore Sannino intona il mal comune mezzo gaudio “Cè anche di peggio, il sottopasso di via Fiume, chiuso da tempo e ricettacolo di molta merce derivante dal mercato Orientale ultima alluvione, se ti soffermi un po noterai dei topi andare su per le scale e poi scappare”. Balleari spesso trae spunto dalle situazioni di piccolo degrado del territorio genovese per le sue interpellanze in comune. E Annamaria Scotto chiude il discorso con una domanda come se si trattasse dell’epilogo di una situazione incresciosa “Rileggendo i post del Gruppo, riassumerei un punto: il Comune di Genova fa manutenzione straordinaria, ma è carentissimo nella manutenzione ordinaria… La seconda rende pressoché inutile la prima…
Perché?? Masochismo? Incapacità organizzativa? Interessi?” Ottenendo una puntuale risposta da Michela Terenghi “La manutenzione ordinaria non viene fatta, di modo che con quella straordinaria, quando e se viene effettuata, possa consentire un grande appalto per poter “lucrare” meglio. Cosa che non si puo’ fare se gli impiegati comunali o chi per essi dovessero svolgere come si dovrebbe la tanto necessaria manutenzione ordinaria. Oibo’, fa anche rima….” Percio’ i versi del titolo tratti da Caproni in un moderno litania. “Genova città pulita, Genova città cantiere, Genova che si riscatta”. E per non deprimerci troppo tiriamoci su.

vignetta-max

Il Max Turbatore

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One thought on “la moderna litania. Genova città pulita. Genova tutta cantiere, Genova che si riscatta”

  1. Caro Paolo, credo che la manutenzione delle città interessi ( a torto) i Sindaci di vario colore perchè non porta consenso specifico, non smuove commesse consistenti ed è una menata dove occorre capire come mai per il verde bisogna chiamare Aster e non i giardinieri del Comune ( che oggi sono 70 e 20 anni fa erano 400!!) ma per le caditoie se ne occupa Amiu o viceversa.
    Sono teorico del fatto che il greto del Bisagno e i suoi guai che subiamo da decenni sarebbero certamente meno evidenti o nulli se, partendo da Brignole con alcune ruspe, si andasse sino a Struppa togliendo metri di sedime dal letto del fiume e innalzando così gli argini. Costo? Forse qualche milione di euro, non troppo per le assetate casse delle imprese. Meglio i soldi (pubblici in ogni caso) dello scolmatore con cui pagare anni di cantiere, spalmare soldi e prebende elettorali qua e la, lasciare un segno indelebile nella toponomastica della città, cosa che una ruspa non può certamente fare.
    Ogni assessore o sindaco di questa città arriva con il suo carico di consulenti, architetti, urbanisti che senza guardare in faccia alla storicità delle strutture – a volte risalenti a centinaia di anni prima – posano pavimentazioni senza senso (4 diverse solo nelle vie parallele a Via XX Settembre), panchine di materiali più diversi e colori senza senso, ringhiere dagli stili e forme più astruse, in barba a qualunque buon senso estetico e storicamente sostenibile.
    Mi sono sempre chiesto come tengono la loro casa, il loro giardino, il loro box questi sindaci/assessori/presidenti di parlamentini, eccetera eccetera perchè a vedere come trattano la cosa pubblica dovrebbero tutti vivere nel degrado totale. Fare l’Amministratore Pubblico non è per tutti, è una missione, bisogna amare ciò che si amministra come e più di ciò che si possiede. Quando accadrà sarà sempre troppo tardi.

    Un abbraccio.

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