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Genoa, vent’anni di memoria rossoblù in mostra: alla Palazzina San Giobatta due esposizioni tra storia, tifosi e sport d’altri tempi

Dal 4 giugno la Fondazione Genoa 1893 Ente del terzo settore celebra i primi vent’anni di attività con una mostra dedicata a ricerca, conservazione e cultura rossoblù. Al Museo della Storia del Genoa anche “Album di ritagli”, viaggio nella memoria sportiva costruita dai tifosi tra giornali, fotografie e quaderni del Novecento

Vent’anni di lavoro sulla memoria, sui documenti, sui cimeli, sui racconti e sulle tracce lasciate da generazioni di tifosi. La Fondazione Genoa 1893 Ente del terzo settore celebra il ventesimo anniversario della propria costituzione con la mostra “Fondazione Genoa 1893 ETS. I nostri primi vent’anni. Attività, iniziative, mostre”, allestita all’ingresso della Palazzina San Giobatta. Un percorso che non guarda soltanto al passato del club più antico d’Italia, ma al modo in cui quel passato è stato cercato, salvato, studiato e restituito alla città.

L’esposizione raccoglie documenti, fotografie, pubblicazioni, progetti, materiali di ricerca, iniziative e mostre che hanno segnato i primi due decenni della Fondazione e del Museo della Storia del Genoa. È una sorta di autoritratto collettivo, costruito attraverso ciò che in questi anni è stato recuperato e condiviso: cimeli storici, filmati, documenti restaurati, collaborazioni con istituzioni sportive e culturali, attività educative e progetti rivolti alla comunità dei tifosi.

La Fondazione è nata con l’obiettivo di custodire, studiare e valorizzare la storia del Genoa Cricket and Football Club. Nel tempo ha trasformato questa missione in un programma culturale articolato, capace di superare la semplice dimensione celebrativa e di costruire un archivio vivo della memoria rossoblù. La mostra racconta questo percorso attraverso parole chiave che riassumono il senso dell’attività svolta: studiare, costruire, raccontare, riportare alla luce, coinvolgere, educare, cantare e ricordare.

Tra i passaggi più significativi del racconto trovano spazio il recupero di testimonianze storiche come la Challenge Cup, il lavoro sui materiali d’epoca, le esposizioni realizzate in Italia e all’estero e il ruolo del Museo della Storia del Genoa, inaugurato nel 2008 e trasferito nel 2013 al Porto Antico. Oggi il museo rappresenta uno dei punti di riferimento per la conservazione e la valorizzazione della memoria del Genoa, ma anche un presidio culturale per raccontare come il calcio, a Genova, sia diventato identità popolare, linguaggio comune e appartenenza.

La mostra, curata dal Comitato Storico Scientifico del Museo della Storia del Genoa, è visitabile dal 4 giugno alla Palazzina San Giobatta nell’ambito delle iniziative per il ventesimo anniversario della Fondazione. Il senso dell’esposizione è racchiuso nelle parole scelte per accompagnarla: «La storia non è soltanto ciò che è stato, ma ciò che scegliamo di ricordare, raccontare e tramandare. Questa mostra è il racconto di un percorso collettivo che continua a guardare al futuro mantenendo salde le proprie radici».

Accanto alla mostra celebrativa dei vent’anni della Fondazione, il Museo della Storia del Genoa ospita anche “Album di ritagli. La memoria dello sport attraverso gli occhi dei tifosi”, realizzata in collaborazione con la Fototeca Rinaldi e visitabile dal 4 giugno al 30 agosto 2026. Qui il punto di partenza è più semplice e domestico: un paio di forbici, un vasetto di colla, le pagine dei giornali sportivi. Da questi materiali poveri nasceva, molto prima dell’era digitale, un modo personale e appassionato di conservare lo sport.

L’esposizione presenta una selezione di album, quaderni e raccolte di ritagli realizzati tra i primi decenni del Novecento e il secondo dopoguerra da giovani appassionati. Attraverso fotografie, articoli e immagini tratte dalla stampa dell’epoca, questi tifosi costruivano il proprio archivio privato: non solo una raccolta di campioni e risultati, ma un modo per fissare emozioni, appartenenze, idoli e cronache destinate altrimenti a perdersi.

Dalle imprese di campioni del ciclismo come Fausto Coppi e Gino Bartali alle pagine dedicate al calcio, dai giornali specializzati alle grandi testate nazionali, “Album di ritagli” mostra come lo sport fosse raccontato e vissuto nel Novecento. Ogni pagina diventa una piccola mappa del desiderio di ricordare: cosa veniva scelto, cosa veniva tagliato, come veniva disposto, quali immagini meritavano di restare incollate per sempre su un quaderno.

La mostra si inserisce nell’attività di ricerca della Fototeca Rinaldi sulla fotografia vernacolare, cioè su quelle immagini nate senza ambizioni artistiche ma capaci di documentare comportamenti sociali, vita quotidiana e memoria collettiva. In questo caso, il materiale sportivo diventa una lente per osservare non soltanto i protagonisti delle competizioni, ma anche chi guardava, seguiva, collezionava e trasformava la cronaca in racconto personale.

Le due esposizioni dialogano tra loro proprio su questo terreno: la memoria come gesto attivo. Da una parte il lavoro organizzato della Fondazione Genoa, fatto di archivi, recuperi, ricerche, mostre e attività educative; dall’altra la memoria spontanea dei tifosi, costruita con forbici, colla e pazienza. In entrambi i casi, ciò che poteva sembrare fragile o destinato a scomparire diventa documento, patrimonio e racconto condiviso.

Per Genova e per il mondo rossoblù, il doppio appuntamento alla Palazzina San Giobatta e al Museo della Storia del Genoa è quindi più di una celebrazione. È un invito a guardare lo sport come cultura popolare, come archivio sentimentale, come storia collettiva fatta di grandi eventi e piccoli gesti privati. Vent’anni di Fondazione raccontano il lavoro necessario per custodire questa eredità; gli album di ritagli ricordano invece che, spesso, la memoria comincia da una pagina di giornale salvata da un ragazzo e incollata con cura su un quaderno.


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