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Voto di scambio e aggravante mafiosa, Cozzani rinviato a giudizio: il processo parte il 16 settembre

Per l’ex capo di gabinetto di Giovanni Toti si apre il dibattimento sul filone dei presunti voti della comunità riesina alle regionali del 2020. A processo altre 11 persone, mentre alcune posizioni seguiranno percorsi separati

Il caso dei presunti voti portati alla lista Toti dalla comunità riesina entra nella fase del processo. Il giudice per l’udienza preliminare Giorgio Morando ha disposto il rinvio a giudizio di Matteo Cozzani, ex capo di gabinetto dell’allora presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, accusato di scambio elettorale politico-mafioso. Con lui saranno processate altre 11 persone.

Il processo davanti al tribunale collegiale comincerà il 16 settembre. Sarà quella la sede in cui l’accusa dovrà dimostrare l’esistenza del presunto meccanismo di raccolta del consenso contestato dalla procura e il ruolo attribuito ai singoli imputati nella campagna elettorale per le regionali del 2020. Fino a eventuale sentenza definitiva, tutti restano presunti innocenti.

Al centro del fascicolo c’è l’ipotesi che alcuni pacchetti di voti siano stati orientati verso candidati della lista Toti attraverso una rete di relazioni con esponenti della comunità riesina. La contestazione più pesante, l’aggravante mafiosa, riguarda oltre a Matteo Cozzani anche i gemelli Arturo Angelo Testa e Italo Maurizio Testa e l’ex sindacalista della Cgil Venanzio Maurici.

L’indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Federico Manotti e dal pubblico ministero Luca Monteverde. Si tratta di uno dei filoni nati dalla maxi inchiesta che nel maggio 2024 aveva scosso la Liguria, portando all’arresto dell’allora governatore Giovanni Toti e, successivamente, alle sue dimissioni. Quel procedimento aveva messo sotto osservazione rapporti tra politica, imprenditoria e amministrazione pubblica; questo ramo, invece, si concentra sul terreno elettorale e sulle modalità con cui sarebbe stato costruito consenso.

La procura ritiene che il sostegno elettorale contestato non sia stato un semplice appoggio politico, ma il risultato di un accordo penalmente rilevante. Il processo dovrà verificare se quella ricostruzione sia fondata, se vi siano stati impegni, promesse o contropartite e se l’aggravante mafiosa sia effettivamente sostenuta dagli elementi raccolti durante le indagini.

Nella stessa udienza si sono definite anche altre posizioni. Sei imputati hanno chiesto di accedere alla messa alla prova; per loro la decisione è stata rinviata a novembre. Un elettore aveva già ottenuto lo stesso percorso durante la fase delle indagini.

Percorso separato anche per Paolo Piacenza, ex segretario generale dei porti di Genova e Savona e oggi presidente dell’Autorità di sistema portuale dei mari Tirreno meridionale e Ionio. La sua posizione, relativa all’accusa di omessa denuncia per l’occupazione abusiva di alcune aree portuali da parte dell’imprenditore Aldo Spinelli, è stata stralciata. Il giudice ha restituito gli atti ai pubblici ministeri, che dovranno procedere con citazione diretta a giudizio.

Il rinvio a giudizio di Matteo Cozzani riporta quindi in primo piano una delle figure più vicine all’ex presidente Giovanni Toti. Non più nel quadro principale della corruzione che aveva travolto la Regione, ma in un capitolo diverso e politicamente sensibile: quello del voto, dei rapporti territoriali e dei confini tra consenso elettorale e condotte illecite.


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