Storie 

Quando Germi, il regista di “Divorzio all’italiana” muoveva i suoi primi passi a Fossatello

Nella galleria dei genovesi “dimenticati” un posto di rilievo lo merita Pietro Germi.

Nasce nel 1914 nel centro storico del capoluogo tra via Ponte Calvi e Fossatello. La famiglia è di umili origini, il padre fa il guardiano d’albergo e la mamma è una casalinga muove i suoi primi passi tra via Lomellini e via del Campo.

 

Cresce nella turbolenta Genova tra una guerra e l’altra dove compi gli studi al Nautico anche se non si presenta agli esami finali. Si trasferisce a Roma per seguire la sua passione per il cinema ma i legami con la città natale restano solidi per l’affetto che prova per la sua famiglia e spesso ritorna per delle visite. Si forma presso il centro Sperimentale di Cinematografia vivendo appieno l’aria del neorealismo nell’immediato secondo dopoguerra ma la cifra del regista Germi che veste spesso contemporaneamente gli abiti di attore e regista, pur influenzati da quella stagione hanno già il sapore di una modernità che rende attuale il regista genovese ancora oggi.

La sua produzione è intensa e fitta e nel corso della sua carriera si articolerà in filoni distinti dove appare chiara la ricerca del regista di nuovi stimoli e nuove prospettive per raccontare l’Italia che si muoveva intorno a lui. Quello che si percepisce nei film di Germi è la capacità di cogliere la modernità anche laddove sarebbe più difficile coglierla. Ne “Il ferroviere” del 1955 uno dei lavori che gli frutteranno un grande successo di pubblico racconta con rara finezza la storia di una famiglia proletaria dell’epoca e i suoi travagli che la traguardano al cupo orizzonte della piccola borghesia italiana dei decenni successivi. Germi racconta la storia del protagonista senza sconti per nessuno, mettendosi anche contro l’intellighentsia critica di sinistra che critica una pellicola che mette impietosamente in evidenza la crisi e la fragilità, già allora, della classe operaia.

Che a Germi non interessi la dialettica politica lo si scopre strada facendo in un lavoro che non si adagia mai nell’intellettualismo o nel conformismo culturale ma cerca e sperimenta senza sosta nuove prospettive con film impegnati e rigorosi. Se passa qualcosa della sua origine è un carattere scontroso e intransigente, la sua puntigliosa e attenta calligrafia descrittiva nei film che lo portano ad approfondire temi abbandonati ella storia italiana come la guerra al brigantaggio della seconda metà dell’800 con “Il brigante di Tacca del Lupo” tratto dal romanzo di Riccardo Bacchelli. Stimolato dalla produzione letteraria italiana si confronta con uno dei libri più importanti del dopoguerra “Quer pasticciaccio brutto di via Merulana” di Carlo Emilio Gadda che riporta in pellicola nell’insuperato capolavoro “Un maledetto imbroglio” in cui interpreta la leggendaria figura del commissario Francesco Ingravallo.

un maledetto imbroglio

Negli anni a seguire Germi sorprende con una svolta nella sua attività di regista e cambia registro dal drammatico alla commedia di costume. Con “Divorzio all’italiana” e “Sedotta e abbandonata” racconta senza moralismi e con lucidità una società che lotta con i fantasmi dei suoi tabù rimanendone avviluppata.

 

https://youtu.be/vINv1ts5NU4

 

https://youtu.be/TYYV6_gFkxQ

 

 

 

 

La musa di questi film è una giovanissima Stefania Sandrelli mentre un Marcello Mastroianni in grande vena nel “Divorzio” lascerà un ritratto indelebile del maschio meridionale anche per i decenni a venire. Seguono film più o meno riusciti più o meno importanti dove il graffiante sguardo di Germi riesce a essere sempre un passo avanti rispetto alla modernità.

sandrelli

 

 

Muore nel 1974 per cirrosi epatica mentre era in corso l’ennesimo progetto innovativo del suo lungo percorso, il film “Amici miei” che verrà poi terminato da Mario Monicelli.

L’assoluto silenzio di Genova nel centenario della sua nascita, il 2014, lascia perplessi per l’incuranza verso uno degli artisti più veri del cinema italiano del dopoguerra. Uno dei tanti piccoli, grandi segnali di una crisi culturale che affligge il capoluogo ligure da qualche lustro. Recuperare la paternità di Germi che vuol dire anche riattualizzare un linguaggio che il regista seppe, in epoche certo non facili dal punto di vista culturale rendere moderno e ancora attuale, può essere un piccolo passo verso una consapevolezza dei problemi che ancora affliggono questa città.

 

Mastroianni

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