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Lo strano caso del delitto della “merciaia”

Di Black Giac – E’ una giornata di primavera ventosa e ancora fresca quel 6 aprile 1998 quando nelle redazioni dei giornali filtrata dalle informazioni stringate della polizia arriva la notizia di un probabile omicidio.

In quei giorni, possiamo dirlo oggi con un certo distacco, non era una notizia che non ti saresti aspettato. Nel genovese e in Liguria stava avvenendo qualcosa di drammaticamente macabro, qualcuno stava seminando morte e dolore tutti i giorni con una conta di cadaveri che ormai assumeva i contorni di un massacro.

Nessuno si stupì più di tanto e la scena fuori dal palazzo di via Franzonina 6, nel popolare quartiere di Marassi dove abitava la vittima era quella a cui ci si era ormai abituati, auto dei carabinieri e un piantone all’entrata del palazzo per tenere lontani i curiosi, ambulanze, fotografi e giornalisti a capannello, poco distanti, a scambiarsi le poche informazioni raccolte sull’ennesimo delitto. Anna Lamberti Rossi, conosciuta anche come la “merciaia” per la sua attività gestita a pochi passi da casa che aveva lasciato da qualche anno, 72 anni, è stata uccisa il giorno prima, otto fendenti al torace, all’addome e al collo che non le hanno dato scampo. Il suo cadavere è stato trovato dal marito della figlia dopo che i vicini avevano telefonato alla donna per dirle che dalla casa della madre non arrivava più un segno di vita.

L’uomo la trova in un bagno di sangue, chiama l’ambulanza ma ormai non c’è più niente da fare. L’ennesimo omicidio di una donna, l’ennesimo in cui l’assassino sembra un fantasma passato attraverso i muri, l’ennesimo di quei mesi maledetti in cui le forze dell’ordine annaspano dietro piste diverse incalzati da una furia assassina senza tregua.

In un primo momento, le indagini si concentrano sui balordi della zona, due che gravitano da quelle parti. Potrebbero essere stati loro a seguire l’anziana e con uno stratagemma essere riusciti a entrare nell’appartamento per compiere un furto poi sfociato nell’omicidio. Con il passare delle ore questa pista perde credibilità, si parla anche di un ragazzo marocchino che aiutava la donna a fare la spesa e che potrebbe aver compiuto il gesto sempre per portare a termine un furto ma anche in questo caso arrivano le smentite. In realtà, risulta evidente agli inquirenti che analizzano la scena del delitto che tutto è avvenuto nel primo pomeriggio, subito dopo pranzo. La donna aveva già apparecchiato le tazzine per il caffè, giusto due, e doveva trovarsi in compagnia di qualcuno che conosceva bene non un estraneo.

L’ipotesi di un’intrusione perde sempre più consistenza mentre si cercano di ricostruire le ultime ore della vittima. Schiva seppur cordiale, spaventata dalla possibile intrusione dei ladri nel palazzo, quindi accorta, viveva tranquillamente la sua vita senza pettegolezzi e con le visite frequenti dei suoi due figli. Nessuno ha visto entrare nel portone in quei giorni persone sospette nessuno l’ha mai vista in compagnia mentre usciva dall’appartamento per la spesa o altre faccende di quotidiana routine. Niente e nessuno.

L’autopsia rivela che la donna ha un dito lacerato, l’assassino gli ha sfilato così brutalmente l’anello (forse prima ha provato a rimuoverlo con la saponetta trovata vicino al cadavere), anche il polso è scarnificato per rubare un bracciale che la donna indossava. Particolari che rilanciano l’ipotesi del furto rafforzati dalle indiscrezioni che in banca Anna Lamberti, vedova, aveva un deposito di 800 milioni e che pochi giorni prima del delitto era andata a ritirare dei gioielli.

Supposizioni e comunque nulla che potesse aiutare a colmare i buchi neri che rendevano quell’omicidio senza movente, oltre che senza arma del delitto e inesorabilmente senza colpevole. Resta anche senza spiegazione un particolare notato dai vicini di casa: un paio di pantaloni da uomo che la donna aveva steso qualche giorno prima.

Un elemento anomalo perché la donna viveva sola e il figlio non portava a casa della madre gli indumenti da lavare ma anche questo particolare viene inghiottito dall’infinità di interrogativi che questo omicidio porta via con sé. Esattamente un mese dopo, il 6 maggio i carabinieri annunciano l’arresto di un uomo, Donato Bilancia, che incredibilmente è l’unico autore di ben 17 omicidi avvenuti nell’arco di pochi mesi. Si attribuisce anche l’omicidio di un uomo, quella di Giorgio Centenaro, morte classificata a suo tempo come naturale  ma tiene a precisare: “La donna di Marassi non l’ho uccisa io”.

Il clamore di questa notizia è tale che l’omicidio di Anna Lamberti finisce inesorabilmente in secondo piano. Un limbo in resta ancora oggi quando con l’inesorabile passare del tempo si perdono particolari, elementi e memoria di quei giorni e di quelle ore. Resta l’impressione inquietante di un assassino a cui la donna si rivolge con amicizia e cortesia sino al momento cruciale della scelta omicida, non un raptus ma una valutazione maturata con la vittima di fronte, freddamente. Oggi l’assassino di Anna è ancora in libertà e certamente non è bastato il valore di un anello a pagare il costo di una vita inghiottita nel nulla della banalità crudele di un delitto “sbagliato”.

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