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Concorso pubblico per sostituire Serena Bertolucci alla direzione del Ducale

Aggiornamento: le voci sono confermate. Ieri il consiglio di amministrazione della Fondazione ha deliberato un concorso pubblico per scegliere il successore di Bertolucci.

L’incarico della direttrice scade il 31 dicembre. Bucci, nei mesi scorsi, aveva parlato di una proroga di un paio d’anni, anche per le partite aperte: Bertolucci è anche Rup degli interventi Pnrr alla Torre Grimaldina da 2milioni e 200mila euro che certo non si esauriranno entro l’anno. Ora, però, sono sempre più insistenti le voci sulla volontà di bandire una manifestazione di interesse da parte dei vertici di PalDuc, a cui, certo, potrebbe partecipare anche la direttrice uscente, ma con la stessa apertura della manifestazione il suo operato verrebbe automaticamente messo in discussione

Lei non parla. Solitamente è sempre disponibile a spiegare e illustrare le novità del Ducale, ma oggi ha la bocca cucita e si trincera dietro a impegni personali che le impedirebbero di rispondere. Le voci, però, sono sempre più insistenti. Qualcosa era nell’aria, perché alcuni esponenti del centro destra da qualche tempo fanno domande in giro per conoscere quando scade il mandato, sorpresi quando gli si dice che comunque si passerebbe per una manifestazione di interesse e servono dei requisiti per candidarsi.

I bene informati dicono che il consiglio di Amministrazione avrebbe intenzione di bandire la manifestazione di interesse a cui Bertolucci sarebbe caldamente invitata a partecipare per soddisfare i dettami di una legge che, però, noi non abbiamo trovato anche consultando uffici ministeriali. Anche lo statuto non vieta le proroghe e i rinnovi, tanto che il precedente direttore, Pietro Da Passano, c’è rimasto per anni.

Sempre i bene informati sostengono che il problema sia di natura diversa, forse il desiderio di dare l’incarico a qualcuno di politicamente affine, che dia maggiore spazio alle istanze dei partiti della maggioranza mentre Bertolucci è un tecnico puro, rigidamente ancorata alla qualità dell’offerta culturale. Ma sono solo illazioni.

Certo che sarebbe difficile spiegare alla città e, peggio ancora, al mondo della Cultura locale e nazionale, in cui Bertolucci è ampiamente accreditata e stimata, la sua sostituzione. I soci di Palazzo Ducale si troverebbero a doversi giustificare. Soci fondatori sono il Comune di Genova e la Regione Liguria. Partecipanti sono la Compagnia di San Paolo, la Fondazione Carige, la Costa Edutainment e Civita.

Se quanto si dice fosse vero, sarebbe difficile spiegare perché si mette in discussione una direttrice che ha rimesso a posto il bilancio dopo la voragine della disastrosa mostra su Paganini, che ha creato mostre che hanno riportato gente a Palazzo, come quella di Escher e quella di Monet, che ha chiuso ogni anno con bilanci sempre in equilibrio anche nel periodo Covid, senza che le istituzioni fondatrici dovessero aggiungere continuamente contributi come accade normalmente per altre istituzioni cittadine (l’ultima iniezione di denaro al Carlo Felice è stata votata nei giorni scorsi); che ha guidato il Ducale a essere tra le prime istituzioni culturali in Italia a riaprire. Il Ducale, grazie a Bertolucci, ha ricevuto un premio per “La mostra che non c’è” (una mostra virtuale trasmessa sui canali social della Fondazione durante il periodo Covid) e un premio per i “5 minuti con Monet”, a tu per tu con uno dei quadri delle ninfee del celebre pittore impressionista. I bilanci sono rimasti in pari, ma sono invece andati avanti i necessari lavori di recupero: il restauro delle due facciate monumentali, il restauro dell’affresco dello stemma di Genova, il restauro degli stucchi del cortile minore. Bertolucci ha proposto la riapertura di Casa Luzzati (chiusa da tempo al Porto Antico) al Ducale e, ultima cosa in ordine di tempo, è riuscita a trasformare il sequestro di un quadro di Rubens (per questioni relative alla proprietà e non alla mostra in corso a Palazzo) in un’opportunità, ottenendo di poter continuare a esporre l’opera sequestrata, cosa mai accaduta prima.

Difficile spiegare perché si interrompe l’esperienza, se le voci che circolano fossero vere.

In questo periodo, non a caso, il Mic (ministero della Cultura) ha iniziato a contribuire al funzionamento del Palazzo. Bertolucci, insieme a Giacomo Montanari e al Tavolo della Cultura, è riuscita a spuntarla con una progetto che ha fatto di Genova la capitale italiana del libro, portando nelle casse del Comune 500.000 mila euro.

C’è poi tutta la partita Pnrr (restauro della Torre Grimaldina e accessibilità ai disabili di tutte le attività della Fondazione), per un valore di 2milioni e 200mila euro. Il progetto del Ducale è arrivato tra i 5 più alti della categoria in Italia. C’è un grosso problema: Bertolucci è anche il Rup (responsabile unico del procedimento) dell’intervento. Con la fretta che c’è di far partire e terminare i lavori siamo sicuri che ci sia qualcuno che possa prendere in mano il progetto? E se anche così fosse, siamo sicuri che i professionisti che ci stanno lavorando accetterebbero di continuare a lavorare con un altro Rup? Il rischio di perdere i fondi sarebbe più che reale.

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