Caro scuola, corredo più 2,3 per cento e libri più 1,6: per la prima superiore il conto sfiora 1.479 euro

Confcommercio Genova: «Aiutare le famiglie senza schiacciare le cartolibrerie». I negozi di quartiere denunciano una competizione impari con grande distribuzione e commercio elettronico e chiedono la detrazione fiscale delle spese scolastiche

Il ritorno sui banchi porta con sé una nuova raffica di spese per le famiglie. Libri, dizionari, zaini, quaderni, astucci, cancelleria e strumenti tecnologici fanno lievitare il conto fino a sfiorare i 1.500 euro per uno studente che comincia la scuola secondaria di secondo grado. Mentre le associazioni dei consumatori denunciano gli aumenti, Confcommercio Genova avverte che il peso del caro scuola non può essere alleggerito scaricandolo sulle piccole cartolibrerie, strette tra margini ridotti e la concorrenza dei grandi operatori.

Il monitoraggio pubblicato il 26 agosto dall’Osservatorio nazionale Federconsumatori stima per l’anno scolastico 2026-2027 una spesa media di 673,60 euro per il corredo scolastico e per i ricambi necessari durante l’anno, ipotizzando l’acquisto di tutto il materiale nuovo. L’incremento rispetto al 2025 è del 2,3 per cento.

A questa cifra si aggiungono mediamente 545,66 euro per i libri obbligatori e due dizionari, con una crescita dell’1,6 per cento. La spesa cambia però sensibilmente a seconda della classe frequentata e dell’indirizzo scelto.
Per uno studente che entra nella prima classe della scuola secondaria di primo grado, libri e due dizionari costeranno in media 561,61 euro. Sommando il corredo e i ricambi, il conto raggiunge 1.235,21 euro. Per chi comincia la scuola secondaria di secondo grado, i testi e quattro dizionari richiederanno mediamente 805,15 euro: la spesa complessiva salirà così a 1.478,75 euro.
Non sono necessariamente comprese tutte le dotazioni tecnologiche richieste per lo studio. Federconsumatori valuta in oltre 421 euro il costo di un personal computer, una webcam, un microfono, i programmi di base e gli altri strumenti eventualmente necessari. A questa somma può aggiungersi quella per una connessione internet dedicata.
Il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori fornisce una stima costruita con criteri differenti, ma descrive una situazione analoga: il rientro in classe può costare fino a 1.300 euro per studente. Secondo l’associazione, i prezzi di zaini, diari, astucci e prodotti di cancelleria sono aumentati mediamente tra il 2 e il 4 per cento, mentre per i libri la crescita si attesterebbe intorno al 2,3 per cento nella scuola secondaria di primo grado e all’1,8 per cento in quella di secondo grado.
Dietro le medie nazionali si nascondono differenze molto ampie. Gli zaini tecnologici, i prodotti di marca e gli articoli collegati a personaggi famosi possono spingere la spesa molto al di sopra del necessario. Riutilizzare il materiale dell’anno precedente, acquistare testi usati e non inseguire le mode permette invece di ridurre sensibilmente il conto.
Federconsumatori stima che i libri di seconda mano consentano un risparmio superiore al 29 per cento. Per computer e dispositivi rigenerati la riduzione può superare il 38 per cento. Anche il luogo nel quale si compra produce differenze importanti.
Nel monitoraggio dell’associazione, i prezzi del materiale scolastico nella grande distribuzione risultano diminuiti mediamente dell’1,1 per cento rispetto al 2025. Nelle cartolibrerie sono invece cresciuti del 2,3 per cento e nel commercio elettronico del 5,6 per cento. Gli acquisti su internet restano mediamente più convenienti di quelli effettuati nelle cartolibrerie, con una differenza del 20,25 per cento, ma è la grande distribuzione a risultare il canale meno costoso.
È proprio su questo divario che interviene il sindacato dei cartolai e cartolibrai di Confcommercio Genova. La categoria riconosce la difficoltà delle famiglie, ma ricorda che i prezzi dei libri non vengono decisi dai negozianti e che sui testi scolastici i margini residui delle attività genovesi possono fermarsi tra il 5 e il 7 per cento. Da queste percentuali devono ancora essere sottratti affitti, bollette, personale e altri costi di gestione.
«Sappiamo bene quanto il ritorno a scuola incida sui bilanci familiari, perché siamo noi per primi a confrontarci ogni giorno con genitori e studenti – afferma Gabriele Benna, presidente del sindacato cartolai e cartolibrai di Confcommercio Genova –. Ma dall’altra parte del banco ci sono piccole imprese che operano in condizioni sempre più complesse. Sui libri i prezzi vengono stabiliti a monte e i nostri margini sono ridotti».
A rendere la concorrenza particolarmente difficile è la capacità promozionale dei grandi operatori. Supermercati, catene e piattaforme digitali possono utilizzare i libri scolastici come prodotti capaci di attirare clienti, offrendo buoni spesa che, secondo Confcommercio Genova, possono raggiungere il 15 o il 20 per cento del valore dei testi. La cartolibreria indipendente non dispone generalmente di altri reparti sui quali recuperare il costo della promozione.
«È una competizione fortemente sbilanciata – sostiene Benna –. Il piccolo esercizio non può utilizzare il libro scolastico come prodotto civetta né recuperare altrove il valore di promozioni così aggressive. Per questo il nostro terreno non può essere esclusivamente quello del prezzo».
Il problema si inserisce in un mercato già fortemente concentrato. Confcommercio Genova richiama l’indagine sull’editoria scolastica conclusa nel 2026 dall’Autorità garante della concorrenza e del mercato: oltre l’80 per cento del settore sarebbe controllato da quattro grandi gruppi, all’interno di un giro d’affari nazionale vicino agli 800 milioni di euro l’anno e con quasi otto milioni di studenti coinvolti.
Dalla parte della vendita si trova invece una rete molto frammentata di librerie e cartolibrerie. Queste attività, sostiene Confcommercio, non offrono soltanto libri e materiale, ma svolgono un servizio che assume un valore particolare in una città complessa come Genova, distribuita tra quartieri, vallate e centri dell’entroterra.
Il rapporto diretto con le scuole consente ai negozi di conoscere le adozioni classe per classe, controllare codici ed edizioni, gestire sostituzioni e problemi negli ordini e rispondere alle richieste degli istituti. In molti quartieri e nei centri più piccoli della città metropolitana, le cartolibrerie hanno inoltre affiancato alla vendita altri servizi di prossimità.
«Il valore delle cartolibrerie genovesi sta nella conoscenza delle scuole, nella relazione con le famiglie e nella capacità di garantire un servizio immediato e continuativo – sottolinea Gabriele Benna –. È un patrimonio commerciale che rischia progressivamente di indebolirsi se non si tiene conto delle condizioni nelle quali queste imprese operano».
Un altro nodo riguarda le cedole librarie utilizzate per fornire gratuitamente i testi agli alunni della scuola primaria. Le cartolibrerie anticipano ai distributori il costo dei libri e devono poi attendere il rimborso degli enti locali. Quando i tempi si allungano, l’effetto sulla liquidità delle piccole imprese può diventare rilevante.
La presidente dell’Associazione librai italiani di Confcommercio Genova Battistina Dellepiane indica come modello positivo la digitalizzazione realizzata dal Comune di Genova, che ha permesso di accelerare le procedure e migliorare il servizio. Nel resto della città metropolitana, però, esisterebbero ancora modalità differenti e possibili rallentamenti, soprattutto quando i bambini frequentano una scuola situata in un Comune diverso da quello di residenza.
Confcommercio ha quindi avviato una ricognizione nei Comuni metropolitani per verificare il grado di informatizzazione delle cedole. L’obiettivo dichiarato è arrivare a un sistema digitale unico, rapido e omogeneo in tutto il territorio, evitando che scuole, famiglie e negozi debbano confrontarsi con procedure differenti.
Sul piano nazionale, l’Unione nazionale consumatori chiede interventi ancora più ampi: eliminazione del limite agli sconti sui libri scolastici, ritorno al divieto di pubblicare nuove edizioni prima di cinque anni, cancellazione dell’imposta sul valore aggiunto sui testi, detraibilità della spesa e regole uniformi per i contributi alle famiglie.
La detrazione fiscale è il punto sul quale converge anche Confcommercio Genova. Per l’organizzazione, lo Stato dovrebbe intervenire direttamente sul costo sostenuto dai genitori per libri e materiale didattico indispensabile, senza imporre nuovi sacrifici alle attività di vicinato.
«Se vogliamo sostenere realmente le famiglie dobbiamo individuare strumenti che intervengano direttamente sulla spesa scolastica senza comprimere ulteriormente la sostenibilità delle piccole attività – concludono Benna e Dellepiane –. Tutelare il potere d’acquisto delle famiglie e preservare la rete delle cartolibrerie di vicinato sono due obiettivi che devono procedere insieme».
Il monitoraggio completo di Federconsumatori è consultabile all’indirizzo https://www.federconsumatori.lombardia.it/comunicati_e_stampa/scuola-per-ogni-ragazzo-si-spenderanno-mediamente-67360-euro-per-il-corredo-scolastico-23-rispetto-al-2025/
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