Economia turismo 

Il “Wall Street Journal” incorona Genova: «Il nuovo Grand Tour d’Italia deve passare da qui»

Il quotidiano statunitense invita i viaggiatori a scoprire una città sorprendente e ancora lontana dal turismo di massa, tra palazzi sontuosi, chiese ricche di capolavori, carruggi, musei, sapori locali e panorami sospesi tra mare e monti

Genova entra nel Grand Tour contemporaneo suggerito dal “Wall Street Journal”. Il quotidiano statunitense dedica al capoluogo ligure un ampio racconto di viaggio e lo propone come una tappa da non perdere per chi desidera conoscere un’Italia diversa dalle destinazioni più affollate e immediatamente riconoscibili.

Il “Grand Tour” era un lungo viaggio di formazione compiuto in Europa, soprattutto tra il Seicento e l’Ottocento, dai giovani delle famiglie aristocratiche e benestanti, inizialmente britanniche e poi anche francesi, tedesche, olandesi e scandinave.

Poteva durare diversi mesi o persino anni e serviva a completare l’educazione attraverso la conoscenza diretta dell’arte, della storia, dell’architettura, della politica e dei costumi europei. L’Italia ne costituiva la destinazione principale: Venezia, Firenze, Roma e Napoli erano le tappe più frequentate, alle quali potevano aggiungersi Torino, Milano, Bologna, Genova, la Sicilia e i siti archeologici di Pompei ed Ercolano.

I viaggiatori visitavano monumenti e collezioni, studiavano le rovine dell’antichità, incontravano intellettuali e artisti e acquistavano dipinti, sculture, libri e reperti da riportare a casa. Tra i protagonisti più celebri del Grand Tour ci fu Johann Wolfgang von Goethe, che raccontò la propria esperienza in “Viaggio in Italia”.

In sostanza, era l’antenato colto e privilegiato del moderno turismo culturale. Oggi l’espressione viene utilizzata per indicare un itinerario attraverso le grandi città d’arte italiane: inserire Genova nel “Grand Tour contemporaneo” significa considerarla una tappa fondamentale per comprendere davvero la storia e la cultura del Paese.A conquistare lo sguardo americano è soprattutto il contrasto tra l’apparenza severa della città e la ricchezza che si nasconde dietro le sue facciate. I palazzi storici, spesso austeri all’esterno, rivelano saloni affrescati, scaloni monumentali e collezioni d’arte. Le chiese custodiscono opere di valore internazionale, mentre il centro storico offre un intreccio di vicoli nel quale il patrimonio culturale si mescola alla vita quotidiana.

Il giornale indica Genova come una destinazione capace di offrire un’esperienza più lenta e autentica rispetto ad altre grandi città d’arte italiane. La minore pressione del turismo di massa non viene descritta come un limite, ma come uno dei principali elementi di attrazione: chi arriva può ancora esplorare quartieri, musei, botteghe e monumenti senza essere travolto dai flussi che interessano realtà come Roma e Firenze.

Il riconoscimento viene accolto con soddisfazione dalla sindaca Silvia Salis, che legge nell’articolo la conferma della crescente capacità di Genova di attirare un pubblico internazionale interessato alla cultura, alla storia e all’identità dei luoghi.

«Genova è una destinazione da non mancare e il fatto che il “Wall Street Journal” la indichi come tappa fondamentale del Grand Tour contemporaneo è un riconoscimento importante, che racconta perfettamente ciò che rende unica la nostra città», dichiara la sindaca, secondo cui, Genova offre un “caleidoscopio di esperienze” e invita i visitatori a recuperare un ritmo più lento, necessario per comprenderne le molte sfumature. Non è una città che si concede immediatamente: richiede curiosità, attenzione e la volontà di spingersi oltre le facciate. «È una città che chiede di essere cercata: entrando in una chiesa, varcando il portone di un palazzo, percorrendo un carruggio o salendo su un ascensore verso le alture», osserva.

Il passaggio ritenuto più lusinghiero dall’Amministrazione è quello nel quale il quotidiano definisce Genova “la più esotica tra le grandi città italiane”. Una descrizione che punta sulla sua diversità rispetto alle mete più tradizionali e sulla possibilità di vivere ancora il piacere della scoperta.

«Nell’Italia affollata delle destinazioni più conosciute, la nostra città conserva ancora il privilegio del disvelamento», sottolinea la sindaca.

Il racconto del “Wall Street Journal” parte dal centro storico e dal suo labirinto medievale, ma si allarga rapidamente alla particolare conformazione urbana. Genova cresce in verticale tra la costa e le colline, trasformando gli spostamenti quotidiani in un’esperienza che non ha molti equivalenti nelle altre città italiane.

Ascensori e funicolari vengono presentati dal giornale non soltanto come mezzi di trasporto, ma come autentiche attrazioni. Permettono di attraversare in pochi minuti ambienti urbani profondamente diversi e di passare dai vicoli vicini al porto alle terrazze e ai quartieri affacciati sul mare.

La verticalità offre inoltre punti di vista inattesi. Salire verso le alture significa assistere alla progressiva apertura del paesaggio, osservando i tetti del centro storico, il porto e il profilo della costa da prospettive continuamente differenti.

Un ruolo centrale è riservato al patrimonio culturale. L’assessore alla Cultura Giacomo Montanari sottolinea come il quotidiano americano sia rimasto colpito soprattutto dai musei, dai monumenti e dalle opere d’arte conservate nelle chiese genovesi.

Tra i luoghi ricordati figurano la chiesa del Gesù, con i suoi dipinti di Pieter Paul Rubens, e quella di San Luca, ancora oggi parrocchia gentilizia della famiglia Spinola. Quest’ultima viene indicata come uno degli esempi più efficaci del carattere genovese: un esterno relativamente semplice nasconde una decorazione barocca ricchissima e avvolgente.

«Le magnifiche chiese genovesi custodiscono opere di valore internazionale e mantengono il loro carattere di apertura e accoglienza», afferma Montanari.

Lo stesso meccanismo di scoperta riguarda i Palazzi dei Rolli. Per chi vive in città rappresentano una presenza ormai familiare, ma per il visitatore che entra per la prima volta nei grandi palazzi aristocratici l’effetto può essere sorprendente.

Affreschi cinquecenteschi, quadrerie, decorazioni barocche e architetture monumentali raccontano la ricchezza raggiunta da Genova nei secoli della sua massima potenza economica e finanziaria. È un patrimonio diffuso, spesso nascosto dietro portoni che si aprono direttamente sulle strade del centro.

«La sorpresa che gli affreschi cinquecenteschi e le collezioni barocche sanno suscitare nel visitatore è pari soltanto al desiderio di conoscere e approfondire che questi luoghi unici al mondo riescono ad accendere», osserva l’assessore alla Cultura.

Una nuova occasione per entrare nei palazzi storici arriverà con i Rolli Days, in programma dal 16 al 18 ottobre. L’edizione sarà dedicata in particolare al cuore del centro storico e consentirà di visitare edifici e ambienti normalmente non accessibili o aperti soltanto in occasioni particolari.

Tra le eccellenze inserite dal “Wall Street Journal” nel proprio itinerario compare anche il Cimitero monumentale di Staglieno. Non viene presentato semplicemente come un luogo della memoria, ma come uno dei grandi musei europei della scultura funeraria.

«Sono particolarmente felice che il giornale abbia incluso Staglieno nella sua rassegna delle eccellenze genovesi», aggiunge l’assessore alla Cultura.

Il cimitero è conosciuto e visitato dai viaggiatori internazionali sin dalla seconda metà dell’Ottocento. Le sue gallerie, i porticati, le cappelle e i monumenti raccontano la storia della borghesia cittadina e l’evoluzione della scultura tra realismo, simbolismo e nuove sensibilità artistiche.

Il Comune intende migliorarne ulteriormente la fruibilità e valorizzarne il patrimonio. Il 26 e il 27 settembre torneranno gli Staglieno Days, manifestazione che nell’edizione precedente ha registrato circa 8 mila presenze.

Nel ritratto americano emerge anche il legame tra la città e il mare. Un rapporto che non si limita al porto o al paesaggio, ma attraversa la storia, la cultura, le migrazioni e la vocazione internazionale di Genova.

Tra i musei citati figurano il Museo delle Culture del mondo al Castello D’Albertis e il Galata Museo del Mare, dove la Sala colombiana è stata recentemente rinnovata sulla base degli studi scientifici più aggiornati.

Secondo Montanari, l’attenzione riservata a questi luoghi dimostra la forza della rete dei musei civici e la capacità del patrimonio genovese di inserirsi in un panorama culturale internazionale.

Il riconoscimento del “Wall Street Journal” viene considerato dal Comune anche un’opportunità di promozione territoriale. L’assessora al Commercio e al Turismo Tiziana Beghin sottolinea il potenziale di una città capace di presentarsi sui mercati internazionali come una destinazione ricca di arte, storia e identità, ma ancora lontana dai livelli di sovraffollamento raggiunti da altre mete italiane.

«La capacità di Genova di proporsi come una destinazione ancora autentica costituisce uno degli elementi sui quali costruire il posizionamento turistico della città», afferma Beghin.

L’obiettivo dichiarato non è inseguire indiscriminatamente la crescita dei flussi, ma attrarre un turismo curioso, rispettoso e interessato a vivere realmente la città. Un pubblico disposto a fermarsi, visitare i musei, entrare nelle chiese e nei palazzi, conoscere la gastronomia locale e scoprire anche le zone esterne ai percorsi più consueti.

Il Comune aveva già puntato su questa immagine durante la missione promozionale a New York, presentando Genova come un’alternativa alle destinazioni italiane più congestionate. Secondo Tiziana Beghin, l’iniziativa aveva suscitato un interesse significativo, oggi confermato dall’attenzione del quotidiano finanziario statunitense.

I dati richiamati dall’assessora indicano 3,5 milioni di pernottamenti registrati nel 2025, per metà generati da visitatori provenienti dall’estero. Nei primi quattro mesi del 2026, inoltre, le presenze nei musei genovesi sarebbero aumentate del 30 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Numeri che, nella valutazione dell’Amministrazione, confermano l’efficacia di un’offerta estesa dalla cultura alla gastronomia, dal mare ai percorsi sulle alture, dalle grandi architetture storiche agli eventi capaci di aprire luoghi normalmente inaccessibili.

«Abbiamo l’opportunità di far conoscere sempre di più Genova a un pubblico internazionale, puntando su un turismo curioso, di qualità e rispettoso, che venga qui per vivere davvero la città», conclude Salis.

Il valore dell’articolo del “Wall Street Journal” non risiede soltanto nella notorietà della testata. A essere considerato particolarmente importante è lo sguardo esterno che riconosce come punti di forza proprio alcuni tratti per lungo tempo percepiti come difficoltà: la complessità urbana, la discrezione dei palazzi, la necessità di cercare i monumenti e la distanza dai grandi circuiti del turismo di massa.

Genova non viene raccontata come una città da consumare rapidamente, ma come un luogo da attraversare con attenzione. Una destinazione che non offre tutto al primo sguardo e che proprio per questo conserva una capacità di sorprendere ormai rara tra le grandi città d’arte italiane.


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