Economia Sindacale 

Ex Ilva, a settembre riparte la mobilitazione: «Entro il 28 ottobre servono risposte sul futuro dell’acciaio»

La rappresentanza sindacale unitaria dello stabilimento genovese mette al centro continuità produttiva, approvvigionamento delle bramme e tutela delle aree di Cornigliano. Dopo l’estate annunciato un nuovo stato di agitazione

La pausa estiva non chiude la vertenza dell’ex Ilva. Anzi, per i lavoratori di Genova settembre dovrà segnare l’inizio di una nuova fase di pressione sul Governo e su tutti i soggetti coinvolti nel futuro della siderurgia italiana. È questa la linea uscita dall’assemblea che si è svolta oggi, venerdì 7 agosto, nello stabilimento di Cornigliano, al termine della quale la rappresentanza sindacale unitaria di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e Ilva in amministrazione straordinaria ha fissato alcune priorità per i prossimi mesi.

Il punto di riferimento indicato dai rappresentanti dei lavoratori è il 28 ottobre. Secondo quanto riportato nel documento sindacale, entro quella data scadrebbero i 90 giorni fissati dalla Corte d’Appello di Milano per la bonifica degli impianti dell’area a caldo di Taranto, con la prospettiva della loro chiusura nel caso in cui gli interventi prescritti non vengano realizzati.

Per i lavoratori genovesi la questione non riguarda quindi soltanto Taranto, perché il funzionamento dell’area a caldo viene considerato indispensabile per mantenere in vita l’intera filiera siderurgica che collega lo stabilimento pugliese agli impianti del Nord, a cominciare proprio da Cornigliano.

La posizione della rappresentanza sindacale unitaria è che non possa esistere una prospettiva industriale per Genova senza garantire la produzione delle bramme a Taranto, la loro trasformazione in rotoli e, di conseguenza, l’alimentazione delle successive lavorazioni negli stabilimenti settentrionali. La richiesta è quindi di conoscere entro tempi molto brevi quali soluzioni il Governo e la gestione commissariale intendano mettere in campo per assicurare la continuità produttiva.

Sul tavolo c’è anche il tema della transizione energetica e della riconversione industriale. I lavoratori seguono il confronto politico nazionale, ma sottolineano che processi di questa portata richiedono anni e comportano trasformazioni profonde anche sotto il profilo occupazionale e generazionale. Per questo chiedono che il dibattito sul futuro non faccia perdere di vista ciò che accadrà nell’immediato.

Particolarmente netta anche la posizione sulle aree di Cornigliano. La rappresentanza sindacale unitaria considera quei terreni legati al progetto siderurgico che unisce Taranto agli stabilimenti del Nord e respinge l’ipotesi che possano essere rimessi in discussione per destinazioni differenti. Nel documento sindacale vengono duramente contestati quanti, nel dibattito cittadino, stanno già ragionando su utilizzi alternativi degli spazi oggi collegati alla fabbrica.

È proprio su questi punti che da settembre dovrebbe ripartire lo stato di agitazione. L’obiettivo dichiarato è ottenere risposte operative prima della scadenza di fine ottobre, evitando che il confronto venga rinviato a progetti di lungo periodo senza una soluzione capace nel frattempo di garantire lavoro e reddito.

La vertenza ex Ilva dura ormai da quattordici anni e, secondo i rappresentanti dei lavoratori di Genova, è arrivata a un passaggio nel quale non possono più bastare ipotesi e programmi ancora da costruire. A settembre sindacato e lavoratori intendono quindi verificare concretamente le proposte che arriveranno da Governo, gestione commissariale e mondo industriale.

Il messaggio uscito dall’assemblea è che la produzione dell’acciaio debba restare una componente strategica dell’industria nazionale e che la transizione verso nuovi modelli produttivi non possa avvenire interrompendo nel frattempo la filiera esistente. Per Cornigliano, dunque, l’autunno si annuncia nuovamente caldo: prima della scadenza del 28 ottobre i lavoratori vogliono sapere quale sarà il percorso industriale capace di tenere insieme Taranto, Genova e gli altri stabilimenti del Nord.


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