Castello D’Albertis svela il laboratorio segreto del museo: in mostra gli schizzi che hanno cambiato il modo di esporre

Dal 16 luglio al 4 ottobre, il Museo delle Culture del Mondo porta alla luce i disegni con cui Massimo Chiappetta costruì una museografia fuori dagli schemi, pensata per mettere in relazione opere, popoli, spazi e visitatori

Prima delle installazioni, prima delle sale e prima ancora dell’allestimento così come oggi lo conoscono migliaia di visitatori, c’erano fogli, linee, intuizioni, geometrie e domande. Castello D’Albertis apre il proprio archivio creativo e racconta l’origine della sua identità museografica con “Segninaugurali. Origine del pensiero museografico”, la mostra dedicata ai disegni di Massimo Chiappetta.

L’esposizione sarà visitabile dal 16 luglio al 4 ottobre e verrà inaugurata giovedì 16 luglio alle 18. Al centro del percorso ci sono i primi schizzi che, a partire dal 2004, hanno dato forma agli ambienti del Museo delle Culture del Mondo e a un modo di esporre profondamente diverso da quello dei musei tradizionali.

Non si tratta semplicemente di disegni preparatori. Quei fogli rappresentano il momento in cui prende corpo una visione: la scelta di non collocare gli oggetti dentro strutture standardizzate, ma di costruire per ciascun nucleo espositivo un ambiente capace di dialogare con il significato, la provenienza e la storia dei manufatti.
Massimo Chiappetta, scultore e già docente all’Accademia Ligustica di Genova, ricevette nel 2004 l’incarico di progettare e realizzare la museografia per l’apertura del museo. Il suo lavoro nacque dal confronto con la curatela, con artisti nativi e con le comunità indigene legate ai territori di provenienza delle collezioni.
Quella collaborazione produsse un linguaggio espositivo originale, capace di superare l’idea della vetrina neutra e del manufatto isolato dal proprio contesto. Le installazioni furono pensate come vere opere site specific, costruite per restituire senso agli oggetti provenienti dalle Americhe, dall’Africa e dall’Oceania e per affrontare il tema della rappresentazione con maggiore rispetto verso le popolazioni d’origine.
Il punto centrale della mostra è proprio questo: rendere visibile non soltanto il risultato finale, ma il pensiero che precede l’allestimento. I visitatori potranno seguire il processo attraverso il quale una linea diventa struttura, una forma suggerisce un percorso e uno schizzo si trasforma in spazio museale.
La mostra permette quindi di entrare idealmente nel laboratorio dell’artista e di osservare la nascita di una grammatica espositiva. I fogli mostrano tentativi, passaggi intermedi, soluzioni formali e intuizioni che sarebbero poi diventate parte dell’identità permanente di Castello D’Albertis.
Il progetto espositivo non sarà confinato soltanto nell’area destinata alle mostre temporanee. I disegni saranno distribuiti anche lungo il percorso ordinario del museo, accostati alle installazioni permanenti alle quali hanno dato origine. Il visitatore potrà così confrontare direttamente il segno tracciato sulla carta con lo spazio costruito, cogliendo il passaggio dall’idea alla realizzazione.
Questa scelta rafforza il carattere quasi archeologico dell’esposizione. Non si osservano soltanto progetti del passato, ma si risale alle radici di ambienti ancora oggi vivi e utilizzati. Ogni schizzo diventa una chiave di lettura per comprendere una sala, un supporto, una prospettiva o una relazione tra gli oggetti.
“Segninaugurali” pone anche una questione più ampia: che cosa significa davvero esporre? Una mostra non è soltanto una sequenza di opere ordinate nello spazio. È sempre un atto interpretativo, una selezione, un racconto e una presa di posizione. Il modo in cui un oggetto viene collocato, illuminato o messo in relazione con gli altri modifica inevitabilmente lo sguardo del pubblico.
Castello D’Albertis porta questa riflessione al centro del proprio racconto. L’originalità del museo non risiede infatti soltanto nella ricchezza delle collezioni o nella suggestione della sede, ospitata in un bastione cinquecentesco, ma anche in una lingua espositiva concepita da un artista e sviluppata come parte integrante dell’esperienza culturale.
La mostra consente inoltre di rileggere l’apertura del Museo delle Culture del Mondo come l’inizio di un percorso sperimentale che, a oltre vent’anni di distanza, conserva la propria forza. Le soluzioni ideate da Massimo Chiappetta continuano infatti ad accompagnare le collezioni e a orientare il rapporto tra visitatori, spazi e contenuti.
Il titolo “Segninaugurali” richiama proprio questo momento originario. I segni sono inaugurali perché aprono possibilità, anticipano forme e costruiscono un modo nuovo di guardare. Sono il primo gesto da cui nasce un’intera architettura del racconto museale.
L’inaugurazione del 16 luglio sarà a ingresso gratuito. Nei giorni successivi la mostra potrà essere visitata con il normale biglietto d’ingresso al museo. Castello D’Albertis si trova in corso Dogali 18. Fino al 10 settembre sarà aperto il martedì, mercoledì, venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 19, il giovedì dalle 10 alle 22, mentre il lunedì resterà chiuso.
Per informazioni è possibile contattare il numero 010 5578280, scrivere a biglietteriadalbertis@comune.genova.it oppure consultare il Museo delle Culture del Mondo.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.