Darsena sotto assedio, novanta cessioni di droga in quindici giorni, sei misure cautelari dopo l’inchiesta della polizia locale

Nel mirino del Gocs un gruppo accusato di rifornire senza sosta il centro storico di cocaina, crack ed eroina. Gli investigatori avrebbero ricostruito una rete stabile, capace di condurre i clienti nei vicoli e nascondere le dosi in bocca per sfuggire ai controlli

Un mercato della droga organizzato a pochi passi dalla metropolitana, con clienti intercettati nell’area della Darsena, accompagnati nei vicoli del centro storico e riforniti attraverso modalità studiate per rendere difficili i controlli. È lo scenario ricostruito dal Gocs (Gruppo operativo contrasto Stupefacenti del nucleo Centro Storico) della polizia locale al termine di un’indagine che ha portato all’esecuzione di sei misure cautelari nei confronti di altrettante persone accusate, a vario titolo, di traffico e spaccio di cocaina, crack ed eroina.

I provvedimenti sono stati eseguiti nella giornata di ieri e sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Genova su richiesta della Procura della Repubblica. Per cinque indagati sono stati disposti il divieto di dimora nel territorio del Municipio I Centro Est e l’obbligo di presentarsi due volte al giorno alla polizia giudiziaria. Per la sesta persona è stato invece stabilito soltanto l’obbligo di presentazione.


L’operazione rappresenta il risultato di un’attività investigativa sviluppata nei primi mesi del 2026 dal Gruppo operativo contrasto stupefacenti del Nucleo centro storico della polizia locale. Il punto di partenza è stato il rafforzamento dei controlli tra Pré, via Gramsci e la Darsena, un’area nella quale gli agenti avevano rilevato una presenza costante di persone sospettate di gestire la vendita al dettaglio di sostanze stupefacenti.
L’attenzione degli investigatori si è concentrata soprattutto sulla zona intorno alla fermata della metropolitana “Darsena”. Secondo l’ipotesi accusatoria, quello spazio non sarebbe stato soltanto un luogo di passaggio, ma il punto di contatto tra spacciatori e acquirenti. I clienti sarebbero stati individuati tra i frequentatori della zona e successivamente accompagnati nei vicoli vicini, lontano dagli sguardi e in luoghi ritenuti più adatti a concludere rapidamente lo scambio.
Gli agenti hanno seguito gli spostamenti delle persone sospettate attraverso servizi di osservazione, controllo e pedinamento. A questa attività sul territorio è stata affiancata l’analisi delle immagini registrate dal sistema comunale di videosorveglianza, che avrebbe consentito di ricostruire movimenti, incontri e passaggi ripetuti nell’arco della giornata.
Il dato centrale dell’inchiesta riguarda il numero delle presunte compravendite documentate. Tra il 28 gennaio e il 12 febbraio, dunque in appena sedici giorni, gli investigatori avrebbero contato oltre novanta episodi di cessione. Una frequenza che, secondo l’accusa, dimostrerebbe la continuità dell’attività e la capacità del gruppo di garantire un approvvigionamento stabile di cocaina, crack ed eroina.
Le indagini avrebbero permesso di delineare anche la suddivisione dei compiti e il metodo utilizzato per ostacolare eventuali sequestri. In più occasioni, la droga sarebbe stata nascosta nel cavo orale e recuperata soltanto al momento della consegna all’acquirente. Una tecnica che avrebbe consentito agli indagati di muoversi senza avere involucri immediatamente visibili nelle tasche o nelle mani e di tentare di sottrarsi ai controlli.
La sostanza, secondo la ricostruzione investigativa, veniva estratta solo pochi istanti prima dello scambio. Il contatto con il cliente avveniva nella zona più frequentata, mentre la consegna sarebbe stata spostata in strade laterali e vicoli meno esposti. Gli investigatori ritengono che questo sistema fosse ormai consolidato e applicato con continuità da più componenti del gruppo.
Il lavoro della polizia locale non si è limitato alle riprese e ai pedinamenti. Nel corso dell’inchiesta sono stati eseguiti cinque arresti in flagranza e sette sequestri di sostanze stupefacenti. Agli atti sono confluite anche le dichiarazioni rese da diversi acquirenti, considerate coerenti con quanto osservato direttamente dagli agenti e con le immagini raccolte attraverso le telecamere.
L’insieme di questi elementi è stato trasmesso alla Procura della Repubblica, che ha chiesto al giudice l’applicazione delle misure cautelari. Il provvedimento non anticipa l’esito del procedimento, ma stabilisce limitazioni personali ritenute necessarie sulla base del quadro indiziario raccolto durante l’attività investigativa.
Per cinque delle persone coinvolte, il divieto di dimora impedisce la permanenza nel territorio del Municipio I Centro Est, che comprende una parte estesa del centro cittadino e l’area nella quale sarebbe stata svolta l’attività contestata. A questa misura è stato aggiunto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria due volte al giorno, mentre il sesto indagato dovrà rispettare esclusivamente quest’ultimo vincolo.
L’inchiesta sul presunto gruppo attivo tra Darsena, Pré e via Gramsci si inserisce in un’attività di controllo più ampia avviata dalla polizia locale nella stessa zona. Dall’inizio del 2026 sono stati eseguiti complessivamente venticinque arresti nella sola area della Darsena. Diciannove hanno riguardato reati contro il patrimonio, mentre sei sono stati effettuati per cessione di sostanze stupefacenti.
Tra i reati predatori contestati figurano nove rapine, due furti con strappo, sei furti aggravati dalla destrezza, riconducibili soprattutto a episodi di borseggio, e due furti aggravati dalla violenza sulle cose. Il quadro restituisce l’immagine di un’area attraversata quotidianamente da residenti, turisti, studenti e pendolari, ma anche interessata da fenomeni criminali molto diversi tra loro.
Nello stesso periodo cinquanta persone sono state denunciate all’autorità giudiziaria per reati che comprendono rapina, furto con strappo, furto aggravato, ricettazione, possesso di oggetti atti a offendere, utilizzo indebito di carte di pagamento elettronico rubate e cessione di sostanze stupefacenti.
I controlli hanno inoltre permesso di recuperare numerosi beni sottratti e restituirli ai proprietari. Tra quanto rinvenuto figurano ventuno telefoni cellulari, cinque veicoli, quattro collanine d’oro, tre portafogli, tre zaini con effetti personali, un bagaglio e un tablet. Un’attività che, oltre alla repressione dei reati, ha consentito in diversi casi di riconsegnare rapidamente gli oggetti alle vittime.
In copertina: foto di repertorio
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