Alcolici vietati di notte e vetrine abbandonate nel mirino: Genova prepara la stretta su sicurezza e decoro

Il Comune avvia il confronto sulle nuove regole destinate a diventare permanenti: stop all’asporto dalle 22 alle 6, limitazioni più severe nelle aree critiche e obblighi di pulizia e schermatura per i locali sfitti. Prima del voto saranno ascoltati Municipi e associazioni di categoria

Genova prova a trasformare una serie di interventi finora affidati soprattutto a ordinanze temporanee in un sistema di regole stabile, applicabile in tutta la città e adattabile alle zone dove i problemi risultano più pesanti. Al centro del nuovo confronto avviato a Palazzo Tursi ci sono due questioni che incidono direttamente sulla vita dei quartieri: la vendita e il consumo di bevande alcoliche nelle ore serali e notturne e il degrado provocato dalle vetrine dei locali commerciali rimasti vuoti.

Le proposte di modifica al Regolamento di Polizia Urbana sono state illustrate durante una seduta congiunta delle commissioni consiliari prima e sesta. Non si tratta ancora di un testo definitivo. L’amministrazione comunale ha scelto di aprire una fase preliminare di ascolto, coinvolgendo i consiglieri e le associazioni di categoria prima del passaggio in Consiglio comunale.

L’intenzione dichiarata è evitare l’approvazione di norme costruite senza un confronto con chi dovrà applicarle o subirne gli effetti. Le osservazioni raccolte durante le commissioni potranno quindi modificare, correggere o integrare i due nuovi articoli prima della votazione finale.
Le materie affrontate sono differenti, ma legate da un obiettivo comune: ridurre quelle situazioni che alimentano la percezione di insicurezza e peggiorano la qualità dello spazio urbano. Da una parte ci sono bottiglie, consumo di alcol in strada, assembramenti e disturbo della quiete. Dall’altra ci sono saracinesche abbassate, locali vuoti, vetri sporchi, rifiuti visibili e insegne deteriorate che restituiscono l’immagine di strade abbandonate.
La prima proposta riguarda le vetrine dei locali non più utilizzati. Il nuovo articolo 27 bis si applicherebbe ai proprietari, ai locatari e a chiunque disponga di un diritto su fondi commerciali, artigianali o direzionali dismessi, purché le vetrine siano visibili dalla strada.
Il principio è che la cessazione di un’attività non possa tradursi nell’abbandono completo dello spazio. Anche quando il negozio non è più aperto al pubblico, chi ne ha la disponibilità dovrebbe continuare a garantire condizioni minime di pulizia, ordine e decoro.
La norma imporrebbe innanzitutto di mantenere puliti sia i vetri sia la parte interna immediatamente visibile dalla strada. Non dovrebbero quindi essere lasciati in vista rifiuti, scatoloni, materiali accatastati, sporcizia o oggetti abbandonati.
Entro trenta giorni dalla cessazione dell’attività, le vetrine dovrebbero inoltre essere schermate con materiali idonei. L’oscuramento potrebbe essere anche temporaneo, ma dovrebbe risultare ordinato e decoroso. La finalità è impedire che dalla pubblica via siano visibili accumuli, arredi lasciati in disordine o ambienti in evidente stato di abbandono.
Ai soggetti responsabili verrebbe chiesto anche di rimuovere o coprire gli elementi deteriorati presenti sulla facciata. Tra questi rientrano vecchie insegne, cavi, tubazioni e contatori non più utilizzati, quando l’intervento sia tecnicamente possibile e ricada nella disponibilità del proprietario o del conduttore.
La disposizione non dovrebbe invece applicarsi ai locali interessati da cantieri regolarmente autorizzati. L’obiettivo non è ostacolare gli interventi edilizi o le ristrutturazioni, ma evitare che gli spazi inutilizzati restino per mesi o anni in condizioni incompatibili con il decoro della strada.
Il problema è particolarmente evidente in alcune parti del centro storico e lungo importanti assi commerciali. In diversi casi la chiusura di negozi, uffici e sportelli bancari ha lasciato grandi vetrine vuote dietro le quali si sono accumulati polvere, rifiuti e materiali dismessi. La conseguenza non è soltanto estetica: un fronte commerciale trascurato può trasmettere la sensazione di una strada priva di controllo, scoraggiare la frequentazione e indebolire le attività rimaste aperte.
L’assessora comunale al Commercio e al Turismo Tiziana Beghin ha spiegato che il Comune ha approfondito la sostenibilità giuridica della misura con l’Avvocatura civica, valutando anche regolamenti già applicati in altre città.
«Affrontiamo una situazione sotto gli occhi di tutti: la presenza di locali e fondi commerciali dismessi o abbandonati che, accumulando sporcizia e rifiuti visibili dalle vetrine, creano un forte senso di degrado urbano e quindi di insicurezza», ha osservato Tiziana Beghin.
La seconda proposta è più articolata e riguarda la vendita, il consumo e la detenzione di bevande alcoliche e superalcoliche. Il nuovo articolo 28 bis punta a inserire direttamente nel Regolamento di Polizia Urbana alcune limitazioni finora introdotte attraverso provvedimenti temporanei.
La regola generale stabilirebbe il divieto di vendita per asporto di bevande alcoliche e superalcoliche dalle 22 alle 6 del giorno successivo, in qualunque tipo di contenitore e sull’intero territorio comunale. Resterebbe consentito il servizio di consegna a domicilio.
La limitazione riguarderebbe quindi negozi di vicinato, esercizi commerciali e attività abilitate alla vendita per asporto, ma non impedirebbe il consumo all’interno dei locali o nelle aree esterne regolarmente autorizzate.
Un secondo divieto entrerebbe in vigore dalla mezzanotte alle 6. In quella fascia oraria non sarebbe consentito consumare o detenere bevande alcoliche in contenitori già aperti o privi della chiusura originale nelle aree pubbliche e negli spazi aperti al pubblico.
La formulazione punta a colpire il consumo immediato in strada, evitando di estendere la restrizione a chi trasporta una bottiglia integra e ancora sigillata. Anche in questo caso sarebbero esclusi i dehors e i plateatici autorizzati, dove il consumo resterebbe possibile secondo le regole dell’attività.
Il sistema prevede poi un secondo livello di intervento per le zone considerate più problematiche. La Giunta comunale potrebbe individuare specifiche aree sensibili, dopo aver acquisito il parere dei Municipi e valutato una serie di indicatori concreti.
Tra gli elementi da prendere in considerazione ci sarebbero la presenza reiterata di assembramenti, le segnalazioni delle forze dell’ordine, il disturbo della quiete, le conseguenze sulla sicurezza e le caratteristiche urbanistiche dello spazio. L’intenzione è limitare la discrezionalità politica e legare l’introduzione delle restrizioni a condizioni documentabili.
Le zone sensibili sarebbero suddivise in due categorie. Nelle aree classificate come A, il divieto di consumo e detenzione di bevande alcoliche aperte negli spazi pubblici sarebbe esteso dalle 22 alle 8.
Nelle aree B, considerate maggiormente compromesse, il divieto scatterebbe già a mezzogiorno e continuerebbe fino alle 8 del giorno successivo. Per venti ore consecutive non sarebbe quindi possibile consumare o detenere in strada bevande alcoliche in contenitori aperti.
Sempre nelle aree B verrebbe vietata, nella medesima fascia oraria, la vendita per asporto di bevande alcoliche refrigerate. È uno dei passaggi più delicati del provvedimento e anche uno di quelli sui quali l’amministrazione intende approfondire maggiormente il confronto con i commercianti.
La distinzione tra prodotto refrigerato e non refrigerato nasce dalla volontà di intervenire sul consumo immediato. Una bevanda acquistata fredda viene normalmente aperta e bevuta poco dopo l’acquisto, mentre un prodotto non refrigerato può essere destinato al consumo domestico. La misura vorrebbe quindi limitare l’acquisto finalizzato alla permanenza in strada senza introdurre un divieto assoluto di vendita.
L’assessora comunale alla polizia locale e alla Sicurezza Arianna Viscogliosi ha sottolineato che il Comune non sta inventando un modello completamente nuovo, ma sta cercando di rendere permanente una disciplina già sperimentata attraverso ordinanze sindacali.
«Negli ultimi anni siamo intervenuti più volte con ordinanze temporanee per limitare il consumo e la vendita di alcolici di notte, ottenendo risultati nel contrasto al degrado e al disturbo della quiete pubblica», ha spiegato Arianna Viscogliosi. «Quando un fenomeno diventa strutturale, anche la risposta dell’ente deve esserlo».
L’inserimento nel regolamento dovrebbe evitare il ricorso continuo a proroghe e rinnovi. Le regole diventerebbero conoscibili in anticipo da cittadini, esercenti e organi di controllo, con una cornice uniforme valida in tutto il territorio comunale.
Per l’amministrazione, il punto di forza del nuovo impianto sarebbe la possibilità di graduare le restrizioni. La regola generale varrebbe in tutta Genova, mentre le limitazioni più severe potrebbero essere applicate soltanto nelle zone dove i dati e le segnalazioni indicano criticità persistenti.
«La vera novità è la flessibilità per le aree più sensibili, dove i divieti potranno essere estesi anche nelle fasce diurne basandoci su criteri oggettivi e predeterminati», ha aggiunto Arianna Viscogliosi. Secondo l’assessora, questo meccanismo dovrebbe garantire interventi proporzionati e ridurre il rischio di decisioni arbitrarie.
Il Comune precisa che il provvedimento non sarebbe diretto contro l’intero comparto commerciale. La consegna a domicilio resterebbe ammessa e per gli eventi pubblici di particolare rilievo sarebbe possibile autorizzare deroghe temporanee e circoscritte.
Le eccezioni dovrebbero essere stabilite attraverso un atto congiunto della Direzione Commercio e della polizia locale. La deroga dovrebbe indicare una durata precisa e un perimetro definito, evitando sospensioni generiche delle regole.
Questa possibilità è pensata per manifestazioni, feste, iniziative culturali e appuntamenti pubblici nei quali la somministrazione o la vendita di bevande costituisca parte dell’organizzazione. L’amministrazione vuole quindi mantenere uno strumento capace di distinguere gli eventi autorizzati dalle situazioni di consumo incontrollato negli spazi pubblici.
Sul divieto relativo alle bevande refrigerate, Tiziana Beghin ha riconosciuto l’esistenza di perplessità tra le associazioni di categoria. La fase di confronto dovrebbe servire anche a definire con precisione la mappa delle aree più problematiche e a evitare penalizzazioni indiscriminate.
«Siamo qui per ascoltare le associazioni di categoria, con le quali vogliamo fare un lavoro di mappatura per non penalizzare gli operatori virtuosi», ha dichiarato l’assessora. «L’obiettivo è disincentivare il consumo immediato in strada che alimenta fenomeni di ubriachezza molesta».
La questione coinvolge interessi differenti e non sempre facilmente conciliabili. I residenti delle zone della movida chiedono da tempo maggiori tutele contro rumori, schiamazzi, rifiuti e comportamenti aggressivi. Gli esercenti temono invece che nuove restrizioni possano ridurre il fatturato o creare disparità tra attività collocate a pochi metri di distanza.
Esiste inoltre il problema dello spostamento dei fenomeni. Una limitazione applicata in una strada può indurre le persone a trasferirsi nelle vie confinanti, rendendo necessario un monitoraggio costante e una capacità di aggiornare la delimitazione delle aree.
Proprio per questo la partecipazione dei Municipi assume un ruolo rilevante. Le amministrazioni municipali conoscono le caratteristiche dei singoli quartieri e possono fornire informazioni sulle zone dove assembramenti, vendita di alcol e disturbo della quiete hanno assunto un carattere continuativo.
Il confronto con i territori dovrà chiarire anche il rapporto tra le nuove norme e le attività già esistenti. La sfida sarà colpire i comportamenti che producono degrado senza trattare allo stesso modo locali organizzati, negozi rispettosi delle regole e punti vendita attorno ai quali si concentrano problemi ricorrenti.
Anche l’efficacia dei controlli sarà determinante. Una norma più stabile può semplificare il lavoro degli agenti, ma l’applicazione concreta richiederà una presenza adeguata sul territorio, soprattutto nelle ore serali e nelle zone dove le violazioni risultano più frequenti.
Lo stesso vale per le vetrine dismesse. L’obbligo di pulizia e schermatura dovrà essere accompagnato dall’individuazione precisa dei soggetti responsabili, dalla comunicazione delle prescrizioni e da un sistema di verifiche capace di distinguere l’abbandono dai casi in cui siano già in corso lavori o cambi di gestione.
L’amministrazione considera i due interventi parte di una strategia più ampia. Il decoro non viene interpretato soltanto come una questione estetica, ma come un elemento legato alla sicurezza percepita, alla qualità della vita, all’attrattività commerciale e alla possibilità di utilizzare gli spazi pubblici senza conflitti continui.
La discussione è comunque ancora aperta. I testi presentati alle commissioni potranno essere modificati sulla base delle osservazioni dei consiglieri, dei Municipi e delle categorie economiche. Solo dopo questa fase la proposta verrà trasmessa al Consiglio comunale.
Il passaggio in aula determinerà la formulazione definitiva, le eventuali sanzioni e la data di entrata in vigore. Fino a quel momento le nuove disposizioni restano una proposta sulla quale Palazzo Tursi intende costruire un accordo il più possibile ampio.
«Non abbiamo la scienza infusa», ha concluso Tiziana Beghin, ribadendo che il monitoraggio e il dialogo serviranno a perfezionare il provvedimento. La direzione scelta dal Comune, però, è già definita: superare la logica degli interventi emergenziali e costruire regole durevoli per affrontare fenomeni che, in diverse zone della città, non hanno più un carattere occasionale.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.