Vetromeccaniche Italiane in fallimento, 22 posti appesi a un tavolo di crisi. Lavoratori ricevuti da Robotti

A Molassana cresce la preoccupazione per il futuro della storica azienda del vetro. Il Comune annuncia un confronto urgente con Confindustria, sindacati e impresa per attivare tutele e ammortizzatori sociali

Ventidue lavoratori in bilico e una competenza industriale che Genova rischia di perdere. È il nodo emerso dall’incontro tra l’assessore a mobilità, trasporti e rapporti sindacali Emilio Robotti, una delegazione dei dipendenti di Vetromeccaniche Italiane e i rappresentanti della Cgil del settore chimico-tessile. Al centro del confronto c’è la procedura fallimentare che ha colpito l’azienda di Molassana, realtà specializzata nella lavorazione del vetro e considerata una presenza storica nel tessuto produttivo cittadino.

Il Comune di Genova punta ora ad aprire rapidamente un tavolo di crisi con Confindustria, organizzazioni sindacali e azienda, per chiarire il quadro e individuare gli strumenti disponibili a tutela dell’occupazione. L’obiettivo è evitare che la procedura si traduca in una perdita secca di posti di lavoro e nella cancellazione di un’attività produttiva ritenuta unica nel panorama genovese.

Secondo quanto riferito dall’amministrazione, i lavoratori si trovano in una condizione di forte incertezza, aggravata dal modo in cui avrebbero appreso dell’avvio della procedura fallimentare. Una situazione che l’assessore ha definito meritevole della massima attenzione istituzionale, perché riguarda non solo i dipendenti coinvolti, ma anche la tenuta di un pezzo di manifattura cittadina.
«Parliamo di un’azienda storica, l’unica realtà cittadina a svolgere questo tipo di lavorazione del vetro, il cui valore umano e produttivo non può essere cancellato da una crisi improvvisa», ha spiegato Robotti. L’assessore ha annunciato l’intenzione di attivare «ogni rete di salvataggio economica e ogni ammortizzatore sociale possibile», aggiungendo: «Non lasceremo sole queste 22 famiglie».
La prossima fase sarà quindi quella del confronto formale, con il tavolo di crisi chiamato a verificare margini industriali, strumenti di sostegno e possibili soluzioni per garantire continuità occupazionale.
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