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Sanità ligure, Davide Natale e Katia Piccardo all’attacco: «Disavanzo da 130 milioni e Case di Comunità ridotte a cambi di insegne»

Il Partito Democratico denuncia il risultato negativo dei conti sanitari e accusa la giunta regionale di avere usato risorse destinate ad altri capitoli per coprire il buco. Nel mirino anche medicina territoriale, Piano nazionale di ripresa e resilienza e Case di Comunità: «La Liguria segua l’esempio della Toscana»

La sanità ligure torna al centro dello scontro politico in Regione. Il segretario del Partito Democratico ligure Davide Natale e la responsabile sanità della segreteria regionale Katia Piccardo attaccano la giunta di centrodestra sul disavanzo del sistema sanitario e sulla gestione della medicina territoriale, parlando di un quadro che, secondo il Pd, rischia di andare «completamente fuori controllo».

Il primo dato contestato riguarda il risultato di esercizio delle diverse aziende sanitarie locali e degli enti ospedalieri: 130 milioni di euro di disavanzo. Una cifra che, secondo Davide Natale e Katia Piccardo, fotografa una gestione «scellerata» della sanità regionale e apre un problema politico oltre che contabile. Per ripianare il disavanzo, spiegano dal Partito Democratico, la giunta avrebbe diviso l’operazione in due fasi: prima utilizzando risorse destinate ad altre voci sanitarie, tra cui la gestione delle residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza e l’emersione dei lavoratori stranieri irregolari, riducendo il saldo a 119 milioni; poi ricorrendo a risorse previste per sviluppo economico, agricoltura, transizione energetica e diritto allo studio.

Per l’opposizione, il nodo non è soltanto il buco nei conti, ma il fatto che quel disavanzo si inserisca in una situazione già critica per cittadini e servizi. Natale e Piccardo denunciano l’aumento delle persone che non riescono a curarsi e di quelle costrette a rivolgersi alle strutture private. A loro giudizio, dieci anni di governo della destra avrebbero aggravato le carenze di personale, mentre la nuova riforma avrebbe ingessato le strutture e allungato i tempi delle decisioni.

Nel mirino del Pd finisce anche il nuovo piano sociosanitario regionale, già contestato da organizzazioni sindacali e sindaci. Secondo i consiglieri Pd, il documento non contiene le misure necessarie per recuperare risorse e rafforzare i servizi. Da qui la richiesta di un cambio di rotta anche a livello nazionale, con l’aumento del fondo sanitario. Per il Partito Democratico servono 4 miliardi di euro per mantenere in linea i servizi, come chiedono diversi presidenti di Regione, ma non, sottolineano, il presidente ligure Marco Bucci. La proposta politica è fissare il fondo sanità al 7,5% del prodotto interno lordo, per avvicinare l’Italia agli standard europei.

La seconda parte dell’attacco riguarda la medicina territoriale. Davide Natale e Katia Piccardo replicano all’assessore regionale alla sanità Massimo Nicolò, contestando l’immagine di una Liguria definita “isola felice”. Per il Pd, la realtà vissuta dai cittadini sarebbe molto diversa: liste d’attesa, servizi territoriali insufficienti, aree senza presidi adeguati e Case di Comunità che, in molti casi, non avrebbero prodotto il salto di qualità promesso.

Secondo Natale e Piccardo, in Liguria non sarebbe stato colto fino in fondo il significato del decreto ministeriale 77 e dell’occasione offerta dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Le Case di Comunità avrebbero dovuto rappresentare il perno di una nuova integrazione tra servizi sanitari, sociosanitari e sociali. Invece, accusano i due esponenti del Partito Democratico, dopo i tagli del nastro si sarebbe assistito spesso soltanto a un cambio di insegna, senza un reale rafforzamento dell’offerta territoriale.

Il problema, nella lettura dell’opposizione, è strutturale. Mancano professionisti, mancano servizi integrati e manca una programmazione capace di rispondere ai bisogni delle persone. Intere aree della Liguria, secondo il Pd, continuano a essere prive di presidi adeguati e senza Case di Comunità, mentre cresce la distanza tra territori e cittadini nell’accesso alle cure. Per i consiglieri, la Regione avrebbe proceduto «a tentoni», arrivando anche a ipotizzare il coinvolgimento dei Comuni con personale e risorse per coprire le carenze del sistema sanitario, senza però un vero progetto di integrazione sociosanitaria.

Il confronto viene spostato anche fuori dai confini liguri. Davide Natale e Katia Piccardo citano la Toscana, dove il presidente Eugenio Giani ha annunciato la realizzazione di altre 50 Case di Comunità con risorse regionali, oltre alle 77 finanziate dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Per il Partito Democratico ligure, quello è l’esempio da seguire: dove oggi non esistono servizi territoriali adeguati, dovrebbe nascere una Casa di Comunità.

La domanda politica posta al presidente Marco Bucci è diretta: perché in Toscana si investe sulla medicina territoriale e in Liguria no? Per Natale e Piccardo, la risposta non può essere ridotta a una differenza tra presidenti di Regione, ma riguarda l’assenza di una visione complessiva. Secondo il Pd, la sanità ligure ha bisogno di investimenti, programmazione e una strategia chiara, non di interventi frammentati o di soluzioni tampone.

Il disavanzo da 130 milioni, la copertura attraverso risorse sottratte ad altri capitoli, la difficoltà di accesso alle cure e il mancato rafforzamento della medicina territoriale compongono così il quadro dell’accusa politica. Per il Partito Democratico, la Liguria non è un modello da rivendicare, ma un sistema in affanno. E il punto, secondo Davide Natale e Katia Piccardo, non è più rinviabile: senza nuove risorse, personale, Case di Comunità realmente operative e una programmazione territoriale, la sanità regionale continuerà a pesare sempre di più sui cittadini, soprattutto su quelli che hanno meno possibilità di curarsi nel privato.


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