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Sanità, autonomia differenziata, l’opposizione lancia l’allarme: «Per la Liguria sarebbe abbandono differenziato»

Movimento 5 Stelle e Partito Democratico attaccano l’autonomia differenziata in sanità applicata alla Liguria, una Regione già alle prese con disavanzo, liste d’attesa, carenza di personale e medicina territoriale debole. Nel mirino anche la retromarcia del governo sulla riforma dei medici di famiglia, considerata decisiva per far funzionare davvero le Case di Comunità

L’autonomia differenziata in sanità diventa un nuovo fronte di scontro politico in Liguria. Dopo l’audizione della Fondazione Gimbe in Senato sugli schemi di pre-intesa sottoscritti da Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico vanno all’attacco della giunta regionale e del governo, sostenendo che concedere maggiori competenze senza garanzie nazionali rischi di allargare le diseguaglianze, indebolire il servizio sanitario pubblico e lasciare più indietro i territori già fragili.

Il punto di partenza è l’analisi della Fondazione Gimbe, che ha evidenziato come le quattro Regioni abbiano presentato richieste pressoché identiche per ottenere ulteriori autonomie in materia sanitaria, pur partendo da condizioni molto diverse per performance, accesso alle cure, mobilità sanitaria e disponibilità di professionisti. Secondo la Fondazione, senza livelli essenziali delle prestazioni sanitari definiti e finanziati e senza un sistema indipendente di monitoraggio dell’equità, alcune competenze richieste potrebbero ampliare le fratture territoriali e accelerare la privatizzazione dell’assistenza.

Per questo Gimbe ha chiesto di sospendere l’iter delle pre-intese o, almeno, di subordinarlo a una moratoria fino alla definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sanitari, alla quantificazione dei costi standard e all’istituzione di un sistema nazionale di controllo dell’impatto delle maggiori autonomie su salute, accesso alle cure ed equità. Una posizione che le opposizioni liguri leggono come una conferma delle proprie preoccupazioni.

Il capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle Stefano Giordano parla di «abbandono differenziato» per la Liguria. Secondo Giordano, l’audizione della Fondazione Gimbe certifica un rischio già denunciato da tempo: una Regione che fatica a garantire i livelli essenziali di assistenza, perde pazienti e risorse e registra una quota rilevante di cittadini costretti a rinunciare alle cure non dovrebbe chiedere più poteri prima di garantire pienamente i diritti sanitari già oggi previsti.

Nella lettura del M5S, l’autonomia differenziata applicata alla sanità produrrebbe una sanità a velocità diverse. Le Regioni più forti potrebbero rafforzare ulteriormente servizi, capacità attrattiva e offerta, mentre territori con sistemi già in difficoltà rischierebbero di restare ancora più indietro. Per la Liguria, sostiene il consigliere pentastellato, questo significherebbe aggravare criticità già visibili: pronto soccorso sotto pressione, liste d’attesa, medicina territoriale debole, ricorso crescente al privato e mobilità sanitaria verso altre Regioni.

Il capogruppo pentastellato chiede quindi al presidente Marco Bucci di occuparsi prima della realtà concreta vissuta dai cittadini: visite in tempi accettabili, ospedali sicuri, pronto soccorso funzionanti, medici di famiglia, servizi territoriali e cure accessibili. Per Giordano, inseguire la propaganda dell’autonomia differenziata significherebbe invece spingere verso un modello con meno sanità pubblica, più privato e maggiori diseguaglianze.

Sulla stessa linea si muovono il segretario regionale del Partito Democratico Davide Natale e la responsabile sanità della segreteria ligure Katia Piccardo, che chiedono di fermare quello che definiscono un iter «scellerato». Per i due esponenti dem, l’analisi della Fondazione Gimbe conferma che le pre-intese sottoscritte dal governo guidato da Giorgia Meloni con Liguria, Lombardia, Veneto e Piemonte sono sostanzialmente identiche tra loro, nonostante le condizioni di partenza siano profondamente diverse.

Natale e Piccardo richiamano anche il tema posto dalla Corte costituzionale sulla necessità di un’istruttoria funzione per funzione e di adeguate garanzie di uniformità dei diritti sul territorio nazionale. Per il Pd, procedere senza questi presupposti significherebbe rafforzare chi è già più forte e rendere ancora più difficile colmare i divari esistenti, penalizzando in particolare le Regioni più fragili.

Il caso ligure, secondo il Partito Democratico, è emblematico. La Liguria, sostengono Natale e Piccardo, ha bisogno di maggiori risorse, non di un’autonomia che rischia di spostare ancora più responsabilità su un sistema già sotto pressione. Il riferimento è anche alla discussione sul disavanzo della sanità regionale, indicato in 130 milioni di euro, che secondo l’opposizione potrebbe ricadere sui cittadini se la giunta non interverrà con misure efficaci.

Per il Pd, il tema centrale è il riparto del fondo sanitario nazionale, che dovrebbe rispondere meglio alle esigenze dei liguri. L’autonomia differenziata, nella loro lettura, andrebbe nella direzione opposta. I consiglieri dem accusano Marco Bucci di seguire il richiamo della Lega mettendo a rischio il servizio sanitario, invece di ascoltare le voci critiche e la stessa Fondazione Gimbe. La riforma regionale, aggiungono, avrebbe già indebolito i territori nella loro capacità di programmazione: spingersi oltre, sostengono, significherebbe compromettere ciò che resta del modello sanitario pubblico.

Nel dibattito entra anche Enrico Ioculano, consigliere regionale del Partito Democratico e vicepresidente della commissione sanità di Regione Liguria, che collega il tema dell’autonomia differenziata alla retromarcia del governo sulla riforma dei medici di famiglia. Per mesi, osserva Ioculano, il governo aveva sostenuto che la riforma della medicina generale fosse indispensabile per rafforzare la sanità territoriale e rendere operative le Case di Comunità. Ora, invece, quella riforma sarebbe stata ridimensionata a una misura limitata e ancora da definire.

Secondo il consigliere, la scelta del governo mostra una debolezza politica e rischia di preparare il fallimento delle Case di Comunità. Senza una reale integrazione della medicina territoriale, queste strutture, nate per rappresentare il cuore della sanità di prossimità, potrebbero restare edifici inaugurati senza gli strumenti e l’organizzazione necessari per funzionare. Anche su questo il consigliere dem chiede di conoscere la posizione di Marco Bucci e del centrodestra ligure, accusati finora di silenzio.

La questione, per le opposizioni, è quindi doppia. Da un lato c’è il rischio che l’autonomia differenziata allarghi il divario tra Regioni e indebolisca il servizio sanitario nazionale. Dall’altro c’è la fragilità specifica della Liguria, alle prese con difficoltà di accesso alle cure, carenza di personale, disavanzo, medicina territoriale ancora debole e Case di Comunità che, secondo il centrosinistra, rischiano di non incidere davvero sulla vita dei cittadini.

Il messaggio politico di Movimento 5 Stelle e Partito Democratico è netto: prima di chiedere più autonomia, la Liguria deve dimostrare di saper garantire i diritti sanitari fondamentali. Senza livelli essenziali delle prestazioni sanitari definiti e finanziati, senza livelli essenziali di assistenza pienamente garantiti, senza un monitoraggio nazionale indipendente e senza risorse adeguate, l’autonomia differenziata in sanità rischia di trasformarsi, per le opposizioni, non in una conquista di efficienza, ma in un’accelerazione delle diseguaglianze.


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