Economia Politica 

Tassa sui rifiuti, strappo tra commercianti e artigiani e Comune: «Non faremo da comparse»

Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato e Cna disertano il tavolo convocato dopo l’annuncio degli aumenti. Nel mirino anche l’impiego dell’imposta di soggiorno per contenere i costi del servizio

È rottura tra il Comune di Genova e le principali associazioni datoriali della città sulla nuova tassa sui rifiuti. Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato e Cna hanno annunciato che non parteciperanno all’incontro convocato dall’amministrazione comunale dopo l’approvazione delle tariffe per il 2026 e il 2027.

La decisione è stata comunicata con una nota congiunta dai toni durissimi. Le associazioni sostengono di aver appreso esclusivamente dai giornali sia l’aumento della tassa sia l’utilizzo di una parte dell’imposta di soggiorno per ridurre l’impatto sulle bollette. La successiva convocazione urgente, inviata dal vicesindaco Alessandro Terrile e dall’assessora al commercio e turismo Tiziana Beghin, viene giudicata tardiva e priva di un reale valore politico, perché arrivata quando le scelte erano già state adottate e rese pubbliche.

«Non ci prestiamo a fare da comparse per ratificare decisioni già prese altrove», affermano le organizzazioni, che contestano soprattutto il metodo seguito dal Comune. Le categorie riconoscono come corretta la scelta di concordare con i sindacati agevolazioni destinate alle fasce economicamente più fragili, ma ritengono inaccettabile che lo stesso confronto preventivo non sia stato esteso ai rappresentanti delle imprese.

Da qui la domanda polemica rivolta all’amministrazione: commercianti, artigiani e imprenditori sarebbero considerati interlocutori di serie B? Le associazioni ricordano di rappresentare migliaia di attività e decine di migliaia di lavoratori, rivendicando il ruolo economico e sociale svolto da negozi, botteghe e laboratori nei quartieri. Le attività aperte, sostengono, costituiscono anche un presidio contro degrado, desertificazione urbana e criminalità.

La giunta comunale aveva annunciato il giorno precedente un aumento medio della tassa sui rifiuti del 5,7 per cento nel 2026 e dell’1 per cento nel 2027. Il piano economico finanziario validato dall’Agenzia regionale ligure per i rifiuti prevedeva inizialmente un incremento del 6,7 per cento per Genova e per gli altri Comuni della Città metropolitana nei quali il servizio è affidato all’Azienda multiservizi e d’igiene urbana.

Per contenere l’aumento, il Comune ha stanziato complessivamente 2,3 milioni di euro. Di questi, 1,3 milioni provengono dall’imposta di soggiorno e un ulteriore milione è stato messo a disposizione con risorse comunali per impedire che il fondo relativo ai crediti non riscossi producesse un ulteriore incremento della tariffa.

Secondo l’amministrazione, per il primo anno le tariffe non possono essere liberamente determinate dai Comuni, ma devono rispettare il piano finanziario proposto dal gestore e validato dall’agenzia regionale, sulla base delle regole fissate dall’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente. Il calcolo è fondato sui costi sostenuti dal gestore nel 2024.

Le associazioni respingono però la ricostruzione secondo cui l’incremento deriverebbe soltanto da meccanismi automatici imposti dalle autorità di regolazione. A loro giudizio, le norme nazionali stabiliscono il metodo di calcolo, ma spetta comunque al Comune controllare l’efficienza del servizio, i costi riconosciuti alla società e la qualità delle prestazioni offerte alla città.

Il secondo fronte dello scontro riguarda l’imposta di soggiorno. Le categorie contestano l’utilizzo della quota destinata al decoro urbano per sostenere i costi del servizio rifiuti, sostenendo che il tributo pagato dai turisti non possa diventare un serbatoio dal quale attingere per coprire spese ordinarie o eventuali inefficienze del gestore.

Ancora più netta è l’opposizione all’ipotesi, indicata dalle associazioni come un’indiscrezione, che possano essere utilizzate anche risorse della quota storicamente destinata alla promozione e allo sviluppo turistico. Un eventuale spostamento di quei fondi, avvertono, rappresenterebbe una violazione degli accordi e sottrarrebbe risorse alle politiche necessarie per rendere Genova più attrattiva.

Le organizzazioni chiedono ora la pubblicazione integrale del piano economico finanziario, dei contratti di servizio e degli atti di validazione dell’Agenzia regionale ligure per i rifiuti. Domandano inoltre dati pubblici sulla produttività e sulla qualità del servizio, insieme all’avvio della tariffazione puntuale, basata sulla quantità di rifiuti effettivamente prodotta e sulla capacità di differenziare correttamente.

Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato e Cna annunciano infine l’acquisizione formale della documentazione tecnica e contabile, riservandosi di valutare eventuali iniziative nelle sedi competenti. Per le categorie, la questione non riguarda soltanto le formule imposte dalle autorità nazionali, ma la scelta politica tra continuare ad aumentare la pressione sulle imprese oppure garantire un servizio migliore contenendo i costi.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts