Facce de Zena Sindacale 

Morto nel cantiere del Terzo Valico, la memoria di Salvatore Cucè diventa borse di studio sulla sicurezza

Consegnati al Municipio Media Val Bisagno 5 mila euro in borse di studio agli studenti del Majorana-Giorgi. La Fillea Cgil: «I ragazzi di oggi sono i lavoratori di domani, la cultura della sicurezza deve partire dalle scuole»

La memoria di Salvatore Cucè, operaio edile e sindacalista morto nel cantiere del Terzo Valico di Voltaggio, diventa un impegno concreto per parlare di salute e sicurezza sul lavoro con chi si prepara a entrare nel mondo produttivo. Oggi, al Municipio IV Media Val Bisagno, si è svolta la cerimonia di consegna di 10 borse di studio da 500 euro ciascuna alle studentesse e agli studenti dell’Istituto Majorana-Giorgi che si sono distinti con elaborati dedicati proprio ai temi della prevenzione, della tutela della vita nei luoghi di lavoro e della cultura della sicurezza.

L’iniziativa è stata promossa dalla Federazione italiana lavoratori legno edili e affini Cgil nazionale insieme alla Federazione italiana lavoratori legno edili e affini Cgil Liguria. Un gesto simbolico e materiale al tempo stesso: 5 mila euro destinati agli studenti, ma soprattutto un messaggio rivolto alle nuove generazioni. Chi oggi frequenta la scuola, domani sarà nei cantieri, nelle fabbriche, negli uffici, nei laboratori, nelle imprese. Per questo, secondo il sindacato, la sicurezza non può essere un tema da affrontare solo quando si entra al lavoro, ma deve diventare parte della formazione, della coscienza civile e della responsabilità collettiva.

Salvatore Cucè perse la vita nel febbraio 2023 nel cantiere del Terzo Valico, in provincia di Alessandria, a seguito di un’esplosione provocata dall’innesco di una sacca di gas metano. Era un operaio edile ed era anche un sindacalista della Federazione italiana lavoratori legno edili e affini Cgil. A distanza di oltre tre anni, per quella morte non ci sono ancora responsabili. Anche per questo, la cerimonia di oggi non è stata soltanto una premiazione scolastica, ma un momento di memoria e di richiesta di giustizia.

La scelta di intitolare le borse di studio a Salvatore Cucè tiene insieme due piani: il ricordo di una vita spezzata sul lavoro e la necessità di costruire una cultura della prevenzione che non resti confinata ai documenti, ai corsi obbligatori o alle commemorazioni dopo le tragedie. La sicurezza, è il messaggio rilanciato dal sindacato, deve diventare un sapere condiviso, una pratica quotidiana, una consapevolezza che accompagni le persone prima ancora dell’ingresso nei luoghi di lavoro.

Alla cerimonia hanno partecipato Antonio Di Franco, segretario generale della Federazione italiana lavoratori legno edili e affini Cgil, Renzo Ballantini, dirigente scolastico dell’Istituto tecnico superiore Majorana, Lorenzo Passadore, presidente del Municipio IV Valbisagno, Emilio Robotti, assessore al lavoro del Comune di Genova, Maurizio Calà, segretario generale Cgil Liguria, Igor Magni, segretario generale della Camera del lavoro di Genova, e Fabio Marante, segretario generale della Federazione italiana lavoratori legno edili e affini Cgil Genova e Liguria.

Presente anche Anthony Cucè, fratello di Salvatore Cucè, a testimoniare il legame tra la vicenda personale e familiare dell’operaio morto a Voltaggio e il significato pubblico dell’iniziativa. La sua presenza ha dato alla consegna delle borse di studio un valore ulteriore: non soltanto il ricordo di un lavoratore, ma il riconoscimento di una ferita che resta aperta e che continua a interrogare istituzioni, imprese, sindacati e società civile.

Per la Federazione italiana lavoratori legno edili e affini Cgil, il punto resta quello della prevenzione. Le tragedie sul lavoro non possono essere considerate fatalità, né episodi inevitabili legati alla pericolosità di alcuni settori. I cantieri, in particolare quelli delle grandi opere, richiedono controlli, formazione, organizzazione, responsabilità chiare e una cultura della sicurezza che metta la vita delle persone davanti a tempi, costi e produttività.

La consegna delle borse di studio agli studenti del Majorana-Giorgi diventa così un modo per dire che la sicurezza comincia prima del contratto di lavoro. Comincia sui banchi di scuola, nei percorsi tecnici e professionali, nella capacità di riconoscere un rischio, di pretendere condizioni adeguate, di sapere che nessuna mansione può valere una vita. Nel nome di Salvatore Cucè, il sindacato rilancia quindi una richiesta semplice e radicale: fare della sicurezza non un adempimento, ma una cultura.


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