Enti Pubblici e Politica Sindacale 

Tari e Amiu, i sindacati alzano il muro: «Non si scarichino sui lavoratori anni di errori e mancate scelte»

Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Fiadel chiedono impianti, una guida stabile per Amiu e trasparenza sui costi, mentre l’opposizione in Consiglio comunale attacca la giunta sull’accordo per le assunzioni e accusa l’amministrazione di avere smentito mesi di dichiarazioni

La discussione sull’aumento della Tari si intreccia con il futuro di Amiu, con le condizioni di chi ogni giorno garantisce la raccolta dei rifiuti e con il più ampio scontro politico sulla gestione del personale pubblico. A intervenire sono Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Fiadel, le organizzazioni sindacali che rappresentano lavoratrici e lavoratori del settore dell’igiene ambientale, decise a riportare il confronto sulle cause strutturali dell’incremento tariffario e sulle conseguenze che le misure di contenimento dei costi stanno producendo sul servizio.

I sindacati ricordano che la Tari, disciplinata dalla normativa nazionale, deve finanziare i costi della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. Proprio da questo principio, osservano, deriva un problema difficilmente eludibile: fino a quando lo smaltimento continuerà a rappresentare soltanto una spesa, senza ricavi capaci di compensarla, il costo complessivo sarà destinato a crescere.

Per invertire la tendenza non bastano quindi interventi annuali sulle tariffe o risorse straordinarie utilizzate per attenuare gli aumenti. Secondo le organizzazioni serve una scelta industriale sulla chiusura del ciclo dei rifiuti, in grado di trasformare una parte dei materiali trattati da voce di costo a possibile fonte di entrata. Soltanto la produzione di nuovi ricavi, sostengono, potrebbe ridurre stabilmente la somma richiesta a famiglie e imprese.

La posizione sindacale non concede sconti alla storia recente di Amiu. L’azienda, si legge nella nota congiunta, paga anni di mancate decisioni strategiche e di scelte giudicate sbagliate, già denunciate in passato dalle rappresentanze dei lavoratori. Nel mirino finisce anche la precedente amministrazione comunale, accusata di non aver rivisto la tariffa per una decisione definita strumentale, aggravando gli squilibri finanziari fino a mettere sotto pressione la continuità aziendale.

Per affrontare la situazione dei conti, Amiu ha adottato misure emergenziali di contenimento della spesa che hanno inciso direttamente sull’organizzazione del lavoro. Il blocco del ricambio ha determinato, secondo i sindacati, una carenza di circa 150 addetti. A questo si sono aggiunti l’azzeramento degli straordinari e il taglio del 17 per cento delle assunzioni estive.

Le riduzioni hanno permesso di comprimere una parte dei costi, ma hanno contemporaneamente aumentato il peso sopportato dal personale in servizio. Meno addetti significano carichi di lavoro più elevati, maggiore difficoltà nel coprire turni e territori e un inevitabile riflesso sulla qualità delle prestazioni rese alla città. Il risanamento, avvertono le organizzazioni, non può trasformarsi in una progressiva riduzione della capacità operativa dell’azienda.

Il prossimo confronto è fissato per il 30 luglio, quando Fp Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Fiadel incontreranno l’amministrazione comunale nell’ambito del tavolo permanente sul futuro di Amiu. Per i sindacati, quella sede dovrà produrre indicazioni precise e non limitarsi alla gestione dell’emergenza tariffaria.

L’azienda ha bisogno di una strategia riconoscibile, di una guida stabile e di un gruppo dirigente efficiente. Le organizzazioni accolgono quindi con soddisfazione l’individuazione delle risorse necessarie a garantire la continuità aziendale, ma chiedono che il passaggio finanziario venga accompagnato da un vero progetto industriale.

Nel documento viene espressa anche piena condivisione per le richieste delle confederazioni a tutela delle famiglie fragili e in condizioni economiche difficili. Gli aumenti non possono gravare nello stesso modo su tutti, soprattutto quando incidono su nuclei già esposti al caro vita e alla crescita delle spese essenziali.

Netta è invece la posizione sul costo del lavoro. Il rinnovo dei contratti viene indicato come un diritto costituzionale e i sindacati respingono qualsiasi tentativo di presentarlo come una delle ragioni dell’aumento della tariffa. Allo stesso modo viene contestato il ricorso a esternalizzazioni definite selvagge, che rischiano di produrre dumping contrattuale e di abbassare salari, diritti e livelli di sicurezza.

Mentre il confronto sulla Tari e su Amiu resta aperto, un secondo fronte investe direttamente i rapporti tra la giunta comunale e i sindacati dei dipendenti di Tursi. L’accordo raggiunto sulle nuove assunzioni ha infatti consentito di revocare lo stato di agitazione del personale, ma ha provocato una dura reazione dell’opposizione in Consiglio comunale.

L’intesa prevede 255 assunzioni nel 2026 e, secondo quanto riferito dai gruppi di minoranza, garantirebbe un ricambio pari al 102 per cento delle cessazioni. Un risultato che viene considerato positivo per i dipendenti e per la continuità dei servizi, ma che apre una serie di interrogativi sulla linea tenuta dall’amministrazione nei mesi precedenti.

I capigruppo a Tursi di Fratelli d’Italia, Lega, Orgoglio Genova, Gruppo Misto, Forza Italia e Vince Genova accusano la giunta di avere ripetutamente sostenuto che i vincoli imposti dal Governo non consentissero nuove assunzioni. I gruppi chiedono quindi come sia stato possibile individuare rapidamente le risorse per 255 ingressi, dopo la mancata conciliazione in Prefettura del 29 giugno.

L’opposizione richiama anche la precedente programmazione del personale, che avrebbe previsto una riduzione complessiva di 570 unità. Quel quadro, sostengono i consiglieri, appare difficilmente compatibile con un accordo che ora promette una copertura delle uscite superiore al cento per cento.

La critica politica si concentra soprattutto sulle conseguenze subite dai dipendenti. Per mesi, secondo la minoranza, lavoratrici e lavoratori sarebbero stati portati allo stremo, costretti a operare con organici insufficienti e carichi crescenti, mentre la possibilità di assumere veniva descritta come impraticabile.

La contestazione viene riassunta in un’alternativa molto dura: o le assunzioni erano davvero impedite dalla normativa nazionale, e allora occorre spiegare come l’accordo appena raggiunto possa essere legittimo, oppure i margini esistevano già e la giunta avrebbe utilizzato i vincoli governativi per rinviare decisioni di propria competenza.

I gruppi di opposizione riconoscono il valore dell’intesa con le organizzazioni sindacali e rivendicano il ruolo svolto dalla pressione esercitata in Consiglio comunale. Annunciano però una vigilanza puntuale sull’attuazione degli impegni, sui tempi delle procedure e sull’effettiva entrata in servizio delle persone previste dal piano.

I due fronti, pur riguardando realtà differenti, pongono la stessa questione di fondo. Da una parte i lavoratori di Amiu chiedono che il risanamento non venga pagato con meno personale, maggiore fatica e un servizio più debole. Dall’altra l’accordo per i dipendenti comunali dimostra quanto la tenuta degli organici sia decisiva per garantire uffici e prestazioni ai cittadini.

Sul tavolo restano dunque la Tari, il futuro industriale di Amiu, la qualità della raccolta, le assunzioni comunali e la credibilità delle relazioni sindacali. Questioni che non possono essere affrontate separando i numeri di bilancio dalle condizioni di chi lavora e dalla continuità dei servizi pubblici.


Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali

Related posts