Affitti, Genova nella fascia alta della pressione abitativa: canoni cresciuti tre volte più degli stipendi

Secondo l’elaborazione di Cna, a Genova un appartamento da 70 metri quadrati costa in media 910 euro al mese e assorbe il 44% dello stipendio netto. Il capoluogo ligure resta lontano dai picchi di Milano e Firenze, ma supera la media nazionale e pesa più degli altri capoluoghi liguri

Genova non è Milano, non è Firenze e non è Bologna, ma la pressione degli affitti sul reddito è ormai entrata stabilmente nella fascia alta delle città italiane. Il dato emerge dall’elaborazione di Cna sui canoni di locazione nei capoluoghi di provincia, costruita sui dati dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate e sull’andamento delle retribuzioni nette dal 2019 al 2025.

Il caso genovese è significativo perché non appartiene alla categoria delle città fuori scala, dove il mercato abitativo è diventato quasi proibitivo, ma mostra comunque uno squilibrio netto tra aumento dei canoni e crescita degli stipendi. Per un alloggio standard da 70 metri quadrati, Genova è passata da un affitto medio di 690 euro al mese nel 2019 a 910 euro nel 2025. L’incremento è del 31,9%, mentre le retribuzioni nello stesso periodo sono cresciute molto meno, intorno al 10%. In sostanza, gli affitti sono aumentati oltre tre volte più rapidamente degli stipendi.

Il risultato è un’incidenza pesante sul bilancio familiare o individuale: a Genova il canone medio assorbe il 44% dello stipendio netto, calcolato in circa 2.070 euro mensili. In termini annuali, significa 10.920 euro di affitto, pari a 5,3 mensilità nette. È questo il dato che misura meglio il problema, perché non fotografa soltanto quanto costa una casa, ma quanto spazio lascia, dopo l’affitto, per bollette, trasporti, alimentazione, figli, salute, risparmio e consumi.
Il confronto con le grandi città italiane aiuta a collocare Genova nella mappa nazionale. Milano resta il caso estremo: un appartamento da 70 metri quadrati costa mediamente oltre 1.800 euro al mese e assorbe il 73% dello stipendio netto. Firenze segue con un canone medio di 1.340 euro e un’incidenza del 62%. Bologna, Venezia, Roma, Padova, Verona e Pisa superano il 50% del reddito medio. Genova è sotto questi livelli, ma non può essere considerata una città a bassa pressione abitativa: con il suo 44% è già oltre una soglia molto impegnativa, soprattutto per giovani, lavoratori soli, famiglie monoreddito e persone che devono trasferirsi per lavoro.
Nel confronto con città simili per dimensione o funzione economica, Genova mostra un profilo delicato. Il suo canone medio è allineato a quello di alcune città del Nord con mercati dinamici, ma l’incidenza sullo stipendio resta elevata. La città non ha i salari di Milano né la spinta immobiliare di Firenze, ma subisce un aumento consistente dei canoni. Questo rende il problema più silenzioso, ma non meno concreto: l’emergenza abitativa genovese non esplode nei numeri assoluti più alti d’Italia, ma nella distanza crescente tra redditi e costo della casa.
Il confronto interno alla Liguria è ancora più netto. Genova è il capoluogo ligure più caro: 910 euro al mese contro i 755 della Spezia, i 740 di Savona e i 680 di Imperia. Anche la quota di stipendio assorbita dall’affitto è più alta: 44% a Genova, 40% alla Spezia, 39% a Savona e 38% a Imperia. Le differenze percentuali possono sembrare contenute, ma vanno lette insieme al valore assoluto dei canoni e alla dinamica degli aumenti. Nel capoluogo regionale l’affitto è cresciuto più rapidamente e pesa di più sul reddito disponibile.
La stessa Cna sottolinea che il tema dell’abitare non è più soltanto una questione sociale. Per il presidente di Cna Liguria Gianluca Gattini, è ormai una vera emergenza economica, perché rischia di frenare crescita, investimenti e sviluppo locale. Il punto è che il costo della casa non riguarda solo chi cerca un alloggio, ma anche le imprese: se affittare diventa troppo caro, diventa più difficile attrarre lavoratori qualificati, trattenere giovani, favorire la mobilità professionale e rendere competitivo un territorio.
La questione vale in modo particolare per Genova. Una città che vuole attrarre competenze, studenti, tecnici, personale sanitario, lavoratori della logistica, dell’industria, del porto, dei servizi e del turismo non può ignorare il costo dell’abitare. Se una quota troppo alta dello stipendio viene assorbita dall’affitto, trasferirsi diventa meno conveniente, restare diventa più difficile e costruire autonomia diventa più lento. Il caro casa, quindi, non è solo un problema degli inquilini: è un fattore che incide direttamente sul mercato del lavoro.
Per Cna servono interventi strutturali: più alloggi a canone sostenibile, recupero del patrimonio immobiliare inutilizzato, rigenerazione urbana, incentivi adeguati per la riqualificazione e un equilibrio più serio tra sviluppo economico e sostenibilità sociale. L’alternativa, avverte Gianluca Gattini, è avere città sempre più costose, meno accessibili e incapaci di trattenere giovani, lavoratori e competenze indispensabili alla crescita dei territori.
Il dato politico e urbano è dunque chiaro: Genova non è ancora nel gruppo delle città più inaccessibili d’Italia, ma si sta muovendo nella stessa direzione di molte aree ad alta domanda abitativa. Il capoluogo ligure ha canoni superiori alla media nazionale, cresce più rapidamente di molti altri centri e mostra un’incidenza sullo stipendio che riduce la sostenibilità dell’affitto. La fotografia della tabella e l’analisi di Cna convergono sullo stesso punto: il problema non è soltanto quanto costa oggi una casa, ma quanto velocemente il costo dell’abitare si sta allontanando dalla capacità reale di reddito.
Genova, in sintesi, è una città a pressione abitativa crescente. Non ha i numeri estremi di Milano e Firenze, ma ha già superato il perimetro della normalità sostenibile. E nel confronto ligure è il capoluogo dove il caro affitti pesa di più, sia in valore assoluto sia nel rapporto con gli stipendi.
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