Marassi, agenti pronti a saltare la mensa: “Pasti scarsi e servizio indecoroso”

La protesta della polizia penitenziaria parte dal carcere genovese: il Sappe denuncia qualità insufficiente, porzioni ridotte e menù ripetitivi. Chiesti controlli urgenti sul servizio

La protesta esplode dentro il carcere di Marassi, dove una parte del personale di polizia penitenziaria è pronta a rinunciare alla mensa obbligatoria di servizio a partire da oggi, 3 giugno, per contestare la qualità e la quantità dei pasti serviti dalla ditta appaltatrice. A denunciarlo è il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, che parla di una situazione ormai «intollerabile» per gli agenti impegnati ogni giorno nelle sezioni detentive dell’istituto genovese.

A intervenire sono il segretario generale Donato Capece e il segretario nazionale per la Liguria Vincenzo Tristaino, che descrivono un malcontento cresciuto negli ultimi mesi e mai davvero risolto nonostante le segnalazioni già inviate. «Basta, non se ne può più. Si mangia sempre meno e sempre peggio. È una vergogna che mortifica il personale di polizia penitenziaria, già impegnato quotidianamente in condizioni operative difficili e gravose nelle sezioni detentive di Marassi», denunciano i due rappresentanti sindacali.

Secondo il sindacato, il problema non riguarderebbe soltanto singoli episodi, ma l’intero andamento del servizio: prodotti giudicati di qualità non adeguata, poca varietà nelle pietanze, porzioni considerate insufficienti e, più in generale, un livello della mensa ritenuto non coerente con gli standard previsti dal capitolato d’appalto. Per il personale, sottolinea il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, la mensa non è una concessione accessoria, ma un diritto collegato all’organizzazione del lavoro e al benessere di chi svolge turni in un contesto già complesso.
«La mensa obbligatoria di servizio non è un favore, ma un diritto previsto dalla normativa e strettamente collegato al benessere lavorativo del personale. È inaccettabile che chi garantisce sicurezza e ordine all’interno di un istituto penitenziario debba subire un trattamento tanto penalizzante anche durante la pausa pranzo», afferma il sindacato, che chiede alla direzione del carcere verifiche immediate sull’esecuzione del contratto, sulle grammature, sulla qualità degli alimenti, sulla varietà dei menù e sulla corrispondenza tra quanto previsto e quanto effettivamente servito agli agenti.
La protesta, dunque, rischia di trasformarsi in un caso più ampio se non arriveranno risposte rapide. Donato Capece e Vincenzo Tristaino annunciano infatti che, in assenza di interventi concreti, il sindacato valuterà di portare la vicenda all’attenzione degli organi competenti, compreso il servizio ispettivo del ministero della Giustizia, i Nuclei antisofisticazioni e sanità dei carabinieri e l’azienda sanitaria locale, per accertare le condizioni del servizio e il rispetto delle regole previste.
Per il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, quanto accade a Marassi è un ulteriore segnale della scarsa attenzione riservata al personale in divisa, chiamato ogni giorno a garantire sicurezza e ordine negli istituti penitenziari in condizioni operative già particolarmente difficili.
Se non volete perdere le notizie seguite il nostro sito GenovaQuotidiana il nostro canale Bluesky, la nostra pagina X e la nostra pagina Facebook (ma tenete conto che Facebook sta cancellando in modo arbitrario molti dei nostri post quindi lì non trovate tutto). E iscrivetevi al canale Whatsapp dove vengono postate solo le notizie principali



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.