Passaporti e ufficio stranieri a Bolzaneto, il Consiglio comunale dice no al trasferimento in via Sardorella

Ordine del giorno approvato all’unanimità per chiedere al questore Silvia Burdese di fermare il progetto. Il Comune contesta accessibilità, viabilità e distanza dal centro: Cristina Lodi annuncia una lettera per chiedere un incontro immediato

Il Consiglio comunale di Genova si schiera compatto contro il trasferimento dell’ufficio passaporti e dell’ufficio stranieri della Questura nella caserma Nino Bixio di Bolzaneto, in via Sardorella. L’ordine del giorno, approvato all’unanimità, chiede al questore Silvia Burdese di non dare seguito al progetto, annunciato durante la festa della polizia di Stato, che prevede lo spostamento dei servizi dagli attuali edifici in fase di costruzione all’interno della caserma sede del reparto mobile.

Il documento è stato presentato dai partiti di maggioranza, con prima firmataria la capogruppo di Riformiamo Genova Maria Luisa Centofanti, e mette nero su bianco una serie di criticità logistiche e sociali. La sede individuata viene considerata troppo lontana dal centro cittadino, difficilmente raggiungibile con i mezzi pubblici e problematica per una parte rilevante dell’utenza, in particolare per chi arriva dal Levante, dal Ponente, dai comuni della città metropolitana o da situazioni di fragilità.
Nel testo approvato si evidenzia che via Sardorella non è servita direttamente dal trasporto urbano, ma da linee extraurbane, e che al momento non risulta previsto un adeguato potenziamento del collegamento verso la caserma. I capolinea più vicini si trovano a Bolzaneto, raggiungibile con linee urbane e servizi ferroviari locali, ma la fermata più prossima alla sede indicata dista comunque almeno 350 metri dall’ingresso. Una distanza che può sembrare limitata sulla carta, ma che diventa un problema concreto se inserita in un contesto viario non pensato per un flusso costante di utenti.
Il Consiglio comunale segnala infatti anche la mancanza, in più tratti, di percorsi pedonali protetti e marciapiedi adeguati, oltre alla presenza di traffico veicolare intenso, anche pesante, dovuto alla vocazione industriale dell’area. Nella zona sono presenti siti produttivi e impianti legati al trattamento dei rifiuti, tra cui uno dei principali poli di Amiu per la raccolta e il trattamento di plastica e carta, attualmente oggetto di potenziamento. Per il Consiglio, collocare lì uffici ad alta affluenza significherebbe aggravare una situazione già fragile sotto il profilo dell’accessibilità e della sicurezza pedonale.
Il parere favorevole della giunta è stato espresso in aula dall’assessora al Sociale Cristina Lodi, che ha collegato la questione non solo alla logistica, ma alla natura stessa dei servizi coinvolti. «Quando si immaginano servizi così delicati dobbiamo vederli nella complessità», ha spiegato, richiamando il peso che uffici come quello stranieri hanno nella vita di persone che devono regolarizzare la propria posizione, rinnovare documenti, rispettare scadenze e superare percorsi burocratici spesso già difficili.
Lodi ha sottolineato che Genova non può essere letta come una città pianeggiante e omogenea, perché «in pochi chilometri cambia profondamente». Distanze che altrove possono sembrare irrilevanti, ha osservato, qui possono diventare un ostacolo serio, soprattutto per chi non ha un mezzo privato, per chi ha difficoltà economiche, linguistiche, familiari o fisiche, o per chi deve raggiungere gli uffici da quartieri lontani e già poco collegati.
L’assessora ha annunciato che già da domani scriverà, insieme all’assessora alla polizia locale e alla sicurezza Arianna Viscogliosi, una lettera per chiedere un incontro immediato con la Questura e con i soggetti competenti. L’obiettivo è aprire un tavolo già dalla prossima settimana e verificare se sia possibile fermare o rivedere la decisione. «Speriamo e pensiamo che da parte degli organi preposti, dalla Questura e soprattutto da chi decide a Roma, ci sia disponibilità a fare un passo indietro», ha detto Lodi, indicando la necessità di trovare una soluzione alternativa e più dignitosa.
Il punto politico sollevato dall’aula è chiaro: non si contesta la necessità di organizzare uffici efficienti, ma la scelta di collocarli in un’area ritenuta inadatta rispetto alla funzione svolta. Per i passaporti il problema riguarda migliaia di cittadini chiamati a spostarsi per pratiche ordinarie; per l’ufficio stranieri il tema diventa ancora più sensibile, perché coinvolge persone che spesso hanno bisogno di prossimità, accompagnamento e accessibilità reale.
L’assessora ha precisato che, se la posizione degli organi competenti dovesse restare irremovibile, il Comune cercherà comunque di farsi carico delle persone che dovranno raggiungere la nuova sede. Ma la richiesta dell’amministrazione e dell’intero Consiglio comunale è un’altra: interrompere il trasferimento in via Sardorella e aprire un confronto per individuare una collocazione più adeguata. In gioco non c’è soltanto lo spostamento di due uffici, ma il rapporto tra servizi pubblici, territorio e diritto dei cittadini ad accedervi senza ostacoli inutili.
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